La scuola italiana: un sistema a pezzi ormai a un passo dal collasso

Il 51% dei quindicenni, sa scrivere, sa leggere, ma non comprende ciò che legge. Sembra una barzelletta, ma è una tragedia

Scuola! Chi era costei, si sarebbe chiesto il buon Don Abbondio di manzoniana memoria. Senza andare, però, tanto indietro nel tempo, a chiederselo oggi è il 51% dei quindicenni anni. Che, magari, sa scrivere e leggere.

A dirlo è stato il presidente di Save the children; Claudio Tesauro, nell’aprire i lavori di «Impossibile 2022» una quattro giorni di riflessioni e proposte sull’Infanzia e l’Adolescenza (la cui cronaca potete leggere in altra nota). Messa così, nonostante l’autorevolezza della fonte, «sa scrivere, sa leggere, ma non capisce ciò che legge» (speriamo, almeno, comprenda quello che scrive lui) sembra una barzelletta, una boutade, purtroppo, però non lo è. E’, infatti, una tragedia.

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Perché, mette in discussione la qualità e il funzionamento della scuola italiana. E a pagarne le spese sono i ragazzi delle famiglie in difficoltà economiche e, poiché, la stragrande maggioranza di queste vive nel territorio al di sotto del Garigliano, ne risente soprattutto il Mezzogiorno. E se è vero, com’è vero, che la scuola ed il sistema dell’istruzione servono a forgiare i cittadini e, di conseguenza, la classe dirigente del domani, la sua incapacità mette a rischio lo sviluppo economico del Paese, ma soprattutto dell’Italia del tacco, e perché no, anche il livello della sua democrazia e del suo grado di civiltà.

Scuola, il rischio di arretramento cresce

Urge, quindi, correre ai ripari, perché, più si avanti in questa situazione, più il rischio di arretramento cresce. Queste, però, sono cose che tutti conosciamo da tempo, ce le ribadiamo ogni volta – almeno una all’anno – che l’Invalsi ci ripete come la qualità dei test effettuati dagli studenti italiani peggiori e ogni volta ci ripromettiamo d’intervenire per invertire la rotta. Purtroppo, però, se da per tutto «dal dire al fare c’è di mezzo il mare», qui in Italia c’è addirittura l’oceano Pacifico, che – per altro – tanto pacifico non è per non mettere a rischio la nostra incolumità, ai bla, bla, bla, non facciamo mai seguire i fatti.

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E il nostro sistema Istruzione, rischia quotidianamente di finire affogato dalle onde. Tanto più che, «oltre di due milioni di giovani: 1 su cinque fra i 15 e i 29 anni, non studia, non lavora e neanche provvede a formarsi. In sei regioni, il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet (non studiano, non lavorano e non si formano) ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio. Peggio di così, proprio non potrebbe essere!!!

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