«Sono 6 milioni, giusto coinvolgerli». Il Pd è davvero alla frutta
Al di là dei ballottaggi nei 18 comuni dove nessun candidato ha superato il 50% dei voti, fra cui 6 capoluoghi di provincia, 3 con in testa il Cdx e 3 il Csx, non ci si può nascondere che siamo ridotti davvero male. Lo dimostra quello che è successo durante il pre e il post “ponte” dell’80° anniversario della Repubblica e del 78° della sua festa, cui gli italiani continuano a partecipare con orgoglio e amore del tricolore, ricordando che quella conquista fu conseguita grazie all’intervento degli Usa, dai partigiani senza alcuna distinzione politica: sinistra, destra, cattolici, militari e gente comune, insieme per dare un futuro diverso al nostro Paese.
Una ricorrenza che, ormai, sembra essere diventata soltanto un rituale che si trascina stancamente perché i nostri connazionali ancora ci credono. E lo festeggiano. Mentre per la sinistra è solo retorica, apparenza e propaganda. Un’occasione per rinfocolare le divisioni, l’odio e i veleni contro chi la pensa diversamente. Di più, una data che, grazie al Pd, all’ex ministro Orlando, che ha partecipato, con esponenti dem di fede musulmana, al loro raduno a Genova, gli Islam-Dem vorrebbero strapparci, per trasformarla in un «2 giugno dell’islamismo».
Sarebbe il primo passo verso una sottomissione, peraltro già annunciata dal Pd, da Orlando e Fassino, ospiti di primo piano nel capoluogo ligure, accreditando gli islamici: «Sono sei milioni, è giusto coinvolgerli perché saranno loro a fare la nuova Italia» addirittura. Sarebbe il primo passo verso l’Islam-italismo e potrebbe avere conseguenze pesantissime per la nostra democrazia.
Il nodo dell’Islam e dell’articolo 8
Per l’islamismo la religione guida ogni aspetto della vita, compresa la sfera giuridica e civile. Mentre la nostra “Magna Charta” prevede che l’Italia sia uno Stato laico e non religioso. Di più, bypassando quell’articolo 8 della Costituzione secondo cui i rapporti tra lo Stato italiano e le confessioni religiose diverse da quella cattolica siano regolati per legge sulla base di «intese» con le rispettive rappresentanze. Ma pur essendo l’Islam la seconda religione per numero di fedeli in Italia, non ha mai sottoscritto alcun accordo con noi.
Non sarà perché, come appena detto, in uno Stato islamico è la shari’a ad avere l’ultima parola su ogni cosa, mentre in uno Stato laico è la Costituzione a dettare leggi e comportamenti? Il che, nelle attuali condizioni, rappresenta un ostacolo alla sottoscrizione di qualsiasi intesa. Prima di firmarla, infatti, gli islamici dovrebbero innanzitutto impegnarsi a rispettare le nostre leggi e la nostra Costituzione, rinunciando alla shari’a. Altrimenti, inoltre, il rischio è l’imposizione del burqa alle donne e l’oppressione della loro identità femminile.
Se ne sono mai resi conto i signori della sinistra che, pur di raccogliere qualche voto in più, stanno vendendo l’anima al diavolo e la signora Salis, che potrebbe anche vedersi costretta a lasciare la cadrega di prima cittadina di Genova a qualcuno in pantaloni, magari anche alla zuava? Probabilmente, no!
Ma, come diceva Andreotti, «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca», azzardo allora un dubbio. Non sarà che, magari sapendo che perché questo succeda occorre l’aiuto degli elettori, sperano che siano questi a togliergli le castagne dal fuoco? Ovvero che i consensi arrivati grazie a questa sorta di manovra di aggiramento, pur sufficienti a fargli guadagnare qualche scranno, non bastino a cambiare le carte in tavola. Aiutandoli così a salvare le loro capre, ovvero le proprie poltrone e qualche «cavolino» – leggi scrannetto —, consentendo a qualche musulmano di provare l’ebbrezza di riposare le stanche terga su una poltrona di peso, ma niente di più.
Solo una presa in giro, quindi. La lezione di Venezia, dove nessuno dei 7 islamici candidati ha emozionato più di tanto la propria comunità ed è stato eletto, non è servita a niente. A lorsinistri interessano i voti, e sei milioni, seppure soltanto sulla carta, sono tanti e fanno ben sperare, per non provarci almeno.
La parata disertata e il silenzio dei media
Non è stato un caso, insomma, l’assenza di leader e capigruppo parlamentari sinistrati alla parata militare – anzi, Ilaria Salis, che si è fatta eleggere europarlamentare per sfuggire a un processo, ne ha chiesto anche l’abolizione – per solennizzare la festa degli ottanta anni della Repubblica. Loro hanno in testa tutt’altro Paese. Uno in cui ognuno faccia per sé e non per tre, mentre a far per tutti pensi la shari’a.
Ma per i media cartacei e video amici della sinistra è come se non fosse successo niente. Sull’argomento, Corriere, Stampa e Repubblica hanno preferito tacere sul pericolo di sottomissione, autoimbavagliandosi sull’islamismo verso cui Orlando, Fassino, Schlein e gli amici di Avs, Bonelli, Fratoianni e compagnia ci stanno trascinando.
Vedi il caso Erri De Luca, intellettuale da sempre osannato a sinistra, ma che in questi giorni si è permesso di dire qualcosa in contrasto con il Pd che, per punirlo, si è inventato una nuova formula di democrazia: «massima tolleranza e solidarietà, ma per chi obbedisce». E naturalmente i giornal(i)oni, coraggiosamente, per non correre rischi preferiscono far passare la cosa sotto silenzio. Anzi, per maggiore sicurezza si procurano un bavaglio.




