Napoli, la spiaggia «per tutti» alla Rotonda Diaz: chi arriva all’alba forse si siede

L’enfasi del Comune inciampa nelle sedie contate

La rivoluzione balneare del Comune di Napoli sta tutta in una piccola moltiplicazione: 10 sedie, 10 sdraio, 10 ombrelloni. Alla Rotonda Diaz la spiaggia viene presentata come «sempre più accessibile per tutti», ma il «tutti» sembra avere una capienza piuttosto limitata. A completare l’allestimento ci sono una sedia JOB per l’ingresso in acqua delle persone con difficoltà motorie, una pedana, docce, servizi igienici e due operatori socio-sanitari.

Nessuno mette in discussione l’importanza dell’accessibilità, né l’utilità dei presìdi messi a disposizione. Anzi, proprio perché il tema è serio, meriterebbe proporzioni adeguate. Il problema è la distanza tra il racconto dell’amministrazione e la consistenza dell’intervento. Perché una spiaggia pubblica «per tutti», in una città come Napoli, non può sembrare attrezzata per una piccola comitiva arrivata in anticipo.

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Lo spazio c’è, mancano le attrezzature

A rendere ancora più evidente la sproporzione basta guardare l’arenile. L’area attrezzata occupa solo una fascia centrale della spiaggia, ai lati della pedana, mentre intorno restano ampie porzioni di sabbia libera. Gli ombrelloni sono distanziati, le sedute contate, la dotazione complessiva appare ordinata ma minima. Non si trattava di trasformare la Rotonda Diaz in uno stabilimento privato, ma tra lasciare spazio ai bagnanti e sistemare appena dieci postazioni esiste una via di mezzo.

Con numeri così ridotti, la «spiaggia per tutti» rischia di diventare una spiaggia per i più mattinieri. Chi vorrà trovare una sedia libera dovrà probabilmente puntare la sveglia prima dell’alba, magari presentarsi alle cinque del mattino e sperare che nessun altro abbia avuto la stessa idea. Altrimenti resteranno il mare, la sabbia e il comunicato stampa: accessibili, quelli sì, senza bisogno di prenotazione.

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Il Comune parla di «accoglienza completa e confortevole per tutti i frequentatori». Ma se i frequentatori sono più di venti, come è facile immaginare in una giornata estiva alla Rotonda Diaz, il concetto di «» diventa piuttosto elastico. Più che una piena fruibilità, sembra una prova a numero chiuso. Una specie di diritto al mare con selezione naturale: vince chi arriva prima.

La grande sinergia per il piccolo lido pubblico

Nel comunicato, l’iniziativa viene presentata come il frutto di un lavoro sinergico tra Politiche Sociali, Infrastrutture, Mobilità, Protezione Civile, Tutela del Mare, Turismo e Attività Produttive. Un dispiegamento istituzionale imponente per un risultato che, a occhio, potrebbe essere occupato interamente da una famiglia numerosa e da due gruppi di amici.

La gestione delle attrezzature è affidata alla cooperativa Medihospes, che si occuperà anche del servizio sulla spiaggia. La presenza di due operatori socio-sanitari è certamente un elemento positivo, così come la sedia JOB rappresenta un presidio importante per chi ha difficoltà motorie. Ma anche qui il punto resta lo stesso: se il Comune vuole davvero presentare Rotonda Diaz come esempio concreto di inclusione, il servizio deve essere dimensionato non sulla retorica, ma sui bisogni reali della città.

In attesa di verificare dagli atti amministrativi il costo complessivo dell’operazione, resta un dato politicamente evidente: non siamo davanti a un intervento strutturale, ma a un allestimento minimo. Anche ipotizzando costi non trascurabili per sedia JOB, pedana, servizi, gestione e personale, il nodo non cambia: il Comune ha scelto di accompagnare una dotazione ridotta con una comunicazione da grande svolta. Ed è proprio qui che l’enfasi istituzionale finisce per diventare un autogol.

L’assessora alle Politiche Sociali, Chiara Marciani, rivendica il lavoro svolto: «Il mare è un diritto di tutti. Anche quest’anno abbiamo lavorato con determinazione per rendere la spiaggia della Rotonda Diaz un luogo realmente inclusivo, uno spazio sempre più accessibile con servizi e supporto dedicati». Parole condivisibili nel principio. Meno convincenti se confrontate con la quantità effettiva delle dotazioni. Perché un diritto, per essere tale, deve poter essere esercitato davvero. Non solo celebrato in un comunicato.

L’assessore Edoardo Cosenza ricorda che dall’estate 2023 l’amministrazione ha ampliato l’offerta dei servizi, citando «docce, bagni, fontanine, rampe, pulizia» e il lavoro per il superamento delle barriere architettoniche «dove possibile». Ed è proprio quel “dove possibile” a dire molto. Possibile, evidentemente, era anche mettere qualche ombrellone in più. Possibile era rafforzare la dotazione. Possibile era evitare toni trionfalistici davanti a un allestimento che appare più simbolico che strutturale.

La Napoli destinazione di mare e le sedie contate

L’assessora al Turismo e alle Attività produttive, Teresa Armato, inserisce la Rotonda Diaz nel racconto della Napoli destinazione di mare, capace di attrarre visitatori anche nei mesi estivi. Un ragionamento legittimo: il mare è ormai parte integrante dell’immagine turistica della città. Ma proprio per questo il servizio pubblico dovrebbe essere all’altezza della narrazione.

Se Napoli vuole davvero proporsi come città di mare accessibile, inclusiva e accogliente, non può accontentarsi di un allestimento da vetrina. La spiaggia della Rotonda Diaz è frequentata da residenti, famiglie, anziani, persone con disabilità e turisti. Ridurre tutto a 10 sedie, 10 sdraio e 10 ombrelloni significa trasformare un servizio necessario in un gesto dimostrativo. Bello da fotografare, molto meno efficace quando arrivano i bagnanti.

Il tema, quindi, non è prendere in giro l’accessibilità. È l’esatto contrario. Proprio perché l’accessibilità è una cosa seria, non dovrebbe essere usata come cornice per annunci enfatici e numeri minimi. La Rotonda Diaz potrebbe davvero diventare uno spazio pubblico più fruibile, ma per riuscirci servono più attrezzature, più programmazione e meno autocompiacimento.

Per ora resta un allestimento minimo, accompagnato da una comunicazione massima. E i posti sono così pochi che basterebbe un sopralluogo in costume di sindaco, assessori e portavoci per trasformare la spiaggia in un tutto esaurito istituzionale.

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