America’s Cup, presentata la sfida di Napoli: 5 team in gara

La prima regata il 10 luglio 2027

Quando sul palcoscenico settecentesco del teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli fa capolino la Haka, la danza maori resa celebre dagli All Blacks del rugby, è il segno che la sfida è ufficialmente lanciata. Sfida sportiva, quella avanzata dal Team di New Zealand in vista della 38ma edizione dell’America’s Cup in programma nel 2027 per la prima volta in Italia nelle acque di Napoli, ma anche organizzativa.

L’annuncio arrivato oggi da Grant Dalton, il manager di New Zealand, è che la prima regata dell’atto conclusivo della più antica competizione velica al mondo si disputerà il 10 luglio del 2027. Sarà la prima sfida (al meglio di 13) tra il defender (i campioni in carica di New Zealand) e la barca vincitrice della Louis Vuitton Cup che si terrà nelle stesse acque del Golfo partenopeo tra maggio e luglio ‘27 e a cui prenderanno parte gli altri team in gara, gli inglesi di GB1, gli svizzeri di Alinghi, i francesi di K-Challenge e gli azzurri di Luna Rossa che puntano sul calore del tifo partenopeo per tentare l’impresa mai riuscita di alzare al cielo l’ambito trofeo. I team arriveranno a Napoli per un primo contatto già a partire dal prossimo aprile.

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«Penso che l’America’s Cup a Napoli sarà qualcosa di unico, come unica al mondo è la città – spiega Max Sirena, ceo di Luna Rossa -. Avremo tanta pressione addosso ed è fondamentale che tutta Napoli faccia il tifo per Luna Rossa e non per New Zealand. Pensiamo di arrivare ad aprile per un primo assaggio». A fine giugno, ma la data non è ancora certa, ci sarà un antipasto della sfida in programma nel 2027 con le regate preliminari a fare da tappa di avvicinamento all’appuntamento dell’anno prossimo. Qualche settimana prima – dal 21 al 24 maggio – le barche faranno tappa a Cagliari per le altre regate preliminari.

Una donna per equipaggio

Sarà un’America’s Cup ricca di novità: la principale la presenza a bordo di una donna per ogni equipaggio. Per Luna Rossa c’è in pole position Margherita Porro: «Sarebbe motivo di orgoglio – spiega la velista delle Fiamme Gialle – per tutte le donne che hanno lottato per questo traguardo».

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America’s Cup, la scelta di Napoli e l’ipotesi 2029

Sullo sfondo della scelta di Napoli c’è la partita più importante per il Governo: il recupero dell’ex sito siderurgico di Bagnoli. «Ci sono più cantieri aperti – spiega il ministro dello Sport Andrea Abodi – e quello più affascinante è Bagnoli. La ragione per cui Team New Zealand ha scelto il Golfo di Napoli per l’America’s Cup viene da tutto quello che fa della città un teatro naturale. Ma anche dalla sua umanità». Motivi che potrebbero aprire la strada alla possibilità di candidarsi per ospitare di nuovo la Coppa America anche nel 2029. Ipotesi che il ministro non esclude.

Parla di una grande avventura internazionale il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che punta sul ritorno economico: «La stima che è stata fatta per la Coppa America a Napoli – dice – è che ci sarà un ritorno tra un miliardo e un miliardo e mezzo di euro sulla città». L’attenzione va già verso la possibilità di un bis nel 2029: «Non ne abbiamo ancora parlato – spiega – ma dipende anche dalla nostra capacità di essere all’altezza oggi. Chiaro che se fosse le entrate raddoppierebbero, avremmo 3 miliardi di ricaduta sulla città e decine di migliaia di posti di lavoro, un’occasione unica».

Quanto allo stato di avanzamento dei lavori a Bagnoli il sindaco rassicura: «Procedono con regolarità, rispetteremo i tempi». Se all’interno del Teatrino di Corte si respira aria di festa, fuori la protesta di un paio di centinaia di cittadini: per loro l’America’s Cup rischia di essere solo «America’s pacco», ovvero l’ennesima speculazione ai danni di Bagnoli. Roba che anche i maori non permetterebbero mai.

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