Il cantante si è spento a 86 anni nella sua amata isola
Un patrimonio italiano, una voce senza tempo, un pianista capace di unire Napoli al mondo. Peppino di Capri è morto questa mattina nella sua amata isola, dopo una lunga malattia. Aveva 86 anni e lascia i figli Nico, nato dal matrimonio con Roberta Stoppa, ed Edoardo e Dario, avuti da Giuliana Gagliardi. Con lui scompare un artista che ha attraversato quasi ottant’anni di musica, accompagnando generazioni di italiani con la voce, il pianoforte e uno stile immediatamente riconoscibile.
Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, era nato sull’isola il 27 luglio 1939. La musica faceva già parte della sua famiglia: il nonno suonava nella banda locale, mentre il padre Bernardo gestiva un negozio di dischi e strumenti. A quattro anni si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza a Capri e a sei iniziò a studiare pianoforte a Napoli. Nel 1953 cominciò a suonare nei locali di Capri e Ischia con il batterista Ettore Falconieri; tre anni dopo i due vinsero «Primo applauso», condotto da Enzo Tortora, interpretando «Cry» e «Tu vuo’ fa’ l’americano». Nel 1958 nacquero i «Capri Boys», poi diventati «Peppino di Capri e i suoi Rockers» dopo il contratto con la Carisch.
Il successo esplose con «Nun è peccato», seguito da «Voce ’e notte», «Nessuno al mondo», «Nun giurà» e «Luna caprese». Negli stessi anni Peppino di Capri recitò nei musicarelli con Mina e Maurizio Arena, si esibì alla Carnegie Hall e conquistò il Sud America. Con «Let’s Twist Again» portò il twist in Italia e raggiunse il milione di copie, poi arrivarono «St. Tropez Twist», «Speedy Gonzales» e la vittoria al Cantagiro del 1963 davanti a Little Tony, Adriano Celentano e Gino Paoli. Nel 1965 aprì anche i concerti italiani dei Beatles.
Da Sanremo a «Champagne»
Peppino di Capri debuttò a Sanremo nel 1967. Dopo lo scioglimento dei Rockers continuò a esibirsi negli Stati Uniti e tornò al successo con «Tu…». Nel 1970 vinse il Festival di Napoli con «Me chiamme ammore» e fondò la propria etichetta, la Splash. Nel 1973 conquistò Sanremo con «Un grande amore e niente più» e pubblicò «Champagne», destinata a diventare la sua canzone simbolo nel mondo. Tre anni dopo vinse nuovamente il Festival con «Non lo faccio più».
La sua carriera proseguì tra dischi, tournée e grandi palcoscenici. Nel 1987 registrò un album dal vivo alla Royal Albert Hall, nel 1991 rappresentò l’Italia all’Eurovision con «Comm’è ddoce ’o mare» e nel 1995 tornò a Sanremo con Gigi Proietti e Stefano Palatresi nel Trio Melody. Nel 2001 collaborò con James Senese e nel 2005 partecipò per la quindicesima volta al Festival con «La panchina», ricevendo nello stesso anno da Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di Commendatore della Repubblica. Nel 2008 celebrò cinquant’anni di carriera, mentre negli anni successivi arrivarono nuovi album, collaborazioni con Gué Pequeno, apparizioni cinematografiche e riconoscimenti. Nel 2019 uscì «Mister… Peppino di Capri», nel 2022 incise «L’amore esiste», nel 2023 ricevette il premio alla carriera «Città di Sanremo» e nel 2025 Capri gli consegnò le chiavi della città, mentre Rai 1 trasmise il film biografico «Champagne – Peppino di Capri».
La famiglia e il legame con l’isola
Peppino di Capri conobbe Roberta Stoppa nel 1959 e la sposò due anni dopo. Dalla loro relazione nacque Igor, detto Nico. Dopo il divorzio sposò Giuliana Gagliardi, dalla quale ebbe Edoardo e Dario. Giuliana morì nel 2019 e nello stesso periodo le condizioni di salute dell’artista cominciarono ad aggravarsi.
Peppino di Capri si è spento nella sua isola, il luogo dal quale era partito bambino e che aveva portato per tutta la vita nel nome, nelle canzoni e sui palcoscenici del mondo. Restano «Nun è peccato», «Luna caprese», «Un grande amore e niente più», «Champagne» e decine di altri brani, ma soprattutto resta un artista capace di fondere la tradizione napoletana, il rock americano e l’eleganza della grande musica italiana.




