Torre Annunziata: 28 anni dopo, quel sogno di Rosario diventato realtà

Aicovis più che l’acronimo di un progetto per combattere il razzismo, la violenza negli stadi e il bullismo, sembra uno scioglilingua, eppure…

Ventotto anni dopo. Tanti ne sono passati, infatti, da quando cioè, un ancora «giovincello» Rosario Iannucci, mi parlò della sua idea di fondare l’Associazione Italiana Contro la Violenza negli Stadi, che acronomizzata in Aicovis sembra più uno scioglilingua che un progetto per combattere il razzismo e la violenza negli stadi, ma anche bullismo nelle scuole. Ancora di meno un progetto che poteva sopravvivere, concretizzarsi e mettere in fila, uno dopo l’altro, cosi tanti successi, in meno di 30 anni. Che nessuno – pur conoscendo la determinazione, la convinzione e la volontà del fondatore – gli avrebbe pronosticato.

Anche perché, raccolti, partendo da una città di provincia come la nostra «amatissima» – ma decisamente abbandonata a se stessa dalla sua classe dirigente e politica, ma anche dai propri cittadini che sembravano, e per la verità lo sembrano ancora esserlo, totalmente disinteressati alle sue sorti – Torre Annunziata. Una città che nel 1995 il proprio futuro sembrava, purtroppo, averlo ormai dietro le spalle, piuttosto che davanti gli occhi.

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Non è che oggi la situazione, da questo punto di vista, sia cambiata, granché. Anzi, forse è addirittura peggiorata ulteriormente. Perché, alla morte delle centinaia di opifici dell’arte bianca che fino agli anni sessanta ne avevano fatto la fortuna, si è aggiunto il fallimento delle grandi aziende pubbliche dell’Iri arrivate qui sull’onda dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno ma anche di quelle che c’erano da prima: due esempi per tutti – farli tutti sarebbe lunghissimo – la borbonica Ferriera del Vesuvio, lasciataci in eredità dai Borbone e, nel frattempo, diventata Deriver e la Dalmine.

L’azzurro mare d’agosto s’era già ingrigito, il Lido Notte Club un ricordo sbiadito, la criminalità più arrogante e pericolosa, la grande distribuzione cominciava a guadagnare spazio e a mettere all’angolo lo storico e familiare commercio di vicinato e forse è meglio che mi fermi qui.

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Erano, insomma, anni difficilissimi quelli in cui l’amico Rosario, faceva nascere la sua creatura e pensare che il suo sogno, potesse – visti i tempi – effettivamente realizzarsi, appariva complicato se non irrealizzabile. Eppure, ce l’ha fatta, La sua Aicovis, oggi, è una realtà che ha scalato vette inimmaginabili al momento del battesimo. Ha superato i confini cittadini e regionali, è stata ricevuta e benedetta in Vaticano da Papa Francesco.

Dopo, naturalmente, avergli raccontato la favola dell’Aicovis che non si è limitata soltanto a combattere la violenza negli stadi, ma anche ad organizzare: 15 mostre fotografiche nelle scuole italiane, scortata da 35 compagni di viaggi in vesti da ambasciatori fra cui: Ciro Immobile, Stefano de Martino, Irma Testa, Massimo Corcione, Marco Guida, Ciccio Graziani, Enzo Sica, Maurizio Nicita, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis e il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Ma la strada da fare è ancora lunga, la storia continua.

Ed è certo che Rosario e la sua Iacovis la porteranno fino in fondo. Tenendosi per mano – oltre che a lottare contro il razzismo, la violenza nelle scuole ed il bullismo – continueranno ancora a offrire un sorriso, così come hanno fatto il giorno dell’Epifania nel reparto di Pediatria dell’Ospedale San Leonardo, a Castellammare di Stabia, e donare ai piccolo ospiti, calze per conto della vecchina che viaggia sulla scopa ed entra dal camino. Complimenti, Rosario. Buon viaggio, Aicovis. Nell’attesa di potervi dare il Buon compleanno.

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