Cercasi anti-Meloni: il centrosinistra tra il fantasma formaggino e le bende in Parlamento

Tra i possibili protagonisti delle primarie anche Magi e Piccolotti

Il centrosinistra cerca l’uomo, o la donna, da mandare contro Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche del 2027. E fin qui niente di strano. Il problema comincia quando si scorre l’elenco dei possibili partecipanti alle primarie. Perché accanto a Elly Schlein e Giuseppe Conte iniziano a comparire nomi che, più che rassicurare sulla futura leadership, riportano alla memoria una discreta collezione di sceneggiate politiche.

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Tra gli aspiranti c’è Riccardo Magi, segretario di +Europa, che si è detto pronto a partecipare alle primarie «con grande entusiasmo». Un entusiasmo che, però, non sembra aver travolto neppure tutto il suo partito, visto che Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey hanno subito chiarito che l’eventuale candidatura sarebbe personale.

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Magi è quello che nel maggio 2025 si presentò alla Camera vestito da fantasma formaggino, avvolto in un lenzuolo bianco durante il premier time con Giorgia Meloni. Doveva denunciare il rischio di referendum «fantasma». Il risultato fu che il fantasma venne espulso dall’Aula e accompagnato fuori dai commessi. Adesso potrebbe tornare a materializzarsi. Non più tra i banchi di Montecitorio, ma direttamente alle primarie per scegliere quello che dovrebbe diventare l’anti-Meloni.

La Tesla e le bende

E poi c’è Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, moglie del loro leader Nicola Fratoianni, e uno dei nomi indicati per una possibile candidatura dell’area rossoverde. Avs parla di salari bassi, lavoratori, disuguaglianze, famiglie in difficoltà, persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Tutto giusto. Poi scopri che Piccolotti si è comprata una Tesla da 47mila euro. Quarantasettemila euro. Non proprio spiccioli. E neppure la classica automobile scelta dal lavoratore che passa il mese a fare i conti con bollette, mutuo e carrello della spesa.

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Naturalmente ognuno con i propri soldi compra quello che vuole. Ma se passi buona parte della tua attività politica a spiegare quanto sono bassi gli stipendi degli italiani e quanto siano profonde le disuguaglianze, una Tesla da quasi cinquantamila euro qualche battuta se la va a cercare da sola.

Piccolotti spiegò che voleva un’auto elettrica con buona autonomia e che modelli analoghi potevano costare anche di più. Va bene. Resta il fatto che 47mila euro continuano a essere 47mila euro, anche se l’auto non emette CO2.

Poi qualcuno fece notare un altro piccolo dettaglio: quella Tesla era prodotta dall’azienda di Elon Musk. E Musk, dopo essersi schierato apertamente con Donald Trump, era diventato politicamente impresentabile agli occhi di Piccolotti e di buona parte della sinistra. A quel punto arrivò la pezza. La Tesla era stata comprata prima. Prima che Musk diventasse quello che Piccolotti non sopportava più. Prima che diventasse, secondo le sue parole, «nazista». Prima, insomma, che acquistare una Tesla diventasse politicamente imbarazzante.

Come se nel frattempo fosse cambiata l’automobile. La Tesla restava quella. Il prezzo restava 47mila euro. Il marchio restava Tesla. Era cambiato soltanto il giudizio politico sul proprietario dell’azienda. Sulla macchina arrivò perfino un adesivo: «Ho comprato questa Tesla prima che Musk diventasse pazzo». Una specie di certificato di conformità ideologica da applicare sul lunotto. Come a dire: tranquilli compagni, la macchina è quella di Musk, ma l’ho comprata quando Musk era ancora accettabile.

Piccolotti, peraltro, quest’estate si è fatta notare anche per un’altra sceneggiata a Montecitorio. Il 5 agosto, durante il voto sulla richiesta di autorizzazione per l’acquisizione delle chat del deputato ed ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, da parte della Procura, i deputati di Avs si sono presentati in Aula con una benda nera sugli occhi. Volevano denunciare, a loro dire, una maggioranza che stava «chiudendo gli occhi» sulla vicenda.

Mentre Piccolotti interveniva, i colleghi sono rimasti bendati fino a quando la presidente di turno Anna Ascani li ha invitati a togliere le bende. Lei ha replicato: «Non si possono bendare gli occhi agli italiani».

Insomma, tra il fantasma formaggino di Magi, la Tesla da 47mila euro diventata improvvisamente scomoda quando Musk non è più piaciuto alla sinistra e le bende in Aula, il centrosinistra continua a regalare più sceneggiate che politica. E questa dovrebbe essere la compagnia da cui uscirà lo sfidante di Giorgia Meloni.

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