Violenze in piazza, approvato il nuovo decreto. Meloni: «Manifestare è diritto, devastare è criminalità»

Nuovo reato: partecipazione violenta a una manifestazione

Fino a cinque anni di carcere per chi partecipa violentemente a una manifestazione, sanzioni economiche più pesanti e genitori chiamati a rispondere dei danni provocati dai figli minorenni. Sono alcune delle misure contenute nel nuovo decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri, sul quale interviene direttamente la premier Giorgia Meloni dopo le violenze registrate a Milano e in altre città italiane.

Il provvedimento, denominato «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile», introduce nuovi provvedimenti per contrastare i disordini e le devastazioni. «Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana, negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare», afferma Meloni in un video pubblicato sui social. Il decreto si aggiunge alle misure già approvate dal governo, a partire dal riconoscimento biometrico, anche attraverso l’intelligenza artificiale, per identificare chi si nasconde dietro un cappuccio.

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La prima novità è l’introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione. «Se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di 5 o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a 5 anni di carcere e fino a 20.000 euro di multa», spiega la presidente del Consiglio. «Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo».

Risarcimento dei danni, pagano anche i genitori

Il secondo intervento riguarda il risarcimento dei danni e le responsabilità delle famiglie. «Applichiamo un principio semplice, chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori». La premier chiarisce le procedure previste dal decreto: «Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un’auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo».

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Resta il diritto di opposizione, ma questo non impedisce l’immediata efficacia del provvedimento. «Certo ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare». Chi ha subito il danno potrà rivalersi sui beni della famiglia, comprese le somme che lo Stato eventualmente le deve.

Criminalità minorile, cambia la normativa

Il decreto interviene anche sui minorenni tra i 14 e i 18 anni. «Oggi per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo, salvo prova contraria», ricorda Meloni.

La disposizione, già all’esame del Parlamento, diventa immediatamente operativa con il nuovo provvedimento. Viene inoltre esteso ai minorenni il fermo preventivo, finora applicabile soltanto agli adulti. A Milano arrivano altri 500 militari, che resteranno fino alla fine dell’anno al fianco di polizia e carabinieri. Il governo rafforza anche la giustizia minorile, aumentando il numero dei magistrati e i posti negli istituti. L’obiettivo, ribadisce la premier, è fare in modo che «la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni».

Quasi 200 agenti feriti e 330 persone fermate o arrestate

L’intervento arriva dopo un fine settimana segnato da quasi 200 agenti feriti e danni che nella sola Milano raggiungono circa un milione di euro, come quantificato da Confcommercio. Le forze dell’ordine hanno fermato e arrestato 330 persone, metà delle quali di origine straniera, nate all’estero oppure in Italia da famiglie straniere. Meloni chiede che i reati vengano perseguiti tempestivamente e che tutte le norme disponibili, comprese quelle introdotte dai precedenti decreti Sicurezza, siano applicate con rigore.

La presidente del Consiglio si sofferma anche sui protagonisti delle violenze. Accanto alle frange antagoniste che abitualmente cercano lo scontro durante le manifestazioni, questa volta sono comparsi centinaia di giovanissimi, moltissimi minorenni, arrivati in piccoli gruppi dopo essere stati convocati attraverso un video diffuso sui social. Ragazzi scesi in piazza per devastare negozi, rubare merce e filmarsi mentre commettevano i reati. Un fenomeno da contrastare anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare.

Meloni: «Il più piccolo tra i ragazzi identificati avrebbe 11 anni»

Ma è soprattutto l’età di alcuni partecipanti a suscitare la preoccupazione della premier.:«E c’è un dato che, dal mio punto di vista, dovrebbe far riflettere tutti. Il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni. 11 anni. Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa. Noi non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro. Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o magari per farsi pubblicità finisca per giustificarli».

Meloni respinge qualsiasi tentativo di giustificare i saccheggi attraverso motivazioni politiche o sociali. «Non c’è idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce. Dietro quella vetrina c’è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci sono lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura. Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma».

«Il disagio non può diventare un alibi per la violenza»

La premier affronta anche il tema delle difficoltà economiche e sociali dei giovani, dalla ricerca di un’occupazione agli stipendi insufficienti, fino alla mancanza di prospettive per il futuro. Problemi sui quali il governo lavora dall’inizio del mandato e continuerà a intervenire, ma il «disagio non può diventare mai un alibi per la violenza. In primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo». E soprattutto perché, quando una vetrina viene distrutta, le conseguenze ricadono sui commercianti, sui lavoratori e sui quartieri, sulle stesse persone comuni che qualcuno sostiene di voler difendere.

La presidente del Consiglio rivendica quindi una distinzione netta tra chi commette violenze e chi manifesta pacificamente per ottenere risposte. Cita gli agricoltori, gli autotrasportatori, i lavoratori dell’ex Ilva e le comunità che attraversano momenti difficili, con le quali l’esecutivo mantiene aperto il confronto. Proprio oggi il ministro Matteo Salvini ha incontrato le rappresentanze dell’autotrasporto per affrontare le difficoltà del settore e individuare ulteriori soluzioni. «Lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta rispettando gli altri», sottolinea Meloni.

L’appello alle forze politiche: «Le violenze vanno condannate senza ambiguità»

Infine, l’appello alle forze politiche affinché condannino i disordini senza ambiguità, giustificazioni o distinzioni legate all’identità dei responsabili. «Considero gravissimo che i rappresentanti delle istituzioni arrivino a pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita dopo le devastazioni di Milano. Considero inaccettabile ogni tentativo di presentare saccheggi e distruzioni come forme legittime di rivendicazione sociale».

Per la premier, chi ricopre responsabilità politiche dovrebbe essere il primo a ricordare che nessuna causa autorizza ad aggredire le forze dell’ordine, colpire chi lavora o distruggere le città. Da qui la richiesta a tutti gli schieramenti, indipendentemente dalle rispettive idee, di difendere legalità, libertà e rispetto delle regole. Il governo, assicura, continuerà a proteggere chi manifesta pacificamente, chi lavora e chi vuole vivere in sicurezza. «Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Lo abbiamo detto e lo dimostreremo con i fatti».

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