Centrosinistra, Conte vuole dettare la linea: nel Pd cresce l’insofferenza

Sospetti tra i dem sulle manovre per le primarie

Giuseppe Conte punta a dettare la linea al centrosinistra? Il sospetto serpeggia tra le file del Partito democratico dopo il pranzo a Montecitorio tra il leader del Movimento 5 Stelle e i vertici di Alleanza Verdi e Sinistra. Al tavolo c’erano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ma non Elly Schlein. Un’assenza che, pur giustificata da motivi di salute, non ha impedito a una parte dei dem di leggere nell’incontro una possibile manovra in vista delle primarie per la scelta del candidato premier.

«Non ha capito il messaggio “uno non vale uno” che gli ha recapitato Elly dalla direzione Pd», osserva una voce interna al partito. L’insofferenza riguarda anche i frequenti contatti dell’ex presidente del Consiglio con i democratici: «Parla più lui con i nostri deputati che la segretaria…», punge un altro esponente Dem. Il timore è che un’intesa con Bonelli e Fratoianni possa garantire a Conte un consistente bacino di consensi qualora decidesse di candidarsi alle primarie.

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A rafforzare i sospetti contribuiscono le prese di posizione con cui il leader pentastellato ha fissato i paletti del confronto politico. Dal palco di Nova ha avvertito di non essere disposto a «fare passo indietro neppure di un millimetro», rivendicando la linea del Movimento. Una fermezza ribadita anche sull’Ucraina, con il rifiuto di arretrare sulla contrarietà all’invio di armi a Kiev. Dichiarazioni che lasciano intravedere una trattativa nella quale Conte intende far pesare le proprie condizioni, piuttosto che adattarsi a quelle degli alleati.

Il senatore democratico Filippo Sensi richiama invece l’attenzione sulle priorità della coalizione: «Il problema non sono i vertici, il punto è se ai vertici corrisponde una base. Non sarà il gioco delle sedie a dotarci di un programma convincente e di un profilo di governo. Diamoci una mossa».

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Il pranzo a Montecitorio e l’assenza di Schlein

L’incontro si è svolto nel ristorante della Camera. Secondo uno dei partecipanti, Bonelli avrebbe incontrato casualmente Conte e i due avrebbero deciso di pranzare insieme, invitando successivamente Fratoianni. Nessun vertice programmato, dunque, né un appuntamento per ricomporre eventuali divergenze tra gli alleati. Schlein, secondo fonti del Nazareno, è rimasta assente per un forte raffreddore. La settimana scorsa aveva incontrato Conte per discutere anche di programma e primarie, in un faccia a faccia definito dal Pd di routine, «come ce ne sono tanti», ma che, secondo indiscrezioni raccolte in Transatlantico, sarebbe rimasto indigesto ai rossoverdi.

Dopo circa un’ora e venti minuti, Conte ha lasciato rapidamente il ristorante, cercando di evitare i cronisti. Prima di allontanarsi ha assicurato che «non si è parlato di politica», confermando però un nuovo appuntamento con Schlein: «Certo, ci sarà un incontro sul programma». Fratoianni si è limitato a definire il colloquio «proficuo», senza aggiungere particolari.

Centrosinistra, tensioni dietro le rassicurazioni del Pd

Le tensioni nella coalizione emergono dalle diffidenze reciproche e dalle difficoltà nel trovare una linea comune. Una parte del Pd mal sopporta il protagonismo di Conte, mentre nel Movimento 5 Stelle le resistenze all’alleanza alimentano persino indiscrezioni su una possibile corsa autonoma. Non è una posizione ufficiale, ma il segnale di un malessere che le dichiarazioni concilianti dei vertici non sembrano cancellare. Intanto, la partita della leadership procede mentre il programma comune resta ancora da definire.

M5s e Avs chiedono di convocare il tavolo programmatico, ma il Pd pretende che vi partecipino anche i centristi. Una condizione che si scontra con le resistenze pentastellate a un’alleanza con Matteo Renzi e con le divergenze sull’Ucraina. A Montecitorio sono proseguiti i contatti tra gli emissari dei partiti, compreso Igor Taruffi, stretto collaboratore di Schlein. «Non c’è ancora l’accelerazione auspicata», riconosce uno dei leader della coalizione.

Dal Nazareno si respingono le ipotesi di crisi: «Non siamo in ritardo sul programma». E ancora: «Nessuna tensione, anzi: dobbiamo riconoscere a Giuseppe Conte di avere fatto un lavoro importante per portare il Movimento 5 Stelle dentro il centrosinistra». Parole che contrastano con l’irritazione manifestata da alcuni parlamentari democratici e restituiscono due letture differenti dello stato dei rapporti tra gli alleati.

I malumori del M5S

Anche dal M5s si esclude una rottura. «È un caso che non esiste», assicura un dirigente pentastellato, ribadendo la volontà di arrivare alle primarie il prima possibile: «Se dovesse vincere Elly Schlein la sosterremo lealmente come candidata a Palazzo Chigi». Restano però ostacoli tutt’altro che marginali: «I nostri militanti faticano, a dir poco, a digerire Renzi e alcune impostazioni sull’Ucraina».

Il quadro resta quello di una coalizione chiamata a trovare un accordo su tre questioni fondamentali: leadership, perimetro dell’alleanza e programma di governo. Per ora, le rassicurazioni ufficiali convivono con diffidenze politiche che nessuno degli incontri tra i leader è ancora riuscito a superare.

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