Tredici anni fa la strage di Castel Volturno, il ricordo delle sei vittime

Per la mattanza sono stati condannati con sentenze definitive il capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi Giuseppe Setola e i suoi sicari

Sono stati ricordati oggi a Castel Volturno (Caserta) – chilometro 43 della strada statale Domiziana – i sei ghanesi uccisi dal clan dei Casalesi tredici anni fa, in quella nota come «strage di San Gennaro»; un settimo, Joseph Ayimbora, fu ferito ma testimoniò con coraggio e morì qualche anno dopo per cause naturali (ha ricevuto la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica).

Per la mattanza sono stati condannati con sentenze definitive i responsabili, ovvero il capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi Giuseppe Setola e i suoi sicari, protagonisti l’anno della strage, il 2008, di una stagione di sangue nel Casertano con 18 morti in pochi mesi, tra cui, oltre i ghanesi, anche parenti di pentiti del clan e imprenditori che avevano denunciato gli estorsori dei Casalesi, come Domenico Noviello e Antonio Celiento, ammazzato la sera in cui furono trucidati i ghanesi.

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L’iniziativa odierna, promossa dal Centro Sociale ex Canapificio, dalla Caritas, dal Centro Fernandes, dai Comboniani, da Emergency e dal Movimento dei Migranti e dei Rifugiati, è stata intitolata “Non temiamo il presente perché siamo saldi nella memoria” e si è sviluppata attraverso una preghiera interreligiosa e diversi interventi che hanno ricordato che tanti immigrati, ancora oggi, si riconoscono nelle vite di quei «sei fratelli caduti».

Come oggi tanti immigrati, analogamente ai sei uccisi (Kwame Julius Francis, Affun Yeboa Eric, El Adji Ababa, Jeemes Alex, Samuel Kwako e Christopher Adams), sopravvivono tra vari lavori precari nell’edilizia, in agricoltura, senza poter contare su percorsi di formazione professionalizzanti.

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«Tanti di noi – dice Mamadou Kouassi – come i nostri sei fratelli trucidati, hanno un permesso di soggiorno precario o non ce l’hanno affatto. Discriminati da leggi come i decreti Salvini, che qui sul litorale hanno fatto perdere il permesso di soggiorno a 2000 persone rendendole più precarie e sfruttabili. Oggi nella loro memoria vogliamo dire che che lotteremo per fare sì che tutti possano avere accoglienza, un permesso di soggiorno per protezione speciale perché il diritto al soggiorno è il primo passo per l’autonomia e per poter contribuire a migliorare non solo le nostre singole esistenze ma quella di tutto il litorale domitio. Abbiamo bisogno di fiducia e di diritti concreti».

Ruotolo: «18 settembre giornata per ricordare le vittime dell’odio razziale e dello sfruttamento»

C’è stata poi la preghiera interreligiosa guidata dai Missionari Comboniani, dai Pastori e dall’Imam. Era presente il senatore Sandro Ruotolo (Gruppo Misto) che ha lanciato la proposta di far diventare il 18 settembre «la giornata nazionale per ricordare tutte le vittime dell’odio razziale e dello sfruttamento sul lavoro, uccise in Italia solo per il colore della pelle».

La proposta ha trovato il sostegno del sindaco di Casal di Principe Renato Natale, presente alla cerimonia. Sono intervenuti anche i rappresentanti della Prefettura e della Questura di Caserta, il vicesindaco di Castel Volturno, Libera Campania, l’associazione antiracket di Castel Volturno e il Comitato don Peppe Diana.

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