La conquista della Coppa Italia da parte del Napoli è andata di traverso a qualcuno

I festeggiamenti di ieri sera a Napoli con tifosi in strada dopo la vittoria della Coppa Italia contro la Juventus, sembrano aver dato fastidio a qualcuno. Anzi, più di qualcuno. Personalmente, mi è capitato poche volte, anzi mai, di essere d’accordo con il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Ma stavolta, e lo sottolineo con assoluta convinzione, sono sulla sua stessa lunghezza d’onda: «Ieri sera a Napoli ha vinto il contagio della felicità».

Anche se, il direttore aggiunto (che vuol dire, uno in più, per motivi di politica sanitaria internazionale?, ndr), intervistato durante la trasmissione Agorà su Rai 3, ha sostenuto «Fa male vedere (non le guardi si giri dall’altra parte, ndr.) queste immagini, ricordo quanto ha contato la partita dell’Atalanta all’inizio dell’epidemia in Lombardia nella diffusione dei contagi. Non vorrei che si ripetesse proprio ora, che il Comitato Tecnico Scientifico ha cercato di accogliere le proposte del Figc per non limitare del tutto il gioco del calcio, come da scienza e coscienza medica sarebbe suggerito».

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Domanda, non è che per caso, il direttore Guerra è un tifoso della Juve, cui non è andata giù la sconfitta? Altrimenti dovrebbe provare a spiegarci – visto che, sostiene di ricordarne, le conseguenze sul piano della diffusione del coronavirus, come mai non ha alzato la voce in occasione di quella partita all’inizio dell’epidemia in Lombardia; ma anche, come mai ha taciuto, dopo gli assembramenti – decisamente più «assembrati» di quelli di ieri a Napoli – nel corso della cerimonia d’apertura del nuovo ponte di Genova, il 6 maggio scorso, ovvero in pieno lockdown? Forse perché, il protagonista principale di quella passerella era il premier Conte? O perché, non si è fatto sentire in occasione degli affollatissimi cortei del 25 aprile per la festa della liberazione organizzata dall’Anpi? Ha ritenuto fosse meglio non disturbare i manovratori?

Di più, a parte il metterci tutti agli arresti domiciliari, invitarci un minuto si e l’altro pure a indossare la mascherina e i guanti (salvo poi a dirci che forse sarebbe meglio dismettarli entrambi, perché indossarli potrebbe essere ancora più pericoloso) chiedendoci continuamente di lavarci le mani, qualcuno sa dire sul piano squisitamente sanitario, task force, comitati tecnico scientifici, superesperti – per altro, lautamente retribuiti, a dispetto del debito pubblico – e furbetti della pandemia, che per tre mesi hanno imperversato sugli organi d’informazione e in tv, cosa ci hanno suggerito?

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Assolutamente, niente, anzi con le loro – a parere personale – contraddittorie dichiarazioni, scagliandosi continuamente l’un contro l’altro armato, dicendo l’uno il contrario dell’altro, hanno finito per generare nei cittadini una psicosi da contagio, da cui, oggi, è difficile uscire. E, a mio modesto avviso, preconizzando una nuovo ondata di contagi in autunno – mentre ieri non si sono accorti di quella in arrivo in primavera, qualcuno ha addirittura assicurato che non sarebbe, mai arrivata – la stanno vie più ingigantendo.

Ebbene, signori, direttori aggiunti o sottratti, virologhi e infettivologhi di ‘fame’ casalinga, quartiere o internazionale, per la salute di tutti, forse è meglio che zittiate per un po’. Da parte nostra vi assicuriamo, che – se voi lasciate un po’ riposare le nostre orecchie – noi rispetteremo le misure di distanziamento, ci laveremo le mani con cura, non ci toccheremo occhi, bocca e naso con le mani, non ci muoveremo da casa se non ne avremo una valida ragione, ma ora basta!

Non rovinateci la festa per la conquista della Coppa Italia di calcio dal Napoli la nostra squadra del cuore, che aspettavamo da tempo, continuando, nel frattempo, a sognare lo scudetto. Tanto più che le misure rigide contro il coronavirus adottate a Napoli hanno fatto sì che la sua incidenza sia stata, e sia, più bassa che altrove. Voi, piuttosto, provate a mettervi d’accordo. Almeno, così, la prossima volta, se davvero dovesse arrivare, saprete cosa fare e cosa consigliarci sul serio!

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