Sorelle ritrovate, niente carcere per la madre: obbligo di dimora per i tre indagati

Il procuratore: verifiche su eventuali altri coinvolti

Niente carcere per la madre delle due sorelle ritrovate a Formia dopo due settimane di ricerche, ma obbligo di dimora nella provincia di Latina. Il gip di Sulmona ha convalidato il fermo della donna, del compagno e del padre, accogliendo la richiesta della Procura.

La decisione è arrivata dopo gli interrogatori di garanzia e riguarda Valentina D’Acunto, il suo compagno e il padre della donna. Per tutti e tre il giudice per le indagini preliminari ha disposto anche l’obbligo di presentazione due volte al giorno dai carabinieri per la firma.

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La Procura non aveva sollecitato la custodia cautelare in carcere, ritenendola non necessaria. Il gip ha condiviso l’impostazione dell’ufficio inquirente e ha valutato l’obbligo di dimora come misura adeguata a evitare il rischio di reiterazione del reato.

Le accuse dopo il ritrovamento a Formia

L’inchiesta resta però pesante. I tre indagati rispondono di sequestro di persona aggravato in concorso. Al centro del procedimento ci sono le due sorelle di 16 e 12 anni che il 7 giugno si erano allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, dove erano state collocate due anni fa.

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Le ricerche si sono concluse domenica scorsa a Formia, nell’abitazione di una lontana parente. Anche la donna, un’ottantenne nella cui casa sono state trovate le minorenni, è indagata per concorso in sequestro di persona. Il procuratore del tribunale di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha chiarito che gli accertamenti non sono conclusi: «Restano da verificare ulteriori circostanze per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone».

La posizione di Valentina D’Acunto

Nel corso dell’interrogatorio, Valentina D’Acunto ha provato a chiarire la propria versione. Per il procuratore, però, le spiegazioni fornite dalla donna restano legate a una lettura personale della vicenda. «Ha fornito alcune spiegazioni, ma si tratta di sue convinzioni personali», ha affermato D’Angelo. Il magistrato ha poi indicato il punto centrale della posizione della madre: «Il suo obiettivo era tornare ad avere con sé le figlie».

Il legale: «Hanno preso coscienza»

La difesa ha contestato l’impostazione dell’accusa, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come sottrazione di minorenni e non come sequestro di persona. Il giudice non ha accolto questa tesi, confermando la contestazione più grave.

Al termine dell’udienza di convalida, l’avvocato Enrico Mastantuono, difensore di Valentina D’Acunto, ha parlato di un gesto sbagliato, maturato in un momento di forte difficoltà. «Hanno commesso una grossa sciocchezza. Si sono pentiti», ha dichiarato. Il legale ha aggiunto che gli indagati «hanno preso coscienza che questa cosa non andava fatta perché c’erano dei presidi normativi da rispettare».

Secondo Mastantuono, sullo sfondo della vicenda ci sarebbe anche la sentenza di fine maggio, notificata dai difensori, che restituiva la responsabilità genitoriale solo al padre delle ragazze e non alla madre. «Forse il progetto è nato perché presi dallo sconforto», ha spiegato l’avvocato.

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