Il finto modello di Pedro Sanchez scricchiola: perquisizioni al Psoe

Il mito di Schlein e sinistrati sotto assedio giudiziario

Il modello Sanchez scricchiola sotto il peso delle inchieste. Mentre Elly Schlein e i sinistrati italiani continuano a guardare alla Spagna socialista come a un riferimento politico, la Guardia Civil perquisisce la sede del Psoe alla ricerca di prove sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal partito del premier.

Il blitz degli agenti dell’Uco, l’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil, è scattato mentre Pedro Sanchez si trovava a Roma per incontrare il Papa. Una coincidenza che ha amplificato l’ennesimo capitolo giudiziario attorno ai vertici socialisti e a figure vicine al capo del governo spagnolo, compresi il fratello David Sanchez e la moglie Begona Gomez.

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Il Psoe nel mirino della Guardia Civil

Gli investigatori sono entrati nella sede nazionale del Psoe, in via Ferraz, per cercare riscontri sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal partito. Il filone ruota attorno al caso Leire Diez, dal nome della faccendiera iscritta al Psoe accusata di aver formato, insieme a Vicente Fernandez, ex presidente della Sepi, e ad Antxon Alonso, proprietario della società Servinabar, un comitato d’affari autodefinitosi Hirurok, cioè «noi tre» in basco.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe manipolato «diverse procedure all’interno della pubblica amministrazione» a proprio vantaggio o a beneficio di terzi. Diez, Fernandez e Alonso erano stati arrestati a dicembre con l’accusa di appropriazione indebita, traffico di influenze e criminalità organizzata. Poi sono stati rilasciati con misure cautelari: comparizione in tribunale ogni due settimane, confisca dei passaporti e divieto di espatrio.

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Negli atti dell’accusa si legge che i membri del gruppo avrebbero sfruttato ruoli e influenza politica per ottenere «il massimo profitto finanziario attraverso la riscossione di commissioni». Diez è inoltre indagata a Madrid per una presunta campagna di diffamazione contro pubblici ministeri e contro il capo dell’Uco, Antonio Balas, con l’obiettivo, secondo l’ipotesi investigativa, di ostacolare le indagini sul suo conto.

Nello stesso quadro viene collocata anche una presunta rete di disinformazione con nove indagati, tra cui Ana Maria Fuentes, amministratrice del Psoe, e Santos Cerdan, ex numero tre del partito. Si indaga su una struttura che avrebbe puntato a «destabilizzare in maniera sistematica e continuata» le inchieste sul partito e sul governo, screditando magistrati e investigatori.

Tangenti, caso Koldo e scandalo mascherine

Alonso è accusato anche di essere stato socio in affari di Santos Cerdan in un presunto giro di tangenti per l’assegnazione di appalti pubblici. Anche l’abitazione dell’ex segretario organizzativo del Psoe è stata perquisita, insieme al domicilio dell’imprenditore Javier Perez Dolset e all’ufficio madrileno di Gaspar Zarrias, ex vicepresidente dell’Andalusia.

Zarrias, interrogato due anni fa, aveva affermato di aver incaricato Leire Diez di condurre un’inchiesta giornalistica per verificare eventuali legami tra il Psoe, l’ex commissario di polizia José Villarejo e il caso Ere, uno dei maggiori scandali di corruzione della Spagna democratica. L’8 maggio il giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz aveva prorogato di un altro mese il segreto istruttorio sulle indagini sul gruppo Hirurok.

Il dossier si intreccia con il caso Koldo, entrato nel vivo con i primi interrogatori degli imputati. Nel procedimento figurano l’ex ministro dei Trasporti José Luis Abalos, già braccio destro di Sanchez, e il suo consigliere Koldo Garcia. Tra i pagamenti in contanti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024 per spese sostenute da dirigenti, dipendenti e associati, alcuni risultano diretti proprio ad Abalos e Garcia. Secondo l’ipotesi al vaglio, potrebbero configurarsi come riciclaggio di denaro.

