Appalti Rfi al clan dei Casalesi, 68 persone a rischio processo

Figura di spicco dell’inchiesta è Nicola Schiavone, ritenuto prestanome del capoclan Francesco «Sandokan» Schiavone

Si terrà il 29 settembre, davanti al gup di Napoli Anna Imparato, l’udienza preliminare del procedimento nato dall’indagine sugli appalti della società Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) finiti a ditte riconducibili al clan dei Casalesi. Sono 68 le persone per le quale la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per vari reati, tra cui l’associazione camorristica, la corruzione, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, la rivelazione di atti coperti dal segreto delle indagini.

Figura di spicco dell’inchiesta è Nicola Schiavone, ritenuto amico e prestanome di lungo corso del capoclan dei Casalesi Francesco «Sandokan» Schiavone, di cui ha battezzato il primogenito; per l’accusa Nicola Schiavone sarebbe riuscito ad entrare in contatto con i vertici di RFI avvalendosi della sua figura di consulente delle ditte.

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In totale sono state emesse 35 misure cautelari (17 in carcere, 17 domiciliari e un obbligo di presentazione) nei confronti di altrettanti indagati, tra cui imprenditori ritenuti in affari con la fazione Schiavone della mafia casalese, «colletti bianchi» del clan e dirigenti all’epoca dei fatti di Rete Ferroviaria Italiana, ma quasi tutti sono stati scarcerati dal Riesame di Napoli o hanno avuto l’annullamento della misura: tra questi Vincenzo Schiavone, fratello di Nicola, mentre quest’ultimo è passato dal carcere ai domiciliari e gli è stato dissequestrato il patrimonio precedentemente sequestrato, del valore di quasi 50milioni di euro

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