Le associazioni dei consumatori chiedono provvedimenti più incisivi
Nella prima settimana di ottobre 2026, i prezzi di benzina e gasolio continuano a gravitare attorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, mettendo a dura prova i bilanci di famiglie e imprese. Nonostante l’introduzione di un meccanismo di price cap a cui hanno aderito oltre 10.000 distributori e le lievi flessioni dell’ultima ora, la pressione sui consumatori resta altissima. A complicare lo scenario si è aggiunta la fine delle agevolazioni fiscali sulle accise, che ha fatto schizzare nuovamente il prezzo del diesel.
I dati aggiornati evidenziano una situazione di stallo su livelli record. La benzina in modalità self-service si attesta su una media nazionale di 2,049 euro/litro sulle strade ordinarie e 2,064 euro/litro in autostrada. La media settimanale ha toccato picchi fino a 2,073 euro, con i massimi registrati nelle province di Nuoro, Bolzano e Pistoia. Il gasolio (diesel), con la fine dello sconto di 6,1 centesimi sulle accise scattata il 6 ottobre, ha visto il prezzo medio del self-service risalire a 2,244 euro/litro sulla rete stradale e a 2,267 euro/litro in autostrada, superando persino il costo della benzina.
Caro carburanti, 13,6 miliardi di extracosti per famiglie e imprese
Le ricadute sui bilanci dei cittadini sono pesantissime. Secondo i dati diffusi, l’impatto complessivo stimato per il 2026 tra famiglie e imprese raggiungerà i 13,6 miliardi di euro di extracosti. Un sondaggio condotto da Eumetra rivela lo stato di forte apprensione degli italiani. Il 79% delle famiglie ha rilevato un netto aumento della spesa per i carburanti. Il 71% è pronto a tagliare altre spese pur di far quadrare i conti e sostenere i costi del pieno. I sacrifici principali colpiranno il tempo libero (62%), l’energia domestica (54%), l’abbigliamento (53%) e i viaggi (52%). Si registra anche un cambiamento qualitativo nella spesa alimentare, con un orientamento forzato verso prodotti più economici e discount.
Il persistere del caro carburanti è alimentato dalle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare dalla crisi in Medio Oriente, che condiziona i mercati petroliferi, a cui si somma la forte dipendenza energetica dell’Italia dall’estero. Sul fronte fiscale, le associazioni dei consumatori continuano a dare battaglia. Organizzazioni come Altroconsumo hanno promosso petizioni per chiedere l’azzeramento temporaneo dell’Iva sulle accise, ricordando che la componente fiscale (composta da Iva e accise storiche) pesa per oltre il 50% sul prezzo finale di ogni litro di carburante erogato.
La premier: «Extragettito Iva ha fruttato 160-170 milioni»
Direttamente dal vertice Med9 di Spalato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta per fare il punto sulle risorse a disposizione dell’esecutivo per calmierare i prezzi alla pompa. La premier ha confermato la disponibilità economica immediata derivante dal fisco: «Siamo sempre pronti ad intervenire di nuovo con il meccanismo delle accise mobili. In settembre, l’extragettito Iva ha fruttato 160-170 milioni di euro».
La scelta dei tempi resta tuttavia un nodo da sciogliere. Meloni ha infatti specificato che il governo sta valutando la strategia ottimale: «Ci stiamo chiedendo se sia più efficace spendere queste risorse adesso, mentre sono in vigore i tetti di prezzo delle compagnie, o se conservarle come riserva per quando quelle misure scadranno». La presidente ha rivendicato i frutti dei tavoli istituzionali, ringraziando pubblicamente i partner energetici internazionali (tra cui il Kuwait per Q8 e l’Azerbaigian per SOCAR/IP) per aver risposto all’appello del governo bloccando temporaneamente i listini massimi.
L’allarme dei consumatori: «Rischio tsunami sulle famiglie»
Le rassicurazioni di Palazzo Chigi non bastano alle associazioni dei consumatori, che giudicano i price cap aziendali e i rinvii governativi del tutto insufficienti a frenare un’emergenza che si riflette sui beni di prima necessità. A lanciare l’allarme è il Codacons. L’associazione ha espresso forte preoccupazione per la fine degli sconti fiscali sulle accise del diesel, parlando apertamente di un «rischio tsunami sulle famiglie». Il Codacons ha chiesto a gran voce che i tetti di prezzo e i tagli fiscali vengano prorogati in modo strutturale almeno fino alla fine dell’anno, per evitare che la speculazione legata alla crisi in Medio Oriente azzeri il potere d’acquisto.
Sigle storiche come Federconsumatori hanno inviato una missiva urgente alla premier Meloni e al ministro del Mimit Adolfo Urso. I rappresentanti dei consumatori rivendicano un ruolo stabile nelle politiche dei prezzi e chiedono l’azzeramento temporaneo dell’Iva sulle accise. Le associazioni ricordano che in Italia oltre l’86% delle merci viaggia su gomma. Di conseguenza, il rincaro del gasolio a 2,24 euro/litro non penalizza solo gli automobilisti, ma si traduce immediatamente in un aumento dei prezzi dei prodotti agroalimentari nei supermercati e dei costi della logistica industriale.




