Garlasco, chiuse le indagini su Sempio: nuovi interrogativi sul caso Stasi

La Procura: «La scarpa taglia 42 compatibile con le misure di Sempio»

Una scarpa compatibile con il piede di Andrea Sempio, due controanalisi negative che non risultavano nel fascicolo di Alberto Stasi e una nuova ricostruzione degli ultimi minuti di Chiara Poggi. La seconda chiusura delle indagini cambia ancora lo scenario del delitto di Garlasco, a diciannove anni dall’omicidio della giovane avvenuto il 13 agosto 2007.

La Procura di Pavia ha notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, accusato dell’omicidio aggravato di Chiara. Dopo gli accertamenti integrativi disposti in seguito alla prima chiusura di maggio, i pm hanno depositato nuove consulenze e, trascorsi i termini concessi alla difesa, dovranno assumere le proprie determinazioni sull’esercizio dell’azione penale. Tra gli elementi resi noti dal procuratore Fabio Napoleone ce n’è però uno che riporta direttamente alle prime indagini e alla posizione di Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio dell’allora fidanzata.

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Le due analisi negative che non risultavano nel fascicolo Stasi

Il 19 settembre 2007 dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi era stato determinato un profilo genetico attribuito all’epoca dal consulente del pubblico ministero a Chiara Poggi «oltre ogni ragionevole dubbio». Il giorno successivo, però, sullo stesso campione furono effettuate due nuove corse elettroforetiche ed entrambe diedero risultato totalmente negativo. Di queste controanalisi, secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, non è stata rinvenuta traccia negli atti del procedimento e del processo celebrato nei confronti di Stasi.

A individuarle nei dati grezzi consegnati dal Ris di Parma alla Procura nel novembre 2025 sono stati Ugo Ricci e Pasquale Linarello, consulenti della difesa dell’ex bocconiano. La Procura ha quindi incaricato Carlo Previderè e Pierangela Grignani di valutare i risultati contrastanti. I due esperti hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007 e hanno concluso che quella discordanza avrebbe richiesto all’epoca un ulteriore approfondimento che, sulla base delle verifiche condotte oggi, non risulta essere stato effettuato.

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La difesa di Stasi chiede adesso che vengano «accertate anche tutte le responsabilità, perché quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi». L’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano, sentito nei giorni scorsi dai magistrati, esclude invece categoricamente irregolarità e ribadisce la propria fiducia nell’operato dei collaboratori dell’epoca. La Procura di Pavia ha comunque precisato di non aver avanzato alla Procura generale alcuna richiesta finalizzata alla revisione della condanna definitiva di Stasi.

La scarpa compatibile con il piede di Sempio

Gli accertamenti integrativi riguardano innanzitutto la posizione di Andrea Sempio. Uno degli approfondimenti interessa la traccia lasciata da una scarpa con suola a pallini nella villetta di via Pascoli. I consulenti della Procura hanno effettuato nuove verifiche e una scarpa modello Frau taglia 42 risulta «compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio». Gli esperti precisano inoltre che gli accertamenti non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede dell’indagato e la traccia esaminata. La compatibilità dimensionale non equivale tuttavia all’attribuzione dell’impronta a Sempio e proprio su questo punto la difesa contesta la portata delle conclusioni raggiunte dai consulenti dell’accusa.

Restano inoltre ferme le valutazioni sulla cosiddetta «impronta 33», la traccia del palmo individuata sul muro delle scale che conducono alla taverna. Secondo gli esperti della Procura, le osservazioni presentate dalla difesa non introducono elementi tali da modificare le precedenti conclusioni tecniche.

La seconda chiusura delle indagini contiene anche una nuova ricostruzione medico-legale dell’aggressione. Secondo gli accertamenti affidati a Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, le lesioni riportate da Chiara non sarebbero state prodotte tutte immediatamente prima della morte. Le analisi indicano un intervallo minimo orientativamente compreso tra 15 e 30 minuti e non consentono di escludere una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a 60 minuti.

La nuova ricostruzione dell’aggressione a Chiara

Il quadro delle lesioni viene considerato compatibile con una colluttazione o comunque con un’aggressione protratta nel tempo. Chiara avrebbe compiuto atti di difesa almeno passiva, proteggendo il corpo e interponendosi ai colpi, senza che possa essere esclusa anche una difesa attiva. Il colpo letale sarebbe arrivato con la lesione all’occipite, mentre i consulenti non ritengono coerente con il quadro complessivo l’ipotesi secondo cui tutte le altre ferite possano essere spiegate esclusivamente con cadute, urti, trascinamenti o movimentazioni del corpo.

Per i legali di Andrea Sempio, tuttavia, la seconda chiusura delle indagini non modifica sostanzialmente il quadro accusatorio. L’avvocato Liborio Cataliotti ha sottolineato che l’imputazione è rimasta la stessa formulata il 6 maggio e sostiene che le novità riguardino soprattutto gli elementi indicati come favorevoli ad Alberto Stasi, più che nuove prove contro il proprio assistito.

Di segno opposto la posizione dei legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, secondo i quali gli elementi richiamati riproporrebbero temi probatori già conosciuti nei precedenti procedimenti. Con la chiusura delle indagini, la difesa ha ora venti giorni per presentare memorie e nuovi atti. Trascorso questo termine, la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio di Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi.

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