Clandestini: il «trucco buono» dei giudici per vanificare la nuova legge

Chiamati a giudicare i magistrati che si erano già espressi contro il piano Albania

Come volevasi dimostrare. La sentenza, un «tantinello ambigua» della Cassazione sui migranti in realtà, ha dato, allo stesso tempo, ragione e torto a tutte le parti in causa. Al governo perché, decreto ministeriale non può essere disapplicato dai giudici «erga omnes», ma anche ai magistrati che possono opporsi sui singoli casi, relativamente ai migranti provenienti da Paesi originariamente ritenuti sicuri e, naturalmente, infine, alle Ong che allo stesso tempo da una parte li spalleggiano e dall’altra li sfruttano. Il che, anziché chiarire le cose e risolvere il problema, ha finito per ingigantirlo ulteriormente.

Tant’è che se la premier Meloni, sulla scorta della sentenza, ha sostenuto «la Cassazione ci ha dato ragione», rilanciato i centri in Albania e convocato immediatamente una riunione sul tema. Dall’altra parte, il capo degli scafisti, e profeta dell’immigrazione irregolare Casarini – ex leader delle «tute bianche», movimento della sinistra extraparlamentare, scioltosi nel 2001, per dare vita, assieme ad altri gruppi politici e sociali, a quello dei «disobbedienti» – sostenuto da Vescovi e dem, si è detto deluso dalla «scarsa creatività dei giudici».

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Come a dire, insomma, che in Italia è ammessa una «giustizia creativa», che sia giusta e di «buon senso» poco importa, purché non sia il governo a dettarla. Poi ha avvisato che «metteranno in campo più navi». Una minaccia al governo, quindi, ma anche alla Cassazione, facendo loro sapere che non intendono assolutamente fare macchina indietro e sono determinati a continuare, più agguerriti che «pria», lungo la strada della guerriglia. Anche perché sanno di poter contare sempre sull’apporto della toghe di «rosso vestite».

Il presidente della Corte d’Appello di Roma

Che, tra l’altro, hanno già individuato il «trucco buono» per vanificare la nuova legge che prevede siano le Corti di Appello e non più i tribunali a occuparsi di valutare i provvedimenti di trattenimento adottati dai questori e i reclami di diniego della protezione internazionale. Ad aprire la strada è stato il presidente della Corte d’Appello di Roma, Meliadò, che ha competenza specifica esclusiva per i trattenimenti del piano Albania, chiamando a far parte della stessa, tutti magistrati che si erano già espressi contro la questione Albania.

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E potranno fare affidamento anche sul (dis)interessato sostegno delle Ong e dei media mainstream. Sempre pronti a inveire contro il governo in difesa di gruppi e gruppuscoli antagonisti e autonomi, immigrati e studenteschi, pro-pal e islamisti, ecc. Ovviamente, dopo aver chiarito di essere contro la violenza. In nome, ovviamente, di quella terzietà, dei giudici di cui questi si riempiono la bocca, ma che non applicano per niente. Purtroppo, attorno alla questione immigrazione s’inseguono e giocano davvero tanti, forse, addirittura troppi interessi per poter essere cancellati con dichiarazioni e determinazioni che trasudano «doppiezza» lontano un miglio.

Il pluritrombato elettorale

Sulla nostra stessa posizione – nella valutazione della sentenza, ma traendone considerazioni diametralmente opposte, sulle conseguenze e assolutamente identiche a quelle di magistrati e opposizione – il recordman mondiale dei cambi di partito, Giuliano Cazzola. Pluritrombato elettorale sotto tutte o quasi le bandiere, al momento esponente di +Europa. Dopo trenta anni di Cgil e segretario generale della Filcea, nel 1993 passa al Psi; nel 2008 al Pdl grazie al quale viene eletto, alla Camera dei Deputati. Poi solo trombature, nel 2013 con Scelta Civica di Monti; e nello stesso 2013 col nuovo centrodestra di Alfano, alle Europee e nel 2019 con +Europa della Bonino al consiglio regionale dell’Emilia e Romagna.

A proposito della sentenza di cui si parla sul «Quotidiano del Sud», lo stesso Cazzola afferma come la sinistra e opposizione «sentenzia» che l’immigrazione «non è più una questione ideologica» e che pensare a una sua «Soluzione stabile è solo una mera utopia», proprio perché, la Cassazione «nella sentenza per gli immigrati, non ha seguito l’esempio di Salomone e ha tagliato in due il bambino».

Forse sarebbe stato più semplice e immediato dire che non ha risolto il problema, ma l’ha complicato. Evidentemente, però, la semplicità non è del mondo di Cazzola. Che c’invita ad adeguarci perché l’immigrazione ci serve, altrimenti «le fabbriche presto chiuderanno». Su questo punto, mi sento di rassicurarlo, personalmente – e come me altri milioni d’italiani – non ho mai guardato all’immigrazione come a una questione ideologica, anzi!

Ma, mi piacerebbe – e come a me piacerebbe saperlo anche a tantissimi altri – in quale Costituzione, o Antico o Nuovo Testamento è scritto che questa immigrazione «necessaria» debba essere solo e sempre irregolare e tornare utile all’arricchimento di «scafisti», trafficanti di uomini e Ong? Nell’attesa che qualcuno provveda ad «illuminarci», augurissimi di un sereno e felice 2025.

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