L’onorevole: «Il Meridione può diventare un esempio»
L’onorevole Daniela Dondi, classe 1962, deputata modenese di Fratelli d’Italia, si sta consolidando come una delle figure di riferimento della destra parlamentare in Emilia-Romagna, distinguendosi per un’attività che unisce la presenza sul territorio emiliano alle grandi battaglie legislative nazionali della maggioranza di governo. Avvocato di professione, Dondi siede alla Camera dei deputati, dove ricopre il ruolo di membro della II Commissione Giustizia e della Commissione parlamentare di controllo sugli enti di previdenza.
- Giustizia, la separazione delle carriere e il risultato referendario
- Legge elettorale, preferenze e stabilità del governo
- Previdenza, le verifiche sulle casse e sui fondi pensione
- Commercio di prossimità e futuro della sanità modenese
- Mezzogiorno, certezza del diritto e investimenti
- Il profilo politico di Daniela Dondi
Anche se la sua centralità politica le ha attirato critiche da parte degli avversari storici del Partito Democratico (che in passato ne hanno contestato la visibilità locale legata alle dinamiche dei collegi elettorali), Daniela Dondi continua a muoversi come un «ponte» strategico tra le istanze produttive della provincia modenese e le riforme strutturali del governo Meloni a Roma.
Giustizia, la separazione delle carriere e il risultato referendario
Onorevole Dondi, partiamo dai temi della giustizia, che segue da vicino come membro della II Commissione alla Camera. La riforma della separazione delle carriere ha superato diversi scogli e i ricorsi sulla data del voto referendario sono stati respinti dal Tar. Perché consideravate questa riforma una priorità non più rinviabile per i cittadini?
«Abbiamo sempre ritenuto che la riforma sulla separazione delle carriere fosse indispensabile e, per tale motivo, abbiamo affrontato con la massima serietà la fase referendaria, perché abbiamo sempre ritenuto, e continuiamo a ritenere, che la separazione delle carriere sia un bene per i cittadini italiani. Mi spiego meglio: la separazione delle carriere, ossia la separazione tra giudice requirente e giudice giudicante, è importante, per non dire indispensabile, per garantire la giusta equidistanza tra due delle tre parti del processo. Distanza che deve assolutamente essere mantenuta anche nei confronti di colui che in quel momento risulta indagato».
«Un cittadino che affronta un processo, nella qualità di indagato, deve poter contare su un’imparzialità assoluta, non solo di chi lo giudica, ma anche di chi ha promosso l’azione penale. L’altro aspetto della riforma era la modifica del Consiglio superiore della magistratura. Come ogni lavoratore e come ogni professionista, anche un magistrato deve rendere conto a un organo disciplinare dell’attività che svolge e, nel caso in cui sbagli, essere giudicato. Con molto rammarico ho preso atto del risultato referendario e mi dispiace che i cittadini italiani abbiano percepito la tornata referendaria come una scelta politica: invece era una scelta di civiltà per il nostro futuro».
Legge elettorale, preferenze e stabilità del governo
Rimanendo sul piano delle riforme istituzionali, la maggioranza ha recentemente incassato l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale. Lei l’ha definita una «svolta storica». Qual è il valore reale di questo provvedimento per la stabilità del Paese?
«Ho definito la legge elettorale appena approvata dal governo di Giorgia Meloni una svolta storica, perché l’aver reinserito le preferenze permette a ogni cittadino di scegliere direttamente il proprio candidato che lo rappresenterà al Parlamento italiano. Inoltre, l’aver inserito il premio di maggioranza garantisce alla coalizione che riceverà più del 42% delle preferenze di poter governare senza dover accettare dei compromessi. Altra svolta di questa legge elettorale è il fatto di indicare nella scheda chi sarà il candidato premier. Anche questa è un’operazione che io definisco di trasparenza, proprio perché l’elettore deve sapere che cosa e chi sta votando, senza poi permettere coalizioni per le quali non ha espresso il proprio voto».
Previdenza, le verifiche sulle casse e sui fondi pensione
Oltre alla giustizia, lei ricopre il ruolo di segretario nella Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Quali sono le priorità di questo organo in un momento economico così delicato?
«In questi quattro anni di governo, la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori ha svolto, in particolare, due indagini conoscitive. La prima era focalizzata sulla verifica dello stato patrimoniale delle casse private dei professionisti; la seconda sulla verifica dello stato degli investimenti dei fondi sempre legati alla previdenza. Sono state indagini che ci hanno permesso di mettere in luce, purtroppo, alcune criticità».
«Per quanto concerne le casse di previdenza dei professionisti, possiamo essere soddisfatti. Ci sono delle eccellenze, così come ci sono delle casse più in difficoltà, ma, in linea di massima, non ci sono problemi, se non due situazioni comuni a tutte le casse: la morosità nel pagamento dei contributi e la gestione immobiliare. Sicuramente ci sono criticità su alcuni fondi di previdenza, ma la Commissione sta approfondendo anche al fine, eventualmente, di presentare delle modifiche legislative. Nel complesso, posso dire che il nostro sistema pensionistico, sia pubblico che privato, non evidenzia criticità tali da mettere in pericolo l’erogazione delle nostre pensioni».
