Caro carburante, il governo cambia strategia: aiuti mirati in base al reddito

Lo sconto di 17 centesimi sul diesel resta fino al 5 settembre

Dal sostegno indistinto agli interventi calibrati sul reddito. È la strada indicata dal governo dopo la nuova proroga, fino al 5 settembre, del taglio di 17 centesimi sulle accise del gasolio, finanziata con circa 130 milioni di euro.

La scelta segna soprattutto il passaggio verso una diversa impostazione degli interventi contro il caro carburante. Lo sconto generalizzato resta in vigore per accompagnare i giorni del controesodo estivo, ma a Palazzo Chigi si lavora già alla fase successiva: misure «selettive sulla base del reddito», con l’indicazione di Giorgia Meloni di arrivare rapidamente a una soluzione. Forma degli aiuti e coperture finanziarie saranno al centro delle valutazioni dei prossimi giorni. Antonio Tajani indica già la platea sulla quale concentrare l’intervento. Servono sostegni «strutturali però mirati», spiega il vicepremier, capaci di «aiutare soprattutto i ceti più deboli, il ceto medio, e aiutare le imprese».

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La proroga appena varata, invece, ha una durata limitata. Il taglio sulle accise del diesel sarebbe terminato ieri e il governo ha deciso alla vigilia del Consiglio dei ministri di mantenerlo ancora per alcuni giorni. Sul tavolo erano finite tre possibili scadenze: il 4, il 5 o il 7 settembre. Dopo il confronto condotto a Palazzo Chigi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i tecnici, la scelta è caduta sul 5 settembre.

In questo modo viene coperta quasi tutta la prima settimana del mese, quando sulle autostrade è atteso un traffico particolarmente intenso. Ogni giornata di sconto costa circa 13 milioni di euro. Dalla metà di marzo la spesa complessiva ha raggiunto circa 2,6 miliardi.

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Il meccanismo scelto per trovare i 130 milioni

La copertura dell’ultima proroga non arriva da una tassa sugli extraprofitti. Il decreto introduce invece un acconto fiscale sulle imposte relative ai dividendi anticipati dai grandi gruppi energetici. Fonti di governo descrivono il sistema come una misura «inedita» concordata con le società interessate. Secondo quanto filtra, potrebbe riguardare soprattutto Eni. Una bozza del provvedimento prevede un acconto del 39%, al quale corrisponderebbe successivamente per la società un credito di imposta dello stesso valore.

Il modello non coincide neppure con quello utilizzato nell’intesa raggiunta nel 2024 tra governo e banche sul rinvio delle deduzioni delle quote delle svalutazioni e perdite dei crediti e dell’avviamento correlate alle Dta. Anche la dimensione finanziaria dovrebbe essere sensibilmente inferiore.

Proprio il tema delle risorse da utilizzare per ridurre il peso dei carburanti ha però aperto un confronto politico dentro la maggioranza. La Lega spinge sulla tassazione degli extraprofitti delle banche per ottenere una riduzione più consistente delle accise. Tajani respinge questa impostazione e si dice «contrarissimo»: una simile soluzione, sostiene, «sa di Unione Sovietica».

Il leader di Forza Italia lascia comunque aperta la possibilità di un apporto da parte del settore finanziario. «Un contributo è giusto che sia dato», afferma, purché si segua una strada concordata, «come abbiamo fatto con banche e assicurazioni». Dalla Lega Claudio Borghi replica spostando il confronto su chi debba sostenere il costo delle misure. «Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni».

Per il Carroccio resta possibile anche un’altra strada: aumentare il deficit. «Per la Lega – sostiene Borghi – l’unica cosa che non va è tassare i cittadini, le altre due possibilità vanno bene. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza».

Matteo Salvini ha infatti rilanciato anche l’ipotesi di uno scostamento di bilancio da 20 miliardi. Sul punto sono state lette con attenzione nella Lega le parole della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: «Noi siamo pronti da molti mesi, abbiamo la nostra posizione, faremo i nostri negoziati». Nel partito di Salvini vengono considerate «un’apertura da parte di Bruxelles».

Le opposizioni attaccano il governo

Le critiche arrivano anche da Movimento 5 Stelle e Partito democratico, ma con accenti differenti. Giuseppe Conte liquida la proroga come «l’ennesimo “sconticino” impercettibile, peraltro già mangiato dai prezzi dei carburanti». Il leader del M5S lega poi la questione alle altre scelte dell’esecutivo: «Come per incanto, il coraggio torna solo quando si parla di soldi per le armi».

Elly Schlein torna invece a chiedere un prelievo sugli extraprofitti. «È il momento di tassare gli extraprofitti, Meloni abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa crisi», afferma la segretaria del Pd, secondo la quale sul tema «il governo litiga e gli italiani pagano il conto». Anche il senatore M5S Luca Pirondini interviene sulle divisioni nella maggioranza e parla di «uno spettacolo indegno», sostenendo che esponenti di Forza Italia e Lega «si stanno insultando».

La proroga fino al 5 settembre resta così l’ultimo intervento generalizzato prima del cambio di impostazione annunciato dal governo. Il passaggio decisivo sarà adesso individuare una formula che consenta di concentrare le risorse sui redditi più bassi, sul ceto medio e sulle imprese, insieme alla copertura necessaria per renderla operativa.

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