M5S a rischio scissione: la guerra tra Grillo e Conte su simbolo e nome

Nella famiglia grillina già si pensa alla «divisione dei beni»

Niente quiete dopo la tempesta. Il Movimento 5 stelle, nonostante un sotterraneo lavorio di alcuni volenterosi pontieri che cercano di spegnere l’incendio agostano scatenato dallo scambio di «cortesie» tra Grillo e Conte, trova un nuovo terreno di scontro: la proprietà del nome e del simbolo. In tutto questo si fa sempre più insistente la voce di un possibile incontro tra il Garante e l’ex delfino Alessandro Di Battista che, ove avvenisse, manderebbe un chiaro messaggio – e non di pace – a Giuseppe Conte.

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Più del «se», è il «dove» e il «quando» la domanda che in molti – dentro lo stesso Movimento – si stanno facendo. E un’occasione potrebbe già essere alle viste, complice il tour dell’attivista che sta presentando il suo libro «Scomode verità». Tutti elementi non distensivi in rapporti già stressati.

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E in vista di un possibile divorzio, già si pensa alla divisione dei beni. Lorenzo Borrè, l’avvocato dei dissidenti, getta per primo il sasso nello stagno: a chi appartiene l’attuale simbolo 5s? «Il simbolo originario – ha spiegato a Repubblica – è di Grillo, che è anche l’unico titolare del diritto di utilizzo del nome «Movimento 5 stelle». Cita anche una sentenza della Corte d’appello di Genova del 2021, Borrè che, a chi, sponda Conte, dice che non è vero spiega: «Il logo attuale appartiene all’associazione dell’ex premier, ma è una derivazione diretta di quello di Beppe» e «se il partito di Conte decidesse di utilizzare nome e simbolo contro la sua volontà lui potrebbe ottenere un provvedimento di inibitoria, con tanto di sanzione pecuniaria per ogni violazione».

I tentativi di riconciliazione

Falsità – tuona dalle colonne del Corsera – Alfonso Colucci, deputato e notaio oltre che coordinatore dell’area legale del Movimento. «Sia il nome, sia il simbolo risultano intestati all’Associazione attuale – afferma – e Beppe Grillo in forza di specifici obblighi contrattuali — coperti da riservatezza e che non si riferiscono al contratto da 300 mila euro per la comunicazione che il M5S gli paga ogni anno — ha espressamente rinunciato a ogni contestazione relativa all’utilizzo sia del nome e sia del simbolo del M5S, come modificati o modificabili in futuro dall’Associazione medesima». Ma Colucci confida in una composizione: «penso che da uno scambio pur acceso di vedute si potrà trovare una sintesi».

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Allarga il discorso di «pace» all’intero «pacchetto-Movimento» Stefano Patuanelli, capogruppo M5s in Senato, sicuro che non ci sia motivo «di paventare una scissione. Le scissioni in una comunità – spiega – avvengono quando ci sono parti che non vengono ascoltate». «Se si decide, come abbiamo deciso, di avviare un processo costituente – aggiunge -, gli iscritti devono poter discutere di tutto. Non sarò io, non sarà Conte né nessun altro della classe dirigente a imporre i temi ma nemmeno a limitarli».

«Scissione? Se ne parla ogni 6 mesi da anni e siamo ancora qui», riporta la calma il vicepresidente M5s, Riccardo Ricciardi che però osserva: «Sono andati via l’intoccabile Casaleggio, l’ex capo politico Di Maio e l’imprescindibile Di Battista e non è successo nulla… Tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile». Leggendo inoltre nella risposta della base (ad oggi quotano a 2.500 le proposte arrivate sulla piattaforma per disegnare il nuovo Movimento) «la conferma che siamo sulla strada giusta» fatta di «confronto e di discussione».

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