Pasquale D’Amelio: una vita dedicata per Torre Annunziata

Sarebbe giusto conferirgli il «Premio Oplonti»

Giuro, pur sapendo che le sue condizioni di salute erano già precarie, anche a causa dell’età – 85 anni – quando mi è arrivata la notizia della sua dipartita ho avuto quasi difficoltà a crederci. Anzi, ho sperato non fosse vera, come invece era!

Pasquale D’Amelio, l’uomo venuto da lontano (Sant’Arcangelo di Potenza nel 1954), ma che a questa città ha dato davvero tantissimo – forse anche più di qualche torrese di prima generazione, definito illustre – non c’è più. Torre Annunziata, con la sua dipartita, ha perso davvero tanto.

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Come uomo, giornalista, editore, fondatore e direttore della storica “La Voce della Provincia” – il quindicinale che fra tutti ha avuto la vita più lunga e rappresentativa – ma anche come politico e amministratore, l’ha vissuta, coccolata, raccontata e difesa a spada tratta, contro tutto e tutti. Talvolta vincendo, spesso perdendo, ma senza mai abbattersi né lasciare il campo di battaglia. E questa sua grinta spinse il sottoscritto a chiedergli di diventare il padrino di battesimo del mio secondo figlio Mauro.

Ci siamo incontrati, grazie a mio padre, alla fine degli anni ’70 e da quel momento abbiamo percorso tantissima strada insieme, uniti da due grandissime passioni: quella del giornalismo e quella per questa terra. Per entrambe ci siamo battuti, anche se sempre da posizioni politiche diverse, ma per niente antitetiche, anzi! A mitigare il tutto c’era sempre la comunità d’intenti di provare a farla crescere insieme ai nostri concittadini e all’intera area vesuviana.

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E fu questo che lo convinse ad affidarmi una rubrica tra il serio e il faceto, “Carbonelle”, per fare ogni quindici giorni il punto su ciò che accadeva in città e, magari, perché no, prendendo un po’ in giro qualche presunto “potente” dell’area. Rubrica che ebbe molto seguito finché durò. A metterle fine fu la proposta di Mario Gismondi, ex redattore capo dello sport del Tg di Stato, direttore del “Corriere dello Sport”, fondatore e direttore di “Sudextra” e del quotidiano “Puglia”, di assumere la vicedirezione vicaria del quotidiano “Lucania” di Potenza.

E fu sempre lui a chiedermi di prendere il suo posto di responsabile del giornale, quando nel 1989 gli fu affidato l’assessorato alla polizia urbana. E tutto questo pur sapendo che non avrei mai barattato la mia autonomia nella scelta degli argomenti da trattare e nel modo di parlarne. Cosa per cui ancora oggi sono fiero d’averlo avuto come mio direttore e di essere stato il suo alter ego quando era impegnato altrove.

E, per avermi consentito tra l’altro di circondarmi di un gruppo di giovanissimi che, insieme a Salvatore Cardone, si impegnarono a realizzare una lunga e rigorosa serie di inchieste sulla città — qualcuna anche decisamente scabrosa — la cui pubblicazione non ostacolò in alcun modo, anche quando sembravano sfiorare Palazzo Criscuolo, di cui al momento era uno dei massimi esponenti.

Per chiudere, sono assolutamente d’accordo con i colleghi di “Torresette” nel chiedere di conferirgli il primo “Premio Oplonti”, che sta per essere assegnato.

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