Ex Ilva, convalidato il sequestro dell’area dove è deceduto all’operaio

Stop tecnico per tre batterie delle Cokerie fino al 30 aprile

Il pm Mariano Buccoliero ha convalidato il sequestro probatorio della parte del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto, dove lunedì scorso è accaduto un incidente mortale sul lavoro, vittima il 47enne Claudio Salamida, dipendente di Acciaierie d’Italia.

Quest’ultimo è precipitato dal quinto piano al quarto piano rialzato del convertitore mentre effettuava la regolazione delle valvole per il flusso dell’ossigeno (il convertitore, attraverso l’ossigeno, trasforma la ghisa liquida che arriva dagli altiforni in acciaio liquido). Il sequestro è senza facoltà d’uso e attualmente sono due nell’ex Ilva gli impianti soggetti a sequestro probatorio senza facoltà d’uso: la parte del convertitore teatro dell’incidente mortale avvenuto lunedì e l’altoforno 1, per l’incendio, senza feriti, avvenuto a maggio scorso ad una delle tubiere esterne.

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Per quest’ultimo impianto, Acciaierie nei giorni scorsi ha avanzato al gip istanza contro il mancato dissequestro da parte della Procura, la quale ha rigettato per la seconda volta – la prima ad agosto, la seconda a dicembre – la richiesta dell’azienda sostenendo che è necessario fare ulteriori approfondimenti tecnici sull’impianto.

Ai due impianti sequestrati senza facoltà d’uso, si aggiunge poi l’intera area a caldo della fabbrica (cokerie, altiforni, acciaierie etc.), per la quale vige il sequestro con facoltà d’uso. Quest’ultimo, a sua volta, discende, modificato, dal sequestro iniziale di luglio 2012 per gravi reati ambientali.

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Gli indagati per la morte di Salamida

Mercoledì, intanto, il pm Buccoliero ha iscritto per la morte di Salamida nel registro degli indagati 17 persone con l’accusa, si legge nell’atto del magistrato, di «avere cagionato per imprudenza, negligenza, imperizia ed inosservanza dela nonnativa sulla prevenzione degli infortuni, la morte di Salamida Claudio». L’ipotesi di reato su cui si indaga è quella di omicidio colposo.

I 17 sono così divisi: 16 appartengono ad Acciaierie d’Italia ed uno a Peyrani spa. Tra i 16 di Acciaierie, il dg Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento di Taranto, Benedetto Valli, i capi dell’acciaieria, il responsabile Luigi Boero e il capo area Vincenzo Sardelli. A loro si affiancano come indagati capiturno, capireparto e capisquadra di AdI. Nell’atto del pm, citati, infine, come parti offese la moglie di Salamida e il figlio piccolo, i genitori e un fratello dell’operaio.

Lo stop alle cokerie

Nel frattempo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha informato i sindacati Fim, Fiom e Uilm della prossima fermata temporanea del reattore di desolforazione e del catalizzatore per interventi di manutenzione programmata. Lo stop comporterà la messa fuori esercizio delle batterie 12, 7 e 8 delle cokerie, a partire dal 20 gennaio, con avvio del preriscaldo tramite la centralina di miscelazione azoto-metano. Il provvedimento autorizzativo è stato rilasciato dal ministero dell’Ambiente. La sospensione delle attività avrà una durata stimata di circa tre mesi e mezzo, con conclusione prevista il 30 aprile 2026.

Il provvedimento interesserà fino a un massimo di 240 lavoratori su un totale di 560 addetti delle batterie coinvolte. Da ambienti aziendali si apprende che il personale sarà impiegato prioritariamente in percorsi di formazione professionale, organizzati a rotazione. Alcuni moduli sono già in corso, altri partiranno nelle prossime settimane. Solo qualora la formazione non dovesse coprire l’intero bacino dei 240 addetti, la parte residua sarà collocata in cassa integrazione. Le stesse fonti precisano che il ricorso agli ammortizzatori sociali non comporterà incrementi rispetto al perimetro attuale, che resta fissato in 4.450 unità sull’intero gruppo, di cui circa 3.800 nello stabilimento di Taranto.

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