Camorra, scacco al clan Licciardi: le case popolari simbolo del controllo del territorio

Pizzo ai truffatori online scoperti con il web patrolling in cella

La gestione degli alloggi di edilizia popolare simbolo del controllo totale del territorio da parte di un clan egemone. «Quando ci sono le elezioni locali o nazionali, le persone che abitano in quella casa popolare voteranno e faranno votare per chi decide la camorra. Questo ci conferma come le mafie controllino in modo capillare qualsiasi tipo di attività, lecita o illecita, anche quelle apparentemente banali o poco remunerative», esplicita il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, incontrando i giornalisti per illustrare il blitz con il clan Licciardi con 21 arresti, 19 in carcere (di cui cinque a carico di persone già detenute) e due ai domiciliari

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Altro elemento ricorrente delle indagini sulle mafie, aggiunge, è quello dell’utilizzo dei dispositivi cellulari da parte di esponenti del clan che si trovano in carcere. «Non c’è indagine – sottolinea – nella quale non troviamo telefonini in carcere, ordini che arrivano dal carcere, affari condotti dal carcere attraverso questi dispositivi».

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Di particolare rilievo anche la modalità utilizzata da un imprenditore napoletano, emersa anche in questa inchiesta, per procedere al recupero crediti. Il creditore si rivolge all’Alleanza di Secondigliano per rientrare in possesso più rapidamente di somme di denaro; il debitore chiede protezione al clan Mazzarella e, anche se si tratta di famiglie in contrapposizione tra loro, quest’ultima non si intromette, riconoscendo la legittimità dell’operato dell’altro clan. Per la Procura di Napoli, questi e altri elementi assunti con questa operazione, dimostrano come l’Alleanza di Secondigliano sia «quantomai solida e fortemente radicata sul territorio».

Il pizzo sulle truffe

Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che anche la camorra fa web patrolling. La famiglia malavitosa, componente la federazione criminale chiamata Alleanza di Secondigliano, ha fiutato l’affare e attraverso alcuni gruppi camorristici satellite imponeva il pizzo da coloro che mettevano a segno le truffe attraverso il phishing. Gli investigatori lo scoprono intercettando le comunicazioni dal carcere di uno dei destinatari delle misure cautelari, Alessandro Giannelli, ascoltato mentre fa la cosiddetta «imbasciata» (comunicazione) ai truffatori della zona di Cavalleggeri.

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A questi chiede di versare al suo gruppo parte dei guadagni frutto delle truffe telematiche: nella comunicazione intercettata il 26 aprile 2022, Giannelli chiede una tangente da 50mila euro a chi aveva operato le truffe nella zona di sua competenza, via Cavalleggeri, tra i quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli. Uno dei destinatari della richiesta estorsiva, per sfuggire alle pressioni di Giannelli, addirittura fugge in Spagna. A scoprire il business delle truffe informatiche era stato proprio Giannelli: tenendo sotto controllo il social network Tik Tok, infatti, aveva trovato un video in cui uno dei presunti truffatori si era fatto riprendere in maniera goliardica con tremila euro in mano. La circostanza l’aveva indotto a rintracciare l’uomo e a formulare la richiesta estorsiva.

Hanno preso parte all’incontro con la stampa anche il procuratore aggiunto Sergio Amato, il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, generale Biagio Storniolo, e il comandante del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, tenente colonnello Antonio Bagarolo. Tra i destinatari della misura cautelare anche Paolo Abbatiello, ritenuto il reggente del clan Licciardi, colui che ha preso in mano le redini della famiglia mafiosa dopo l’arresto di Maria Licciardi; e lo stesso Alessandro Giannelli, legato a una famiglia malavitosa di Bagnoli e già detenuto, che si teneva in contatto con l’esterno usando un cellulare.

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