Deficit al 3,08%, Meloni: «Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo»

Il governo punta comunque a una manovra espansiva

Cinque punti di deficit recuperati in tre anni, ma il traguardo europeo sfuma per appena 0,08 punti percentuali. Giorgia Meloni rivendica il lavoro svolto dal governo, mentre la mancata uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo complica la preparazione della prossima manovra. Il rapporto tra deficit e Pil relativo al 2025 si attesta infatti al 3,08%, appena sopra la soglia europea.

Ospite di «5 Minuti» su Rai1, la presidente del Consiglio commenta: «Sono chiaramente dispiaciuta perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso, in questi anni, che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare, dall’8,1% quando ci siamo insediati all’attuale non 3,1%, 3,08%. E quindi, insomma, è il classico: hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che chiaramente andremo per quella che era la tabella di marcia».

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La premier richiama poi la revisione delle stime Istat sulla crescita italiana del 2024: «Voglio dire che mi rammarica, però, anche perché nella stessa giornata in cui l’Istat ci dice che siamo al 3,08% di deficit, ci dice anche che rivede le stime della crescita italiana del 2024. Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7%, oggi si scopre che è stata dell’1,1%… Ora io non so se l’Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3%, ma le stime erano, diciamo, troppo prudenti».

L’eredità del Superbonus e il traguardo europeo mancato

Sui conti continua a pesare anche l’eredità del Superbonus. A richiamarne le conseguenze è il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto all’inaugurazione di Marmomac alla Fiera di Verona. Il ministro attribuisce alla misura edilizia effetti negativi anche sull’ultima valutazione del deficit e difende la riduzione del disavanzo realizzata dal governo. Secondo un’analisi degli economisti Carlo Cottarelli e Lucio Pench, i crediti d’imposta residui avrebbero inciso sul deficit del 2025 per circa cinque miliardi di euro, equivalenti allo 0,2% del Pil. All’impatto diretto si aggiungerebbero almeno due-tre miliardi di maggiore spesa per interessi, circa lo 0,1% del Pil, riconducibili all’aumento del debito prodotto negli anni precedenti. Si tratta di stime degli economisti, distinte dai dati ufficiali dell’Istat.

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Dal ministero dell’Economia arriva intanto la conferma che non ci sarà un’accelerazione rispetto al calendario originario. Giancarlo Giorgetti riconosce che il governo aveva sperato di centrare in anticipo il risultato e prende atto delle cifre «non senza rammarico», mantenendo il 2027 come obiettivo. Anche Urso respinge l’idea che il mancato superamento della soglia possa compromettere l’azione dell’esecutivo: «Non è uno 0,1% che può fermare l’Italia, né la volontà di questo governo di realizzare una manovra economica che dia impulso ulteriore al sistema produttivo e sociale». Il vicepremier Antonio Tajani invita a considerare il percorso complessivo: «Quello 0,1% è un’inezia. Siamo nella direzione giusta».

Manovra, Salvini chiede otto miliardi e Forza Italia frena

Il confronto nella maggioranza si apre sulle risorse per la prossima legge di bilancio. La Lega spinge per aumentare i margini di spesa e Matteo Salvini quantifica le necessità del ministero delle Infrastrutture: «Come ministero solo a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti». Il vicepremier propone perciò uno scostamento di bilancio da diversi miliardi, ipotesi che trova la contrarietà di Forza Italia e suscita perplessità anche tra alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia. Per il portavoce azzurro Raffaele Nevi, invece, occorre «continuare a gestire con oculatezza i conti pubblici». Resta aperta anche la possibilità di un’ulteriore trattativa con l’Unione europea sulla flessibilità per energia e difesa, mentre il governo cerca di conciliare l’obiettivo di ridurre le tasse con il contenimento del rapporto deficit/Pil.

Un’altra distanza tra gli alleati riguarda le coperture della manovra. Salvini indica negli istituti di credito e nei grandi gruppi energetici due possibili fonti di risorse: «Le banche potranno portare un loro importante contributo», sostiene, proponendo di coinvolgere «anche» le compagnie dell’energia. Forza Italia apre soltanto sulla seconda ipotesi. «Si può ragionare su un contributo straordinario delle compagnie energetiche», spiega Nevi, richiamando il metodo adottato da Tajani nei precedenti accordi con le banche. Per queste ultime, secondo gli azzurri, gli impegni già definiti non vanno riaperti: lo ribadisce anche il presidente dell’Abi, che ricorda come gli istituti abbiano fatto «tutto il possibile per sostenere l’economia» e conferma l’indisponibilità dell’associazione a disattendere i patti.

Le altre ipotesi e la posizione di Fratelli d’Italia

Tra le opzioni allo studio di Forza Italia figurano l’eventuale utilizzo di avanzi del Pnrr, quantificati da alcuni esponenti del partito in circa cinque miliardi, la mobilitazione del risparmio privato per finanziare investimenti pubblici e la riduzione della spesa dello Stato. Le proposte dovranno però confrontarsi con vincoli di bilancio che rendono più stretti i margini di intervento, proprio mentre l’avvicinarsi delle elezioni accentua le richieste dei partiti. Nelle conversazioni riservate, un deputato azzurro considera un errore aver alimentato l’aspettativa dell’uscita anticipata dalla procedura, mentre Francesco Filini, di Fratelli d’Italia, contesta il conteggio dei dati.

La posizione del senatore leghista Claudio Borghi è ancora diversa: a suo giudizio l’Italia può «tranquillamente rimanere in procedura d’infrazione, come ci rimane la Francia». Fratelli d’Italia, invece, lascia filtrare l’intenzione di preparare una manovra in continuità con le precedenti, evitando se possibile lo scostamento chiesto dalla Lega. A fissare la linea ufficiale è il responsabile economico del partito, Marco Osnato: «Chi insegue il pareggio contabile a ogni costo sacrifica crescita e lavoro. Noi abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie, restando comunque dentro la rotta di rientro concordata».

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