Pino Rauti, grande partecipazione a Napoli per il centenario: «Un cantiere delle idee»

Schifone: «Un intellettuale inquieto»

Grande partecipazione ieri, lunedì 26 ottobre, al Centro studi La Contea di Napoli per il dibattito «100 anni dalla nascita di Pino Rauti. L’uomo, il politico, l’intellettuale, le idee». Una sala affollata ha seguito l’incontro dedicato all’ex segretario del Movimento Sociale Italiano, nel percorso verso il centenario della nascita, che ricorre il 19 novembre.

Padrone di casa Luciano Schifone, che ha spiegato la scelta della sede: «La Contea nasce nello spirito rautiano». Richiamando la strategia dello «sfondamento a sinistra» e il congresso missino del 1979 a Napoli, ha ricordato che Rauti, secondo il suo racconto, preconizzò la caduta del comunismo. Ma a colpirlo era soprattutto «l’inquietudine dell’intellettuale»: «Lui era un inquieto, un intellettuale inquieto, perché non si fermava, non si accontentava delle posizioni acquisite, ma voleva trovare sempre qualcosa di più, andare più avanti». Senza rinunciare a un principio: «Le radici profonde non gelano mai».

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Bruno Esposito ha rievocato il primo incontro con Rauti nella sede romana del Centro studi Ordine Nuovo, in via di Pietra, e la sua attenzione ai grandi cambiamenti politici e sociali. Alla caduta del comunismo, ha raccontato, Rauti ammonì: «Non c’è motivo di festeggiare», indicando nel «turbocapitalismo» un nuovo pericolo. Quelle idee, secondo Esposito, hanno lasciato un legame che supera le successive divisioni: «I rautiani esistono. Non sono organizzati, sono divisi, ognuno ha fatto delle scelte che ovviamente nessuno può giudicare, però quel rapporto di colleganza morale, ideale, è rimasto profondamente».

La formazione politica e la stagione napoletana

Luigi Rispoli ha ripercorso l’esperienza dei giovani del MSI e del Fronte della Gioventù negli anni Settanta: «Finalmente c’era una valorizzazione di quella che è la dimensione culturale della politica». Da allora, ha spiegato, si affermò «un nuovo modo di affrontare la politica, che non era più solo la protesta o l’opposizione a tutto, senza però indicare quelle che erano le soluzioni». «In quel momento si iniziò a parlare anche di progetti, di progettualità, di capacità, impegno e volontà di dare delle risposte a quelli che erano i problemi della gente». Ha ricordato l’associazionismo, i Campi Hobbit, Antonio Parlato e il progetto «Napoli Capitale».

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Marcello Taglialatela ha riportato il confronto al 1976, quando nacque la componente rautiana napoletana: «Noi eravamo una banda di ragazzini». Eppure, nonostante la popolarità di Giorgio Almirante in città, quella generazione cercò un percorso diverso: «Noi facevamo gli eretici, fondamentalmente. Avevamo un atteggiamento di chi voleva continuare a studiare». Tra radio libere, iniziative teatrali e culturali, l’indicazione di Rauti era precisa: «Io vi voglio mettere a studiare. Voglio che il Movimento Sociale Italiano, i suoi dirigenti, i suoi giovani abbiano sempre una capacità, una voglia, un’aspirazione ad andare oltre».

Gennaro Sangiuliano ha raccontato il rapporto nato nel 1996, quando, su indicazione di Pinuccio Tatarella, invitò Rauti a collaborare con il quotidiano Roma, che dirigeva. «Rauti è stato uno straordinario intellettuale, prima ancora che un grande uomo politico», ha osservato, ricordando che «la politica è la proiezione programmatica di quanto deve essere concepito ed elaborato nel mondo delle idee». Il suo merito, secondo Sangiuliano, fu quello di avere «svecchiato la destra italiana»: «Apre la destra alla contemporaneità, la immerge nel tempo presente». Ha ricordato anche Antonio Parlato e il gruppo rautiano napoletano.

Isabella Rauti: «Un cantiere delle idee»

A concludere l’incontro Isabella Rauti, figlia di Pino e sottosegretario alla Difesa: «Il problema è un altro: è la consapevolezza di non poter mai essere all’altezza della figura reale di mio padre, sia come intellettuale che come politico». Negli scritti paterni cerco «una bussola e un orientamento» per interpretare il presente, dall’ambiente alla demografia, dall’immigrazione alle nuove povertà, ma per respingere i tentativi di attribuirgli giudizi sull’attualità: «Non mi piacciono quelli che dicono: “Oggi Rauti non starebbe”, “oggi Rauti starebbe”. Io non lo so e non mi permetto di dirlo, e vorrei che non lo facesse nessun altro».

«Io non ho sentito una parola nostalgica in questa sala e ho trovato tutto questo molto rautiano», ha aggiunto, parlando di «un cantiere delle idee, è un cantiere che rimane aperto». Ha auspicato «un’operazione verità su tanti pregiudizi sulla figura di Pino Rauti», citando le assoluzioni nei procedimenti giudiziari a suo carico. Annunciati inoltre la mostra documentale e multimediale a Roma, in Vicolo Valdina, dal 17 al 26 novembre, la presentazione alla Camera il 19 novembre di una selezione dei discorsi parlamentari e politici, la ristampa di «Le idee che mossero il mondo» e nuovi appuntamenti nel 2027.

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