Sommozzatori al lavoro nel canale
Chi ha incontrato Luca Esposito prima che venisse ucciso e dato alle fiamme? È la domanda centrale dell’indagine sul giornalista sportivo trovato morto domenica mattina in contrada Bivio Cioffi, a Eboli, mentre gli investigatori continuano a cercare il suo cellulare e gli ultimi contatti avuti.
Il telefono utilizzato quotidianamente dal 53enne non era accanto al corpo e non è stato trovato neppure nella sua abitazione di Fisciano. Potrebbe contenere chiamate e messaggi decisivi per ricostruire l’appuntamento che lo ha condotto nella zona del delitto. La Procura della Repubblica di Salerno, guidata da Raffaele Cantone, ha disposto l’intervento dei sommozzatori nel canale di scolo vicino al terreno agricolo, ma le operazioni sono state sospese senza risultati perché il corso d’acqua si è rivelato impraticabile e impossibile da dragare.
Il giallo delle chiavi e dell’auto
Sono scomparse anche le chiavi della Lancia Y bianca di Esposito. Accanto al cadavere, spiega Manuela Galletta su «La Stampa», è stato recuperato soltanto il mazzo dell’abitazione. Gli investigatori valutano l’ipotesi che qualcuno abbia portato via le chiavi dell’auto per eliminare impronte digitali o tracce biologiche lasciate durante la guida.
Questo particolare apre diversi scenari: il giornalista potrebbe aver raggiunto il terreno ancora vivo, essere arrivato con un’altra persona oppure essere stato trasportato sul posto dopo la morte. Non è escluso che la vettura sia stata condotta da chi ha poi incendiato il corpo, ma si tratta di ipotesi ancora prive di conferme.
L’autopsia eseguita martedì 21 luglio dal medico legale Gabriele Casaburi, alla presenza di Giuseppe Raimo, consulente delle sorelle della vittima, è durata circa cinque ore. È emerso che Esposito fu picchiato e riportò diverse fratture, forse provocate anche con un corpo contundente. È stata esclusa la morte per un colpo di pistola, ma non è ancora stato stabilito se le percosse siano state fatali o se il decesso sia avvenuto per una causa diversa. Anche il soffocamento non può essere indicato, allo stato, come conclusione definitiva.
La salma resta sotto sequestro e saranno necessari ulteriori accertamenti tecnici irripetibili di istologia, tossicologia e genetica. Dovranno essere chiarite anche le modalità e il momento in cui il cadavere è stato dato alle fiamme.
Le attività estranee al giornalismo
Esposito era iscritto dal 2012 all’Ordine dei giornalisti della Campania come pubblicista. Aveva collaborato con televisioni, quotidiani e siti locali, seguendo soprattutto Benevento, Avellino e Salernitana, ed era direttore di tuttosalernitana.com, diventato irraggiungibile dopo la notizia della sua morte.
Il vero punto oscuro riguarda però ciò che faceva durante la mattina e nelle prime ore del pomeriggio. La Procura sta ascoltando colleghi e conoscenti per ricostruire quella parte della sua vita. Esposito raccontava di lavorare per l’Arpac e di effettuare controlli nelle aziende bufaline, ma l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania ha escluso che fosse un proprio dipendente. Non lavorava neppure per la Regione e non era iscritto all’Ordine dei Biologi. Gli investigatori vogliono quindi capire se quei sopralluoghi avvenissero davvero, con quale titolo Esposito si presentasse nelle aziende agricole e quale fosse lo scopo di eventuali controlli compiuti senza qualifica.
Alcuni colleghi hanno inoltre riferito di averlo visto su un’automobile con i loghi dell’Arpac. Dovrà essere accertato se fosse realmente un mezzo dell’Agenzia, eventualmente prestato da una persona autorizzata, oppure una vettura con contrassegni applicati senza titolo. È un passaggio ritenuto importante per comprendere se dietro i racconti di Esposito vi fosse un’attività concreta e se questa possa avere avuto un ruolo nel delitto.
La falsa casa al mare e le piste dell’indagine
Dubbi sono emersi anche sulla presunta abitazione di Agropoli nella quale Esposito aveva detto ad alcuni colleghi di voler trascorrere il fine settimana. Dagli approfondimenti risulterebbe invece che non dovesse raggiungere alcuna casa al mare.
Le numerose incongruenze rendono difficile delineare con precisione la sua vita fuori dal giornalismo. Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, anche se la pista privata appare al momento quella più approfondita e non sono emersi collegamenti concreti con l’attività di cronista sportivo. È stata esaminata anche la sfera sentimentale, ma la pista passionale viene considerata meno probabile. Il cellulare scomparso, le chiavi dell’auto, i presunti sopralluoghi nelle aziende bufaline, la vettura con i loghi Arpac e il viaggio ad Agropoli mai programmato sono gli elementi su cui si concentra l’inchiesta. La risposta potrebbe trovarsi proprio in quella parte della vita di Luca Esposito che amici e colleghi, finora, non sono riusciti a ricostruire.




