Rione Traiano, piazza di spaccio nel bunker blindato: 31 misure cautelari | VIDEO

Il giro d’affari era stimato in 450mila euro al mese: scacco al clan Petrone-Puccinelli

Un bunker sotterraneo, blindature in ferro, telecamere e vedette a presidiare una delle più grandi piazze di spaccio di Napoli. È il sistema ricostruito dai carabinieri nel Rione Traiano, dove un’operazione coordinata dalla Dda ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 31 indagati. Un’organizzazione capace, secondo gli investigatori, di garantire cessioni di cocaina per un volume d’affari stimato in circa 450mila euro al mese.

I carabinieri del nucleo operativo di Napoli Bagnoli, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli, del 7° nucleo elicotteri di Pontecagnano, del nucleo cinofili di Sarno e dello squadrone eliportato «Cacciatori di Sardegna», hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

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I 31 indagati sono gravemente indiziati. a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e di plurimi delitti di detenzione e vendita delle stesse, reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’organizzazione camorristica denominata clan Petrone-Puccinelli, operante nel Rione Traiano del quartiere di Soccavo. La stessa realtà criminale era già stata interessata, nel 2017, da un’analoga operazione.

Il bunker della «34» e il sistema «just in time»

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai militari del nucleo operativo di Napoli Bagnoli tra ottobre 2023 e luglio 2026, si è sviluppata anche attraverso attività tecniche e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Gli accertamenti hanno consentito agli investigatori di documentare l’operatività di una delle più grosse aree di spaccio della città, comunemente denominata «la 34», e di cristallizzare ruoli e gerarchie dei partecipi al presunto sodalizio.

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Ulteriori particolari sono stati illustrati durante una conferenza stampa in Procura a Napoli, alla quale hanno preso parte il procuratore Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il generale Biagio Storniolo e i vertici dei Carabinieri di Bagnoli. La tecnica utilizzata era quella del «just in time». «La droga era custodita altrove e veniva trasferita solo poco prima della cessione», ha spiegato Storniolo.

Le cantine delle palazzine di edilizia popolare sarebbero state sottratte alla disponibilità dei legittimi proprietari per realizzare i cosiddetti bunker, protetti da blindature in ferro e sofisticati sistemi di videosorveglianza. All’interno dei locali, secondo quanto emerso dalle indagini, non avveniva soltanto la vendita dello stupefacente, ma era consentito anche il consumo. Le strutture erano inoltre costantemente controllate da una pluralità di vedette.

Piazze H24, turni e formazione dei pusher

Il sistema sarebbe stato organizzato per funzionare ventiquattro ore su ventiquattro, con ciascuna piazza di spaccio affidata a una famiglia. Le vedette non venivano impiegate sempre negli stessi punti di vendita, mentre i pusher lavoravano su turni di otto ore e potevano effettuare anche straordinari. «Penetrare quel sistema non è stato facile», ha spiegato il tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del Gruppo Napoli.

L’organizzazione prevedeva anche la formazione delle nuove leve. I pusher più anziani avrebbero insegnato ai nuovi arrivati come tagliare la droga per aumentare i margini di guadagno. Altri soggetti erano invece incaricati del controllo dei sistemi di videosorveglianza, con il compito di monitorare le aree di spaccio e individuare e segnalare tempestivamente la presenza delle forze dell’ordine. Nel corso delle perquisizioni risultano, allo stato, sequestrati 53mila euro, un orologio Rolex del valore di 15mila euro, cinque diamanti e una collana di diamanti il cui valore è ancora in corso di accertamento.

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