Ancora violenza politica: ragazzi di Gioventù Nazionale aggrediti con aste e spranghe

I quattro circondati da 20 persone

La violenza politica torna a manifestarsi nel giorno della memoria della strage di Acca Larentia, con l’aggressione a Roma di quattro attivisti di Gioventù Nazionale impegnati nell’affissione di manifesti commemorativi in via Tuscolana. Secondo quanto riferito dalle vittime, l’episodio si è verificato nei pressi di un supermercato della zona. I quattro attivisti di Gioventù Nazionale si trovavano sul posto per affiggere manifesti relativi alla commemorazione promossa dal movimento giovanile presso il parco della Rimembranza nel pomeriggio della stessa giornata.

La dinamica dell’accaduto è stata ricostruita dalla Digos della Questura di Roma, che ha avviato gli accertamenti sull’episodio. In base a quanto emerso, i militanti sarebbero stati avvicinati da un gruppo riconducibile a un’area di opposta ideologia politica e successivamente aggrediti con spranghe e aste.

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Todde: «Più di 20 professionisti»

Sull’accaduto è intervenuto Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma, che in una nota ha denunciato la gravità dell’episodio. «Denunciamo una gravissima aggressione a quattro militanti di Gioventù Nazionale Roma, avvenuta questa notte a opera di un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico, muniti di coltelli e persino radio per comunicare senza intercettazioni», ha dichiarato.

Todde ha precisato che l’azione violenta si è consumata mentre i giovani stavano svolgendo un’attività legata al ricordo di una delle pagine più tragiche della storia politica italiana. «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con tanta violenza proprio mentre affiggevano manifesti in ricordo della strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978», ha aggiunto.

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Il richiamo ai fatti del 7 gennaio 1978

Nel suo intervento, il presidente di Gioventù Nazionale Roma ha ricordato quanto avvenne in quella data. «In quel giorno 2 militanti del Fronte della Gioventù, completamente sconosciuti a episodi violenti, furono uccisi a sangue freddo dal terrorismo rosso, seguti da un altro per mano del capitano dei carabinieri Sivori, durante il raduno del FdG sul luogo dell’avvenimento», ha spiegato.

Todde ha poi chiarito il significato dell’iniziativa portata avanti dal movimento in occasione dell’anniversario. «Il manifesto che abbiamo diffuso nella città per l’occasione parla di libertà, ricordo, con l’obiettivo di poter ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre non si combatteva una guerra ma l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee».

Nel prosieguo della nota, Todde ha richiamato l’attenzione sul trattamento riservato a Gioventù Nazionale nel dibattito pubblico. «Oggi, un anno dopo il grande rumore fatto da certa stampa per un pericolo fascismo in Gioventù Nazionale, vogliamo la stessa attenzione per questa storia», ha affermato.

Il presidente ha quindi ribadito la posizione del movimento rispetto all’uso della violenza. «Il nostro movimento non si è mai contraddistinto per azioni del genere, mai! Mai in più di 10 anni si è trovato un mostro militante colpevole di un attacco pianificato e violento per ragioni politiche». Secondo Todde, l’episodio «si aggiunge alla lunga lista di aggressioni violente registrate ai danni di Gioventù Nazionale».

Il messaggio di Giorgia Meloni

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto pubblicare un messaggio sui social. «Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità», ha scritto.

La premier ha ricordato il clima di quegli anni. «Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano».

Nel suo intervento, Meloni ha fatto riferimento anche al presente. «Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza». Ha quindi sottolineato che «quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre».

La presidente del Consiglio ha ribadito una condanna senza ambiguità. «Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».

Meloni ha concluso con un richiamo al rispetto e alla convivenza civile. «Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto». Un percorso che, secondo la premier, deve portare «a una vera e definitiva pacificazione nazionale».

Un impegno che, ha scritto, è dovuto «a Franco, Francesco e Stefano – uccisi ad Acca Larenzia – a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani».

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