Washington in pressing su Bruxelles: meno dazi se cambiate le norme tech

Usa e Ue continuano a parlare due lingue diverse

Stati Uniti e Ue allo stesso tavolo, con posizioni diverse. È accaduto a Ginevra, almeno all’inizio della riunione sul piano di pace sull’Ucraina. È successo a Bruxelles, quando Jamieson Greer e Howard Lutnick, i dioscuri di Donald Trump sul dossier dazi, si sono seduti al tavolo con il commissario Maros Sefcovic e i rappresentanti dei 27.

Si è trattato dell’esordio dell’ambasciatore Greer e del segretario al Commercio Lutnick nel cuore dell’Ue. Ampi sorrisi, decise strette di mano, parole al miele per l’intesa siglata a fine luglio, in Scozia. Ma le buone notizie sono finite qui. Sui dazi Usa e Ue continuano a parlare due lingue diverse. Con Washington pronta ad aumentare il suo pressing sul tech. «Cambiate le vostre norme e potremo parlare di sconti sull’acciaio», ha avvertito Lutnick.

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Nessuno, a Bruxelles, si attendeva che dall’incontro con i caponegoziatori statunitensi scaturissero nuove intese. Sefcovic, che li ha ricevuti prima del pranzo di lavoro – durato due ore – con i 27 ministri riuniti per il Consiglio Commercio, si è limitato a porre l’accento su un dato: l’Ue di fatto sta già attuando l’intesa sui dazi avendo aumentato da gennaio del 15% l’import di Gnl americano e di 154 miliardi gli investimenti oltreoceano. Il commissario ha anche ricordato come le procedure, in Europa, sia meno rapide che a Washington. I due regolamenti scaturiti dall’intesa Ue-Usa con i dazi, ad esempio, sono ancora in attesa dell’ok del Parlamento europeo, che sulla questione è alquanto diviso.

Le tariffe flat e i dazi sull’acciaio

L’Ue ha posto inoltre due temi: il primo legato alle esenzioni dalla tariffa flat del 15% su alcuni beni; il secondo ai dazi sull’acciaio, ancora al 50%. Su entrambi la Commissione ha davanti a sé una partita in salita. Per Lutnick e Greer, infatti, una mano tesa degli Usa deve essere successiva ad una concessione europea. Degli sconti sull’acciaio se ne può parlare a patto che l’Ue ammorbidisca le norme sul Tech, a partire dal Dsa.

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«Avere norme tecnologiche più eque è la più straordinaria opportunità che l’Ue può avere», ha sottolineato Lutnick evocando, tra l’altro, la possibilità che arrivino mille miliardi di investimenti americani se il contesto normativo sarà più amichevole. La questione Big Tech, per Trump, resta centrale e non a caso Lutnick e Greer a Bruxelles hanno visto anche la vicepresidente della Commissione con delega sulla Sovranità Tecnologica Henna Virkkunen. Di fatto, l’Ue ha già mostrato di voler andare incontro agli Usa proponendo ad esempio, con l’Omnibus digitale, un rinvio di alcune norme dell’AI Act. Andare oltre, cambiando regolamenti già in vigore, è arduo.

«L’Europa abbia il diritto sovrano di legiferare», ha frenato un portavoce della Commissione sottolineando come sul digitale le misure «non sono discriminatorie». Nelle prossime settimane toccherà ancora a Sefcovic tastate le disponibilità americane. Molto dipenderà dalla rapidità con cui l’Ue attuerà tutti i punti della Dichiarazione Congiunta di quest’estate. «È davvero difficile pensare, prima, ad altre questioni», ha avvertito Greer chiudendo momentaneamente le porte alle esenzioni chieste dall’Ue (su beni pasta, vino e formaggi ad esempio) e sulle quali il pressing dei singoli Paesi membri resta molto alto.

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