Il capogruppo di FI a ilSud24: «Realtà del pubblico è preoccupante»
Cambiare pagina rispetto alla sanità dell’era De Luca era uno degli obiettivi dichiarati della nuova Regione targata Roberto Fico. Ma tra liste d’attesa, carenza di personale, tensioni con il privato accreditato e servizi territoriali ancora molto carenti, il cambio di passo per ora resta più annunciato che visibile.
Ad aggiungere un altro elemento di tensione è arrivata la sospensione, da parte del Tar Campania, della delibera regionale sui tetti di spesa per la radioterapia del 2026. Il presidente Fico sembra finora più propenso agli slogan che ai fatti concreti. E mentre Palazzo Santa Lucia rivendica i risultati raggiunti sul fronte della nuova sanità territoriale, resta da capire quanto quei numeri corrispondano a strutture realmente operative e servizi effettivamente garantiti ai cittadini.
La Regione ha annunciato di aver centrato il target PNRR con 31 Ospedali di Comunità e 154 Case della Comunità attivati. Quanto c’è di realmente operativo e qual è oggi lo stato di queste strutture? «Al di là dei numeri sbandierati, che lasciano il tempo che trovano, lo stato reale è purtroppo preoccupante» afferma in un’intervista a ilSud24.it il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale e componente della commissione sanità, Massimo Pelliccia.
«Il vero e serio problema riguarda il loro funzionamento: mancano medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo. C’è – spiega Pelliccia – il concreto rischio di trovarci di fronte a “scatole vuote”, prive di contenuti e con servizi che finiscono per sovraccaricare i medici di base, senza riuscire a coprire le reali esigenze dei cittadini che afferiscono alle nostre Asl».
Case e Ospedali di Comunità dovrebbero rafforzare l’assistenza territoriale e alleggerire ospedali e pronto soccorso. I cittadini stanno già vedendo risultati concreti oppure servirà ancora tempo?
«Ammesso che in futuro si riesca a vedere qualche risultato, servirà ancora molto tempo. Per il momento parliamo di strutture prive di una vera regolamentazione e di servizi adeguati. Potrebbero essere ottimi punti di accoglienza e smistamento per alleggerire i Pronto Soccorso – anche perché oggi, per un medico di base, fare diagnosi senza strumenti adeguati è praticamente impossibile –, ma ad oggi in campo non ci sono i mezzi necessari per farle funzionare nella pratica. Ed è proprio questo che ci preoccupa».
Fico ha detto che, se Tac e risonanze del pubblico lavorano al 25% mentre quelle private lavorano al 100%, «il privato si mangia il pubblico» e il pubblico diventa «schiavo del privato accreditato». Come giudica queste parole?
«Sono dichiarazioni di chi evidentemente non ha la minima idea di come i cittadini campani siano costretti ad approcciare alle cure mediche. Se per prenotare una Tac o una risonanza in una struttura pubblica servono fino a 10 mesi, mentre il privato accreditato è in grado di dare risposte celeri, è ovvio a quale modello assistenziale i cittadini saranno costretti a rivolgersi. Piuttosto che lanciare slogan o limitare il privato accreditato – che in questo momento sta letteralmente sopperendo alle gravissime carenze del pubblico –, la Regione dovrebbe interrogarsi sulle cause di questa inefficienza e pensare a efficientare la macchina pubblica e a ridurre le liste d’attesa».
Lei ha portato recentemente in Consiglio il caso di Pineta Grande e Villa dei Fiori, chiedendo chiarimenti sui tetti di spesa e sulla tenuta dei due presidi. Quali risposte ha ricevuto dalla Regione e le ritiene sufficienti?
«Siamo in attesa di capire cosa accadrà la prossima settimana, un passaggio chiave indicato dallo stesso Fico. Per i cittadini, il fatto che queste due strutture siano private accreditate anziché pubbliche è del tutto irrilevante: parliamo di presidi che, soprattutto per le attività di medicina d’urgenza, coprono i vuoti del pubblico e garantiscono assistenza a migliaia di famiglie che, altrimenti, sarebbero costrette a spostarsi per chilometri in caso di necessità. Sono strutture di cui il territorio non può assolutamente fare a meno, poiché erogano servizi di primaria importanza».
Quanto è indispensabile oggi la sanità privata accreditata per garantire ricoveri, prestazioni e riduzione delle liste d’attesa in Campania? E sarebbe possibile ridurne il peso senza conseguenze per i pazienti?
«La sanità privata accreditata è oggi assolutamente essenziale. Nello stato in cui versa il settore pubblico, farne a meno è praticamente impossibile. Dopo i proclami trionfalistici seguiti all’uscita della Campania dal commissariamento della sanità, ci aspettavamo un vero cambio di passo, misure incisive e investimenti seri. Al contrario, i servizi pubblici – nonostante l’abnegazione e l’eccellenza del nostro personale medico e sanitario – restano carenti, con liste d’attesa intollerabili, soprattutto per i casi più gravi. Per un intervento di cataratta si attendono anni; ma anche quando c’è urgenza la situazione purtroppo non cambia, e senza il privato accreditato resterebbe solo la triste alternativa di dover emigrare fuori regione per potersi curare».
Il nodo della sanità campana è l’eccessiva dipendenza dal privato oppure la difficoltà del pubblico a rispondere ai bisogni dei cittadini?
«Senza ombra di dubbio la seconda: la difficoltà del pubblico a rispondere ai bisogni dei cittadini. Il privato non fa altro che coprire le enormi falle della sanità pubblica».
Se dovesse indicare oggi una sola emergenza della sanità campana sulla quale la Regione dovrebbe intervenire immediatamente, quale sceglierebbe?
«Le emergenze sono davvero tante, ma ce n’è una che mi sta particolarmente a cuore: la drammatica situazione dei bambini con disabilità. Le famiglie si recano all’Asl, il pubblico prescrive terapie riabilitative essenziali in tenera età – fondamentali per intervenire tempestivamente e ottenere miglioramenti concreti – e tuttavia questi nuclei familiari restano in attesa persino di anni prima di poter accedere alle terapie, siano esse erogate direttamente dal pubblico o tramite il privato accreditato. La sintesi, purtroppo, è crudele: chi può permetterselo spende ingenti somme pagando privatamente le terapie ogni settimana, mentre chi non ha disponibilità economica è costretto a rinunciarvi. Ma l’accesso alle cure e alla salute non dovrebbe essere un diritto garantito a tutti senza distinzioni?».