Il cosiddetto scandalo mascherine ha invece come principali imputati Abalos e Garcia per l’aggiudicazione irregolare di forniture durante la pandemia. Il Tribunale Supremo li ha processati per associazione a delinquere, traffico di influenze, concussione e malversazione insieme all’imprenditore «pentito» Victor de Aldama.

Sanchez resiste tra alleati inquieti e nuovi fronti

Dopo l’udienza papale, Sanchez ha escluso il voto anticipato. A suo giudizio, nuove elezioni rischierebbero di portare la Spagna alla «paralisi», in un Paese che dal 2015 ha già vissuto cinque consultazioni politiche. Il premier ha rivendicato i risultati economici del governo e ha sostenuto che il ritorno alle urne potrebbe persino dargli una maggioranza più solida, ma ha aggiunto di non voler mettere «l’interesse del partito» sopra quello dei cittadini.

Gli alleati, però, iniziano a scalpitare. Podemos accusa il governo di «deludere i progressisti». Il leader del Partito Popolare Alberto Nunez Feijoo chiede invece di dare subito la parola agli elettori: «Non c’è altra opzione se non quella di dare immediatamente voce al popolo spagnolo». Poi l’affondo: «Quante altre retate, quante altre tangenti, quante altre mazzette, quanti altri contanti in borse, quanti gioielli, quanti altri fascicoli?».

Feijoo parla di situazione «estremamente grave», di «insopportabile agonia politica» e chiede agli alleati del Psoe di abbandonare un esecutivo che, a suo giudizio, «puzza». Da Vox, la portavoce parlamentare Pepa Millan denuncia una «corruzione debordante» e sostiene che le dimissioni sarebbero per Sanchez una via d’uscita «troppo dignitosa».

A sinistra, Antonio Maillo, coordinatore federale di Izquierda Unida, ha chiesto una riunione bilaterale dell’esecutivo per valutare le conseguenze dell’inchiesta su José Luis Rodriguez Zapatero. L’ex premier, al governo dal 2004 al 2011, è accusato di aver usato la propria influenza politica per aiutare la compagnia aerea Plus Ultra a ottenere nel 2021 un salvataggio da 53 milioni di euro. Gli inquirenti sospettano che gioielli e preziosi per tre milioni di euro sequestrati nel suo ufficio siano il frutto del traffico di influenze contestato formalmente la settimana scorsa. Sanchez ha confermato il sostegno al predecessore.

La crisi

La tenuta del premier dipende anche dalla difficoltà del Partito Popolare nel costruire un accordo stabile con Vox. Negli ultimi sei mesi, in Estremadura, Aragona, Castiglia e León e Andalusia, i conservatori hanno vinto le regionali senza ottenere la maggioranza assoluta. In Estremadura e Aragona l’intesa con Vox è entrata presto in crisi; in Castiglia e Andalusia il Pp non ha nemmeno aperto una trattativa e si è rassegnato, per ora, a governi di minoranza.

Le altre inchieste

Restano infine i filoni che riguardano persone vicine al premier. Begona Gomez è al centro di un’inchiesta avviata oltre due anni fa: si indaga se abbia usato il ruolo di «primera dama» per ottenere una cattedra universitaria e favorire appalti pubblici all’imprenditore Juan Carlos Barrabes. Gomez, la sua ex assistente alla Moncloa e l’imprenditore coinvolto sono comparsi il 9 giugno in un’udienza preliminare davanti a una giuria popolare.

David Sanchez, fratello del premier, è invece indagato per il suo incarico nell’amministrazione provinciale di Badajoz. L’accusa ipotizza abuso d’ufficio e traffico di influenze, con il coinvolgimento anche di esponenti del Psoe. Il processo è al via.

Per Pedro Sanchez, idolo di Elly Schlein e dei sinistrati italiani, il modello spagnolo resta politicamente in piedi. Ma appare sempre più appesantito da inchieste, sospetti e procedimenti ancora tutti da accertare nelle sedi competenti.

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