Governo, Giorgia Meloni blinda Carlo Nordio: «Dare ai cittadini una giustizia giusta e veloce»

Obiettivo è segnare un «cambio di passo» contro la criminalità diffusa

Sintonia piena, mostrata in due foto, diffuse al termine di un lungo incontro, con abbracci, sorrisi e sguardi d’intesa. Giorgia Meloni vede come annunciato Carlo Nordio a Palazzo Chigi. E blinda il ministro, quello che fortemente ha voluto e scelto per l’incarico a via Arenula e con cui definisce il perimetro degli interventi da fare per arrivare a quella «giustizia giusta», che passa per la «certezza del diritto» ma anche per la «certezza della pena». Per tutto però tempi, e modi, vanno ben calibrati. Concordati.

Per evitare strappi, per non andare allo scontro con i magistrati cui il ministro, cambiando radicalmente i toni delle ultime settimane, tende il ramoscello d’ulivo del dialogo. Utilizzando all’inaugurazione dell’anno giudiziario parole simili a quelle dei giorni scorsi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fatto che non è passato inosservato.

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La separazione delle carriere, pallino di Forza Italia ma anche della Lega, che hanno annunciato propri disegni di legge dopo la fuga in avanti del Terzo Polo, insomma arriverà. Il tema certo non piace ai magistrati ma, come si ragiona nella maggioranza, è «una nuova fase storica». Non sarà però un singolo ddl a intervenire nel breve periodo ma quel «tagliando» più generale sulla giustizia che Meloni aveva annunciato già nella conferenza stampa di fine anno.

Lì ci sarà spazio anche per mettere mano alle intercettazioni e farla finita, è il ragionamento che si fa nel governo, con le fughe di notizie e i processi sommari che «feriscono l’onorabilità sociale» di cittadini che poi magari risultano estranei a ogni imputazione. Tema su cui torna alla carica Silvio Berlusconi con un monito: «attenti al modello cinese», «non si può trattare tutti come sospetti mafiosi o terroristi».

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La sicurezza e il piano carcerario

Obiettivo è anche quello di segnare un «cambio di passo» contro la criminalità diffusa che «flagella» la quotidianità dei cittadini perché la priorità rimane sì la riforma della giustizia, come recita il comunicato ufficiale che ricalca le parole già pronunciate dalla premier ad Algeri, accanto però alla «sicurezza sociale». Al fianco di Meloni siede il sottosegretario Alfredo Mantovano, insieme al ministro c’è anche il suo sottosegretario – e fedelissimo della premier – Andrea Delmastro.

La presidente del Consiglio, raccontano i bene informati, rilancia anche la necessità di un «grande piano carcerario» per contrastare il sovraffollamento, mentre Nordio pone l’accento sulla cosiddetta paura della firma e sulla necessità di una complessiva revisione dei reati per la Pa che consenta agli amministratori di operare con tranquillità. La riscrittura dell’abuso d’ufficio, peraltro, potrebbe essere il primo tassello a trovare sistemazione.

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