Forze dell’ordine, Nordio: «Nessuno scudo ma più tutele per tutti»

Il ministro: iscrizione nel registro degli indagati non diventi marchio d’infamia

Nessuno scudo penale per il personale in divisa, ma più garanzie per tutti i cittadini allo scopo di evitare che l’iscrizione nel registro degli indagati diventi «un marchio d’infamia». Dopo le polemiche – ed i distinguo arrivati anche da Forza Italia – sull’annunciato provvedimento a tutela delle forze di polizia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, precisa la ratio della norma che sarà valutata con molta attenzione dal Quirinale. Ci sono dubbi sulla costituzionalità di una misura che varrebbe per una sola categoria di cittadini.

Nordio ha allargato la prospettiva: «non si è mai parlato di scudo penale», ma di «maggiori tutele che riguardano tutti». C’è, ha evidenziato, «una distonia tra l’istituzione dell’informazione di garanzia e del registro degli indagati che dovrebbe servire a garantire la difesa di chi è sottoposto a un’indagine e che invece si è trasformato in un marchio d’infamia, di condanna anticipata e talvolta addirittura in una preclusione all’assunzione di cariche pubbliche. A fronte di questo fallimento – ha sottolineato – noi stiamo studiando una riforma procedurale che, lungi da dare impunità a chi commette un reato, coniughi il diritto a una presenza di garanzie per chi un domani potrebbe essere indagato».

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La bozza nei prossimi giorni

Il lavoro degli uffici di via Arenula sfocerà nei prossimi giorni in una bozza che sarà condivisa con Palazzo Chigi e, dopo il confronto in maggioranza, inserita probabilmente in un ddl a corsia preferenziale.

L’obiettivo è modificare il codice di procedura penale per evitare l’iscrizione tra gli indagati come atto dovuto se non in caso di prove evidenti. Si pensa ad una sorta di ‘terza via’: viene svolta l’indagine, affidata alla Corte d’appello, senza però che in questa fase il nome dell’agente o del militare risulti tra gli indagati, evitando così spese legali, il rischio di sospensione e di ripercussioni sulla carriera, quando c’è evidenza che la persona ha agito nell’esercizio delle sue funzioni. Si dovrà trovare la formulazione adatta perché la norma passi il vaglio costituzionale e quello del Quirinale.

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Intanto, c’è la precisazione del portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi: «non deve assolutamente permettere l’impunità a chi commette reati, anche se appartengono alle forze dell’ordine». Mentre preoccupazione viene espressa dal presidente delle Camere penali, Francesco Petrelli. «Uno Stato di diritto – osserva – è tale non solo se ha il monopolio esclusivo della forza ma anche se pone dei limiti insuperabili al suo utilizzo. Laddove questi limiti vengano superati, proprio la disponibilità a processare sé stesso senza interporre ostacoli e privilegi caratterizza uno Stato di diritto».

Critica l’opposizione

«Noi – dice la segretaria dem Elly Schlein – siamo fortemente contrari perché la legge è uguale per tutti e tanto più deve esserlo per chi deve farla rispettare». Si parla, osserva Chiara Appendino (M5s) «di uno spazio di impunità per una persona che rappresenta lo Stato: io sono contraria all’immunità parlamentare, si immagini se posso essere favorevole a un altro tipo di immunità». Nicola Fratoianni (Avs) definisce la misura «bestialità istituzionale».

Paletti arrivano anche dai sindacati di polizia

Secondo il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia, «non si può parlare di scudo penale per le forze di polizia. Noi non siamo al di sopra della legge, siamo sottoposti alla legge. Ha invece senso evitare che il personale in divisa venga sottoposto fin da subito a procedimento penale, con i conseguenti costi economici, quando poi è il magistrato stesso a dire che non ci sono estremi di natura penale nel comportamento di quell’agente, che sta operando in nome e per conto dello Stato, nell’interesse pubblico».

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