Fisco, Ricchiuti (FdI): «Riforma impantanata in Commissione. Non basta taglio Irpef»

L’esponente del partito della Meloni: «Bisogna dare possibilità ai giovani di avviare senza timori una propria attività»

«La riforma fiscale è impantanata nelle Commissioni, perché si fa fatica a mettere d’accordo mentalità e ideologie troppo diverse. Se non al ribasso. Lo abbiamo sempre sostenuto, ma non ci siamo mai tirati indietro con le nostre proposte per il bene del Paese. Ma non c’è più tempo da perdere». Lo dichiara Lino Ricchiuti, Viceresponsabile del Dipartimento Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

«Se si vuole dare un serio aiuto alle micro imprese, alle attività commerciali o artigianali, osserva Ricchiuti, bisogna riformare la parte contributiva per autonomi/liberi professionisti/agenti di commercio; abolire i minimali imposti e dare possibilità ai giovani di avviare senza timori una propria attività, qualunque essa sia; e se guadagna paga, ma se il suo reddito è inferiore a 10mila euro non deve pagare nulla. Se vorrà, in futuro, si farà una pensione integrativa. Inoltre, il regime dei minimi ha una tassazione troppo differente con l’ordinario e diventa recessivo costringendo a restare piccolo per sopravvivere».

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Ma per Ricchiuti «c’è un altro punto fondamentale da affrontare: quello del caro affitti. Va risolto per evitare la chiusura di migliaia di  attività commerciali o artigianali. E poi la cedolare secca al 10% per il prossimo triennio e per i vecchi contratti a patto che il proprietario accetti una decurtazione minima del 20% del canone in vigore già registrato. Su queste basi entrambi le parti potranno ricontrattare la locazione. In questo modo mediamente si lasciano in tasca alle piccole attività una  media di 4/500 euro in più al mese».

«Però ci sono altri nodi da affrontare, precisa Lino Ricchiuti, come quello delle utenze e dei costi TARI. Bisogna chiedersi per quale ragione una busta di rifiuti, ormai tutta differenziata, o accendere una lampadina in un negozio debba continuare a costare 2-3 volte rispetto a quella di una abitazione? Queste differenze tra “uso privato e commerciale” sono state introdotte in un contesto storico ed economico completamente diverso, quando non c’era il commercio on line (anche se i privati sui social vendono di tutto di più in barba al fisco) e non si era circondati dai centri commerciali».

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«Senza parlare, poi, della questione dello stralcio al 10% di tutte le cartelle esattoriali, nessuna esclusa, e dei giudizi pendenti nelle commissioni tributarie, la maggior parte dei quali sono dovuti agli studi di settore, di cui conosciamo benissimo i danni prodotti oltre all’alta percentuale di vittoria dei contribuenti, in particolare di coloro che hanno liquidità per gestire contenziosi così lunghi e comunque onerosi. Stralcio che per chi lo decidesse significherà, ovviamente, accettare la decurtazione dal proprio salvadanaio pensionistico non danneggiando nessuno».

«Ma dinanzi a questi temi di cosa si sta discutendo nella riforma fiscale? Di ritoccare di qualche punto l’Irpef. Senza dubbio, ogni centesimo che resta in tasca alle attività produttive è benedetto, ma i ritocchi a un quadro mal dipinto lo lasciano pur sempre un pessimo quadro. Insomma, va bene dare un sostegno a chi non ha lavoro ed ha famiglia da mantenere, ma non si può continuare con i bonus a pioggia senza nessuna visione della realtà. Liberare seriamente chi crea ricchezza e posti di lavoro in questo Paese non dovrebbe avere la priorità?» conclude Ricchiuti.

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