Roma chiede garanzie per madre e bambina
La possibile via d’uscita per Nessy Guerra passa ora dal presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. L’ambasciata italiana al Cairo ha formalizzato una richiesta di grazia dopo il fermo della donna, accompagnata in caserma con la figlia e i genitori.
È solo l’ultima tappa una vicenda che da oltre due anni tiene la giovane sanremese bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha, tre anni e mezzo. Il caso nasce da un’accusa di adulterio presentata dall’ex marito italo-egiziano e si è complicato fino alla condanna a sei mesi di carcere emessa da un tribunale egiziano. Proprio per quella sentenza Nessy Guerra è considerata latitante.
La tensione è esplosa all’alba di ieri. Intorno alle 4.30, la donna è stata raggiunta nell’alloggio segreto in cui viveva e condotta in una caserma di polizia del Cairo. Con lei sono stati portati anche la bambina e i genitori. La presenza della madre di Nessy, Fiorella Mazza, non è casuale: è lei l’affidataria della piccola in forza di una decisione del giudice egiziano del dicembre 2024. Una situazione destinata a restare valida almeno fino alla nuova udienza sull’affidamento, fissata per il 6 agosto.
La richiesta del padre e il timore della difesa
A far scattare l’intervento sarebbe stata, secondo quanto emerso, la richiesta del padre di Aisha di incontrare la figlia. L’uomo era uscito da pochi giorni, su cauzione, dalla prigione di Hurgada, dove si trovava per minacce al viceconsole.
Il punto che ha fatto crescere l’allarme è un altro: alla donna e ai familiari non sarebbe stato esibito alcun ordine esecutivo, né una sentenza che chiarisse le ragioni della convocazione in caserma. Per la legale Agata Armanetti, il rischio era che dietro quel passaggio potesse nascondersi un escamotage per arrivare all’arresto della sua assistita.
La situazione si è sbloccata solo dopo l’arrivo in caserma dell’ambasciatore d’Italia al Cairo, Agostino Palese, e della console Giulia De Nardis, giunti insieme a un legale di fiducia. Da Roma, intanto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani seguiva il dossier e ha avuto un contatto anche con il collega egiziano. Dopo alcune ore, Nessy Guerra è stata rilasciata insieme alla figlia.
Tajani alla Camera: «Chiesta piena collaborazione»
Il fermo ha avuto immediate ripercussioni politiche in Italia. La vicenda è stata sollevata soprattutto dai deputati delle opposizioni e Tajani è stato chiamato a riferire durante il question time alla Camera. «Non appena ho appreso la notizia» del fermo di Nessy Guerra in Egitto, ha dichiarato il ministro, «sono stato in contatto con il ministro degli Esteri egiziano Abdelatty, intervenendo per sollecitare il rilascio della connazionale».
Il titolare della Farnesina ha poi spiegato di avere ribadito «con forza, ancora una volta, la richiesta di piena collaborazione da parte egiziana per garantire l’assoluta tutela e sicurezza della signora Guerra e di sua figlia». Dal governo del Cairo, ha aggiunto, sono arrivate «assicurazioni» sulla disponibilità «a collaborare per raggiungere una soluzione rapida e positiva della vicenda». Nel frattempo madre e bambina erano già tornate a casa, notizia accolta con un applauso nell’Aula di Montecitorio.
Il nodo dell’affidamento e il precedente egiziano
La storia di Nessy Guerra resta segnata dal rapporto con l’ex marito Tamer Hamouda, italo-egiziano e quindi anche cittadino italiano, che ha avuto più passaggi in carcere per episodi di violenza e aggressione. La donna punta a rientrare in Italia con la figlia e a chiudere una vicenda che per lei è diventata un incubo giudiziario e familiare.
Il punto più fragile resta però l’affido di Aisha. È su questo fronte che la partita appare più difficile e senza un esito scontato. Né il governo egiziano né la stampa locale hanno finora preso posizione sul caso, che in Egitto ha precedenti, ma non con una cittadina italiana coinvolta.
Uno di questi risale al 2018, quando un tribunale egiziano riconobbe a una madre straniera la custodia dei figli dopo una lunga battaglia legale con l’ex marito egiziano. Le accuse dell’uomo furono respinte, ma la custodia venne subordinata a condizioni molto rigide: divieto di viaggio e divieto di risposarsi. Proprio vincoli di questo tipo, capaci anche di rimettere in discussione decisioni già assunte, rappresentano il rischio maggiore per Nessy Guerra.
Per questo la grazia chiesta ad Al Sisi non è soltanto un passaggio formale. Potrebbe diventare lo strumento per chiudere il procedimento penale e ridurre il pericolo che la vicenda sull’affidamento finisca per trattenere ancora la donna e la figlia in Egitto.




