La testardamente unitaria Elly Schlein si sfila e non dice una parola
Giuseppe Conte ha provato a colpire la corsa al riarmo, ma il primo bersaglio centrato è stato il campo largo. Le dichiarazioni pronunciate a Napoli hanno aperto una nuova frattura sulla politica estera e rimesso sotto pressione Elly Schlein, accusata di tacere per non disturbare l’alleato pentastellato. «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti», ha detto il leader del M5s dal palco della manifestazione. Doveva essere la prova di compattezza della coalizione. È diventata, per merito suo, l’ennesima verifica delle crepe.
Il coro di critiche
«Come possiamo far finta di niente?», ha attaccato Giorgio Gori. «Non lo ha detto a casa sua, ma ieri (mercoledì, ndr.) a Napoli dal palco di una manifestazione ufficiale di una parte della coalizione con cui ci accingiamo a sfidare il centrodestra». Carlo Calenda ha chiamato in causa Elly Schlein, Paolo Gentiloni, Graziano Delrio, Simona Malpezzi e Filippo Sensi: «Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?».
Pina Picierno ha puntato direttamente sulla segretaria del Pd: «Il silenzio di fronte ad affermazioni così gravi è complicità». «Conte, come un Vannacci qualunque», ha aggiunto Ettore Rosato, mentre Licia Ronzulli ha rincarato: «Per Schlein i voti del M5s valgono più della coerenza, dell’amor di patria e della credibilità dell’Italia».
Conte, insomma, è riuscito a mettere in difficoltà il Pd senza neppure doverlo attaccare. A difenderlo sono arrivati Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. «Io non sono scandalizzato», ha detto Bonelli. «Putin rappresenta un problema perché ha determinato un’invasione criminale e so che Conte dà lo stesso giudizio». Il punto, ha aggiunto, è «se siamo disponibili ancora oggi a dire sì alla follia del 5% del Pil per le spese in armamenti che sono insostenibili». Fratoianni ha ribadito: «Conte ha detto che, dal suo punto di vista, non siamo di fronte a una minaccia militare della Russia e che questo quadro non giustifica una folle corsa agli armamenti. Siamo contro la corsa agli armamenti».
Antonio Tajani ha approfittato dello scontro per rivolgersi ai riformisti e ai cattolici «rimasti senza casa». «Nel campo largo, che poi è un campo stretto, si sentono solo parole di estrema sinistra. Pensiamo a Conte sulla questione russa. Noi diciamo: casa vostra è questa».
Tabacci lascia il gruppo Pd
Intanto Bruno Tabacci ha lasciato il gruppo parlamentare del Pd per aderire al Misto. La decisione è stata comunicata con una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana e alla capogruppo Chiara Braga. «Ho condiviso, e continuerò a condividere, molte battaglie del Pd, del cui gruppo parlamentare mi onoro di aver fatto parte. Ma oggi considero indispensabile contribuire alla costruzione di uno spazio politico diverso, capace di parlare anche a chi si riconosce nell’alternativa alla destra senza sentirsi rappresentato dal Partito Democratico».
Lia Quartapelle ha chiesto una coalizione dalle «idee chiare», che oggi «purtroppo mancano», sottolineando anche l’assenza di uno sforzo per coinvolgere sensibilità moderate, liberali e civiche. Matteo Renzi ha affondato il colpo: «Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona: ci sarà sempre qualcuno più a sinistra, come dimostra Potere al Popolo. Il centrosinistra unito può vincere, il campo largo di Napoli no. Serve anche una componente riformista».
La polemica ha coinvolto anche Calenda e Riccardo Magi. Il leader di Azione ha accusato il segretario di Più Europa di aver fatto «l’imbucato sotto il palco di Napoli»; Magi gli ha rinfacciato di inciuciare con il centrodestra. Filippo Sensi ha respinto l’accusa di silenzio: «Talmente non ho taciuto che l’ho detto subito e lo dico ogni volta. E, se posso, senza il privilegio di essere fuori dalla costruzione di questa coalizione». Dopo il palco di Napoli, quel privilegio potrebbe apparire meno scomodo del previsto.
Conte prova a correggere il tiro
Alla fine Conte è intervenuto a In Onda su La7: «Gori ha frainteso, io stavo parlando del comandante supremo delle forze armate della Nato». «Io da subito mi sono schierato con l’Ucraina», ha aggiunto. «Si è detto che la minaccia russa travalica il conflitto Russia-Ucraina e che dobbiamo per questo riarmarci. Per l’Italia che significa? Cinquecento miliardi entro il 2035. Meloni ha firmato entro il 2035. Lei al limite non lo farà quest’anno perché poi si vota. Ma questi soldi dove li prendono?».
Il tentativo di giustificarsi è servito a poco. Conte ha provato a ridimensionare il caso chiamando in causa un fraintendimento, ma la precisazione ha finito per allargare ancora di più la polemica: una toppa peggiore del buco, arrivata quando il campo largo era già esploso.




