Al Nord torna la voglia di «gabbie salariali», così la «questione meridionale» rischia di non finire mai

La Zona Economica Speciale unica può far ripartire il rilancio del Sud

E’ vero – come ha scritto Vittorio Macioce su «il Giornale» di ieri – quella «meridionale», è una «questione» che rischia di non finire mai. Purtroppo, c’è che ancora qualcuno che tifa (chissà, poi, perché) per il ritorno delle «gabbie salariali». Di certo ne sarebbero contenti i colleghi de «la Verità».

Che hanno sintetizzato una paginata d’intervista al ministro del lavoro Marina Calderone – che, rispondendo a una domanda su come recuperare le disparità Nord-Sud, aveva detto che «si può intervenire con la contrattazione di secondo livello (quella, cioè, territoriale) senza toccare il diritto alla parità retributiva» – nel titolo «Gabbie salariali fra il Nord e il Sud» (ovvero stipendi al Sud inferiori che al Nord). Secondo il giornale belpietrino e il giuslavorista Ichino «non si possono ignorare le differenze del costo della vita» e, quindi, è giusto «usare la discussione sui salari per superare (o per allargarla? ddr) la distanza Nord-Sud».

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Come se le disparità derivanti dalla insufficienza dei servizi pubblici e l’arretratezza infrastrutturale non avessero responsabilità nella mancata crescita dell’Italia del tacco, impedendole di recuperare le diseguaglianze con l’alt(r)aItalia, Certo il costo della vita pesa sui cittadini, le seconde, però, oltre che sulle imprese, anche sui primi. Sia in termini di spesa che di qualità della vita. Senza dimenticare che già oggi i lavoratori del sud devono fare i conti con stipendi se non più bassi, non certamente all’altezza di quelli del Nord.

Una doppia beffa per il Sud

Ma un ritorno a tale sistema retributivo, rappresenterebbe una doppia beffa per il Sud. Penalizzato, da una parte, per gli stipendi più alti al Nord «per fronteggiare il costo della vita» e puniti, dall’altra, per la permanenza sul proprio territorio di tutti quegli atavici divari: inadeguatezza dei servizi pubblici: strade, ferrovie, linee telefoniche, acquedotti, elettrificazioni obsolescenza e insufficienza dell’apparato infrastrutturale, difficoltà di accesso al credito e criminalità, con le quali le imprese del Sud e i cittadini meridionali sono costrette quotidianamente a confrontarsi. E di fronte alle quali spesso sono costretti ad arrendersi. Il che, diciamolo con chiarezza e senza infingimenti, scoraggia qualsiasi investimento finalizzato a quest’area. Siamo Seri!

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Un imprenditore può essere anche disposto ad investire fidando sulle proprie capacità e competenze, non certo – come ho già sottolineato – a rischiare il fallimento per la mancanza di quelle condizioni minimi di operatività e sicurezza che lo Stato dovrebbe garantirgli, ma che nel Sud latitano e la cui mancanza impatta pesantemente su produttività e redditività delle imprese.

Per cui, se al Nord, è giusto tener conto del costo della vita, al Sud non si può fingere di non vedere le diseconomie esterne alle imprese che ne rendono difficile la sopravvivenza e l’espansione, bloccando la crescita socio-economica del territorio. E, in verità, per conseguenza quella dell’intera nazione. Sicché, la contrattazione territoriale proposta dalla Calderone – per evitare un’altra penalizzazione ai meridionali – dovrebbe farsi carico, al Nord, del «primo», e al Sud non girare la faccia dall’altra parte di fronte ai problemi infrastrutturali dell’area. Aiutando a risolverli e sia l’uno che l’altro a crescere.

Qualcosa in più

Il solo rendere strutturale il taglio del cuneo contributivo, senza eliminare gli ostacoli operativi per le imprese – migliora, sì, le condizioni di entrambi – ma li lascia sempre uno al polo e l’altro all’equatore. Perché, il Mezzogiorno recuperi occorre qualcosa in più. Un qualcosa che dall’inizio dell’anno – checché ne dica «lo sceriffo» De Luca «una decisione demenziale» (forse perché taglia poltrone di potere?) – potrebbe essere rappresentato dall’entrata in funzione della Zes Unica prevista dal decreto Sud, approvato giovedì dal Cdm.

Se è vero com’è vero, infatti, che «l’unione fa la forza» le otto regioni del Sud insieme, rafforzando, con le 2200 assunzioni previste, la capacità amministrativa dei propri Enti locali e con il credito d’imposta allargato a tutto il Mezzogiorno, potranno competere con tutti, in Italia e oltreconfine. Purché la Zes sappia essere una nuova Casmez e non sia la copia sbiadita della «vecchia» Agensud o della fallimentare Iri.

Intanto «I numeri relativi al primo mese di ingressi a pagamento al Pantheon danno ragione a Sangiuliano. Nel solo mese di agosto hanno superato ogni aspettativa. «Con quasi 280mila visitatori ha realizzato un incasso di oltre 860mila euro, di cui circa 400mila andranno all’Emilia e Romagna quale contributo agli alluvionati. Più di 20mila i giovani tra i 18 e i 25 anni, in 50mila circa hanno usufruito delle gratuità previste per legge», queste le parole di Gennaro Sangiuliano ministro della Cultura, a un mese dal passaggio dei biglietti a pagamento per visitare il Pantheon. E poiché «la cultura è il più forte antidoto contro la criminalità» il ministro della Cultura conferma di aver dato. «disponibilità di 12 milioni di euro affinché si faccia un centro culturale a Caivano».

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