De Luca apre il fuoco sul San Carlo: via il direttore generale o niente fondi. Schifone: «Il solito ricatto istituzionale»

Ieri mattina un Consiglio d’indirizzo infuocato

Luci sul San Carlo. Questa volta però ad accendere i riflettori sul Massimo napoletano non sono gli artisti sul palcoscenico ma la Regione Campania, e il governatore Vincenzo De Luca, che hanno reso infuocato il clima della riunione di ieri del Consiglio d’indirizzo. Motivo del contendere la decisione del sovrintendente Stéphane Lissner di ‘promuovere’ Emmanuela Spedaliere a direttore generale. Una decisione, presa a giugno scorso, che non è piaciuta allo «sceriffo» salernitano.

Durante la riunione il componente del Consiglio in quota Santa Lucia, Maurizio Borgo, ha alzato i toni e ha minacciato il blocco dei 7 milioni di euro stanziati quest’anno per l’ente lirico partenopeo. Di più, ha minacciato l’uscita della Regione dalla Fondazione che gestisce il teatro se non si provvederà a revocare la nomina. Manfredi ha provato a mediare e per tentare di calmare gli animi ha portato due pareri di legittimità. Tra di essi anche quello del ministero dei beni culturali. Apriti cielo. Gli animi non si sono calmati e De Luca ha attaccato perfino il ministero.

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Vincenzo De Luca contro tutti

«Se qualcuno immagina di concepire il San Carlo come bottega privata si sbaglia» ha detto. «Il tempo dei ricatti è finito. Se c’è uno che ha difeso il San Carlo e lo difenderà è la Regione Campania ma la Regione non è più disponibile a finanziare marchette, abusi d’ufficio, conflitti d’interesse e pretende una gestione rigorosa».

«Abbiamo verificato che il soprintendente ha deciso di attribuire ad una persona che lavorava al San Carlo uno stipendio di 150mila euro l’anno – spiega riferendosi alla Spedaliere -. Secondo la Regione è misura non prevista dallo statuto quindi non legittima, infatti investiremo della cosa la Corte dei Conti. C’è un parere del ministero imbarazzante che ha detto che la procedura è sostanzialmente corretta. Come se tu chiedessi a una donna se è incinta e lei dice che è sostanzialmente incinta».

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Per lui «è intollerabile che in una situazione di difficoltà economica qualcuno abbia lo stomaco di portarsi lo stipendio a 150mila euro e di nominare una figura inutile». «Chi oggi parla non ha titolo per aprire bocca – aggiunge -, difenderemo per il futuro il San Carlo che è patrimonio mondiale ma non difenderemo neanche per un istante né la logica del ricatto né della gestione privatistica».

L’assenza del maestro Muti

Alla base di tutto però secondo i bene informati ci sarebbero gli screzi tra il sovrintendente e il maestro Riccardo Muti che ci sarebbe rimasto male dopo che si è visto cancellare per ben tre volte un suo spettacolo. De Luca non conferma e non smentisce ma chiarisce che per lui è «una cosa sconvolgente che abbiamo un sovrintendente non italiano ed il più famoso direttore d’orchestra, che è napoletano, Riccardo Muti, che lavora nel mondo e non al San Carlo». De Luca ha annunciato di voler «parlare con Muti per sollecitarlo ad avere un impegno diretto anche nel San Carlo». «Qualche chiacchierata già è stata fatta credo sarebbe utile avere dei consigli, indirizzi da lui. Vediamo di aprire un dialogo con Muti».

La replica di Schifone: «La minaccia non ha fondamento giuridico»

La pensa in modo diametralmente opposto invece, Luciano Schifone, dirigente di Fratelli d’Italia ed ex assessore al turismo e spettacolo della Regione Campania. «È un autentico ricatto istituzionale quello azionato da De Luca verso il Teatro di San Carlo!» afferma. «Dopo essersi distinto per un taglio ingiustificato di risorse ordinarie regionali ed europee del Poc, la Regione minaccia addirittura la sospensione dell’erogazione del finanziamento al San Carlo imponendo condizioni di gestione che attengono alla sfera dell’autonomia artistica e culturale».

«Peraltro la minaccia non ha fondamento giuridico perché lo stanziamento non può essere sottoposto a condizioni gestionali e infatti le delibere non hanno alcuna condizione per l’esecuzione. Infine il preteso annullamento di un atto assunto dal Consiglio risulta tardivo ed improponibile perché non eccepito al momento della decisione, e dunque a contratti perfezionati comporterebbe penali spaventose. Si tratta dunque della solita prepotenza che danneggia la nostra eccellenza e alla quale chiediamo al sindaco una risposta dura a difesa del San Carlo».

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