Commercio di prossimità e futuro della sanità modenese
Passiamo al legame con il suo territorio, Modena. Lei si è spesa molto a sostegno del commercio di prossimità, collaborando anche con le associazioni di categoria locali. Come si salvano i piccoli negozi e le botteghe storiche dalla grande distribuzione e dall’e-commerce?
«Parto dalla fine della domanda per dire che non c’è una regola uguale per tutti per la salvaguardia dei piccoli negozi e delle botteghe storiche nelle città e nei paesi. Certamente le piccole botteghe rappresentano la tradizione di ogni territorio; sono, inoltre, un presidio sul territorio. Vorrei proprio definirle un presidio di legalità, perché comunque la loro apertura permette proprio di monitorare quello che accade nei dintorni. Inoltre, sono un riferimento per tutte quelle persone che non hanno la possibilità di accedere alla grande distribuzione per ragioni di distanza o, comunque, di mezzi. Pertanto, dobbiamo tutti, veramente e indistintamente, lavorare per salvare i nostri negozi e le nostre botteghe storiche, andando ad acquistare da loro».
Sul fronte locale, la sanità modenese è al centro di un duro scontro politico. Avete sollevato forti critiche nei confronti della gestione regionale, parlando di un «depotenziamento» del Policlinico di Modena. Quali sono le vostre proposte alternative?
«La situazione del Policlinico di Modena certamente ha scosso l’opinione pubblica cittadina, dividendola tra coloro che sono a favore dello spostamento totale presso l’altro complesso ospedaliero, cosiddetto di Baggiovara, e coloro che vogliono tenere in vita i due presidi. Il Policlinico di Modena, che si trova al centro della città, è un riferimento per tutta la cittadinanza. Non nego che sia assolutamente necessaria una razionalizzazione di queste due strutture ospedaliere».
«Il presidio del pronto soccorso presso il Policlinico di Modena può essere un importante aiuto anche all’altro presidio ospedaliero, a condizione, però, che mantenga gli standard qualitativi e rimangano presenti presso la struttura tutti quei reparti necessari a sostegno del pronto soccorso del Policlinico. Sicuramente la costruzione dell’ampliamento del polo ospedaliero di Baggiovara richiederà molti anni, ma dovrà assolutamente prevedere un ridisegno della viabilità di tutta quella parte della città, perché già oggi è in una situazione di criticità».
Mezzogiorno, certezza del diritto e investimenti
Concludendo questa intervista, onorevole Dondi, come si evince dalle sue risposte, lei è profondamente legata al tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna, ma come parlamentare di Fratelli d’Italia si trova a votare provvedimenti che mirano a colmare il divario economico del Paese. Dal suo osservatorio a Montecitorio, e guardando alle riforme sulla giustizia civile e alla nuova legge elettorale che avete recentemente approvato, in che modo ritiene che la stabilità istituzionale e la certezza del diritto promosse dal governo Meloni possano tradursi in un volano d’attrazione per gli investimenti e lo sviluppo industriale anche nel Mezzogiorno d’Italia?
«Grazie, perché questa domanda mi permette di esprimere tutta la mia riconoscenza al governo di Giorgia Meloni per le attività legislative che, per le diverse competenze, vengono poste in essere a favore del Mezzogiorno. Perché dico questo? Perché, come lei ha precisato, la stabilità istituzionale e la certezza del diritto permettono a qualsiasi realtà commerciale di svilupparsi, potendo contare su una certezza: un governo che rimane in carica per tutta la durata della legislatura ha una visione del Paese e, per quanto concerne l’Italia, anche del Meridione, che permette di dare certezza a qualsiasi imprenditore. In più, non dobbiamo negare un problema di illegalità che è sempre stato presente, per cui la presenza di uno Stato forte e stabile è un grande deterrente. Questo governo ha sicuramente emanato provvedimenti a sostegno del Meridione, non solo nel mondo dell’agricoltura, proprio perché non deve essere il fanalino di coda dell’Italia, ma deve diventare un territorio florido e di esempio per tutti».
Il profilo politico di Daniela Dondi
L’azione politica di Daniela Dondi si sviluppa principalmente su tre grandi direttrici:
- Riforme istituzionali e giustizia: in Commissione Giustizia, la deputata sostiene con forza i provvedimenti cardine del centrodestra. Ha espresso posizioni nette a favore della separazione delle carriere dei magistrati, criticando l’opposizione della sinistra, definita «ideologica». Di recente, ha espresso forte soddisfazione per l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, considerata una svolta storica in linea con gli obiettivi del premier Giorgia Meloni per garantire stabilità e rispetto del voto popolare.
- Difesa del territorio e commercio di prossimità: legatissima a Modena, Dondi ha recentemente collaborato alla promozione e sostenuto attivamente le proposte di legge popolari promosse dalle associazioni di categoria, come la Confesercenti di Modena, per la tutela dei piccoli negozi, delle botteghe storiche e delle imprese di vicinato, intese come veri e propri presidi sociali della comunità.
- Sanità locale e battaglie etiche: sul piano locale ha assunto posizioni critiche verso la gestione della sanità regionale a guida Pd, attaccando duramente quello che definisce lo «svuotamento» del Policlinico di Modena. Sul fronte dei diritti e dei temi etici, la parlamentare segue la linea rigorosa del partito: si è espressa fermamente contro il fine vita, sostenendo che il dovere dello Stato sia quello di potenziare le cure palliative e non di cedere dinanzi alla sofferenza.




