Mercato Napoli, il bilancio. Nessuna vendita eccellente e acquisti a costo zero

Una sessione fiacca, spenta e soprattutto priva di soldi, in cui la linea guida non è stata rafforzarsi, bensì non indebolirsi

Si è conclusa (finalmente), la sessione estiva di calciomercato. È stata una sessione fiacca, spenta e soprattutto priva di soldi, in cui la linea guida non è stata rafforzarsi, bensì non indebolirsi.

Il covid ha avuto grosse ripercussioni sui conti delle società (e sui cartellini dei giocatori. Si parla del 30% in meno del valore rispetto al mercato precovid), le quali non hanno avuto libertà di manovra. Tuttavia, non sono mancati trasferimenti importanti, effettuati in alcuni casi a 0 euro (es. Messi e Donnarumma al Psg o Dzeko all’Inter) o a cifre modiche (es. Ronaldo al Manchester United per 28 milioni di euro).

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Ma si sa, dove c’è povertà, c’è anche ricchezza: il Chelsea ha speso ben 115 milioni per strappare Lukaku all’Inter, mentre il City di Guardiola ha speso ben 100 milioni per spogliare Jack Grealish della sua casacca , quella dell’Aston Villa e dargli la maglia dei cityzens.

Detto ciò, com’è stato il mercato del Napoli? De Laurentiis ha tenuto fede alle parole proferite nella conferenza stampa del 30 giugno a Roma, in cui fece capire, la necessità di «vendere per comprare»: e così è stato.

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In uscita, nessuno dei cosiddetti big è stato ceduto: né Ruiz, né Koulibaly (accostato per tutta l’estate al Psg, che alla fine ha preferito prendere solo Ramos per puntellare la difesa), né Insigne (accostato per molto tempo all’Inter di Inzaghi, che alla fine della fiera, ha preferito prendere Correa dalla Lazio), né giocatori non proprio importanti, come Manolas (il quale voleva ripartire dai suoi connazionali dell’Olympiakos) e Ounas.

In uscita Tutino, Contini, Gaetano, Zedadka, Zerbin Machach e Luperto

Gli unici a togliere il disturbo, sono stati Tutino al Parma (ennesima occasione persa, per poter far emergere un talento della primavera, la quale a parte Insigne, non è mai stata presa in considerazione), Contini al Crotone, Gaetano alla Cremonese, Zedadka allo Charleroi, Zerbin al Frosinone, Machach al Budapest Honved, Luperto all’Empoli. Non c’è stata la cessione di Petagna alla Sampdoria.

Diverso è il discorso per Hysaj (questa sì, una perdita eccellente) e Maksimovic, andati via per sopraggiunta scadenza di contratto e per Bakayoko, tornato al Chelsea per fine prestito (nelle ultime ore sembrava esserci uno spiraglio per farlo tornare a Napoli, dopo una stagione alquanto deludente, ma alla fine andrà al Milan).

In entrata Juan Jesus, Marfella e Anguissa

In entrata gli unici innesti sono stati quelli di Juan Jesus, prelevato a zero dal mercato ‘parallelo’ degli svincolati (mercato questo, che mai come quest’anno, è stato ricco di esponenti, come Messi e Donnarumma), per fare il quarto centrale (anche se Spalletti vorrebbe impiegarlo per fare il terzino), Marfella dal Bari (preso per fare il terzo portiere) e Anguissa in prestito dal Fulham.

Ma alla fine, volendo tirare le somme, com’è stato il mercato azzurro? Ben venga la conferma dei big (soprattutto se non arrivano offerte congrue con il valore tecnico e con quello di mercato precovid) e anche il puntare su giocatori come Ounas (papabile sostituto di Insigne l’anno prossimo, ma alternativa pronta oggi), o il porre fine all’alternanza tra i 2 portieri, è cosa buona e giusta.

È mancato l’acquisto di un terzino sinistro: è inammissibile che il Napoli non abbia voluto fare lo sforzo di spendere un milione per il prestito di Palmieri, né che abbia confermato Hysaj (non ci resta che sperare in Zanoli di cui si parla un gran bene). Sicuramente su questa decisione hanno pesato i 9 milioni d’ ingaggio che il Napoli spende per Mario Rui e Ghoulam.

Verona spartiacque tra l’essere e il dover essere

Tuttavia, la somma di questo mercato è stata sicuramente negativa e lo si sapeva già dalla ‘fatal’ Verona: questa ha fatto da spartiacque tra l’essere e il dover essere, cioè tra lo stato effettivo delle cose e ciò che poteva realizzarsi attraverso la qualificazione champions (maggiori introiti per fare mercato, l’arrivo di Max Allegri, indebolire la Juve, mandandola in Europa League).

Non ci resta che ripartire da un’altra città veneta, Venezia. Il 2-0 inflitto ai lagunari (cui ha fatto seguito il 2-1 a Genova), è simbolo di una squadra che vuole ripartire. Ed allora ragazzi, testa bassa e pedalare, che la salita per arrivare a la Spezia (città che ospiterà l’ultima di mercato del Napoli) in vetta al campionato, è lunga.

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