Governo, Meloni ridimensiona il caso Def: «Solo uno scivolone e una brutta figura»

Per la premier non c’è «nessuna questione politica»

«Uno scivolone e una brutta figura» che rischiano di far passare in secondo piano i risultati della due giorni londinese. Ma «nessuna questione politica» dietro al voto della Camera che vede la maggioranza andare sotto sullo scostamento di bilancio e costringe il governo a convocare d’urgenza un nuovo Consiglio dei ministri.

Giorgia Meloni arriva a metà pomeriggio in una Londra più caotica del solito, quasi un cantiere che si prepara con trepidazione alla cerimonia di incoronazione di Re Carlo III. Ed è al numero 10 di Downing Street a colloquio con il primo ministro britannico Rishi Sunak, quando deflagra la notizia della debàcle della maggioranza a Montecitorio. La premier non risponde alle domande dei giornalisti subito dopo il faccia a faccia con il capo del governo britannico.

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Ma al termine del bilaterale, e dopo una visita privata all’abbazia di Westminster, si concede una lunga chiacchierata con i cronisti che la raggiungono nel suo albergo a due passi dall’ambasciata d’Italia. «Il Def verrà approvato dal Parlamento nei prossimi giorni: il governo manterrà il suo impegno – assicura Meloni – è stato un brutto scivolone, una brutta figura. Credo che tutti debbano essere richiamati alla responsabilità. Noi non ci stiamo risparmiando e nessuno si deve risparmiare. Ma francamente non credo che sia stato un segnale politico, per paradosso anzi è accaduto per un eccesso di sicurezza. Ora si deve fare una ulteriore considerazione sui parlamentari in missione, ma non ci vedo un problema politico», aggiunge.

Gli altri temi sul tavolo

Il colloquio con i giornalisti in una sala riservata dell’hotel londinese dura una ventina di minuti, Meloni risponde alle domande della stampa sui temi dell’attualità più stretta, dalla ratifica del Mes, («non ho cambiato idea, serve aprire una discussione») fino alle proposte di riforma del Patto di Stabilità, su cui sono stati fatti «passi avanti ma serve di più», passando per la rassicurazione ai mercati sul debito italiano: «Le rassicurazioni arrivano dai fatti, i fondamentali dell’economia italiana sono solidi». Fino alla questione migranti, centrale nel dibattito inglese e italiano e che divide l’opinione pubblica.

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L’incontro con Sunak

Meloni, contestata duramente al suo arrivo a Downing street da un gruppo di attivisti, sposa in pieno la linea dura del governo Sunak, compreso la proposta che prevede che chi entra in maniera irregolare nel paese venga messo in stato di fermo e rimpatriato oppure espulso in un «terzo paese sicuro» come il Ruanda. «Sono d’accordo anche su questo – dice Meloni – Noi dobbiamo fare i conti con il fatto che non possiamo accogliere tutti quelli che illegalmente arrivano da noi e quindi vanno cercate delle soluzioni». «Con le garanzie necessarie, di rispetto dei diritti umani, di attenzione, di sostentamento economico, che cosa viene contestato?», aggiunge Meloni.

Bene la soluzione Ruanda dunque? «Quella è considerata una nazione inadeguata perché sta in Africa? – risponde Meloni – la proposta del governo inglese è di spostarli in attesa di valutare la loro richiesta d’asilo, io da tempo propongo che si aprano degli hot spot in Nord Africa, che si valuti con la comunità internazionale chi ha diritto a essere rifugiato e chi no e quindi non ci vedo niente di male», aggiunge. Il blancio della prima giornata di missione londinese «è molto positivo», è la conclusione della premier: «Il bilaterale con Sunak è durato un’ora e mezza, c’è un ottimo feeling tra di noi, una voglia di lavorare insieme su molti fronti. Insomma credo che il risultato sia stato importante su materie come difesa, Ucraina, immigrazione illegale», conclude Meloni.

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