Parco Ciro Esposito: un “cantiere fantasma” nel cuore di Scampia

Il progettista contesta ritardi, lavori non conformi e l’uso di materiali «di infima qualità»

A Scampia si costruiscono nuove case, si abbattono le Vele, si parla di rigenerazione urbana e di rinascita. Ma nel cuore del quartiere, nascosto dietro cancelli chiusi, vegetazione incolta e cantieri quasi immobili, esiste un luogo che racconta un’altra storia. Una storia che a Napoli si conosce bene: quella delle opere pubbliche iniziate, finanziate, progettate, annunciate e poi lasciate sospese in una terra di mezzo fatta di ritardi, sciatteria e silenzi istituzionali.

È la storia del Parco Ciro Esposito: circa 140mila metri quadrati di verde pubblico, il terzo parco più grande di Napoli. Un enorme polmone verde inaugurato agli inizi degli anni ’80 come Villa Comunale di Scampia e intitolato a Ciro Esposito nel 2017. Oggi, però, il parco resta quasi totalmente inaccessibile ai cittadini. Eppure il progetto per restituirlo al quartiere esiste da anni.

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Il progetto da un milione di euro e i lavori mai conclusi

Nel 2019 arriva il finanziamento della Città Metropolitana di Napoli attraverso il programma OBC – Ossigeno Bene Comune: un milione di euro destinato alla riqualificazione del parco. Nel settembre 2020 viene aggiudicata la gara di progettazione all’architetto Enzo Russo. Il contratto viene firmato nell’aprile 2021. A dicembre dello stesso anno si completa l’iter di approvazione del progetto esecutivo. Poi il tempo si ferma. I lavori iniziano soltanto alla fine del 2024 e avrebbero dovuto concludersi entro otto mesi, dunque entro giugno 2025. Ma oggi, a mesi di distanza, il cantiere appare quasi immobile: pochi interventi effettuati, accessi ancora chiusi e un parco che continua a restare fuori dalla vita quotidiana del quartiere.

«Profonda amarezza e rabbia», dice l’architetto Enzo Russo, progettista dell’intervento. «Per come venga gestita una situazione di estrema importanza per i cittadini di Scampia, con una caratteristica che accomuna assessorato, municipalità, dirigenti, funzionari comunali e impresa: la sciatteria». Parole pesanti, nero su bianco, nelle due diffide formali inviate tra luglio e agosto 2025 alle istituzioni cittadine. Russo denuncia «pessima qualità» degli interventi effettuati, lavori «non conformi al progetto validato e appaltato» e materiali «di infima qualità», soprattutto nel recupero dei muri in tufo, uno degli elementi architettonici simbolo del parco.

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Il muro in tufo e il “cuore civico” di Scampia

Ed è proprio il muro in tufo uno dei punti su cui insiste anche l’ex consigliera regionale della Campania Marì Muscarà. «Quel muro era un reperto storico e urbano e non è stato valorizzato adeguatamente. Si sta rovinando», racconta. «È uno spazio verde enorme vietato ai cittadini, un vero peccato visto anche i lavori che stanno facendo». Perché il Parco Ciro Esposito non doveva essere soltanto un giardino pubblico. Nelle intenzioni originarie rappresentava il centro di Scampia: un’enorme area verde attraversabile, connessa alla rete pedonale del quartiere, aperta da ogni lato e pensata come luogo di incontro, attraversamento e socialità.

Nella seconda diffida inviata alle istituzioni, Russo cita persino la filosofia urbanistica del progetto originario: «L’obiettivo del progetto è quello di creare, con uno spazio vuoto, un “cuore civico” per Scampia». Un vuoto inteso non come assenza, ma come spazio pubblico condiviso. Un’idea quasi rivoluzionaria per un quartiere che per decenni è stato raccontato soltanto attraverso emergenza, marginalità e cronaca nera.

Le potenzialità del parco Ciro Esposito mai aperto davvero

Il progetto di riqualificazione prevedeva infatti la riapertura di otto accessi su nove, restituendo permeabilità pedonale all’intera area e collegando il parco ai percorsi urbani di Scampia, in particolare all’asse verso Piazza Giovanni XXIII e alla metropolitana. «Il parco era fatto per collegare la metropolitana al centro di Scampia», spiega Muscarà. «Un passaggio comodissimo e verde per i cittadini». Ma non solo. Nella planimetria progettuale compaiono aree giochi per bambini, spazi fitness, zone dedicate alla danza e alla musica, orti didattici, un’area cani, percorsi pedonali, luoghi di sosta e il recupero dei porticati come spazi espositivi e di connessione urbana.

Era previsto persino il recupero dell’acqua come elemento paesaggistico identitario, con il ripristino di uno specchio d’acqua nell’ex laghetto abbandonato sotto la collinetta del parco. Un progetto che puntava anche alla naturalizzazione dell’area, coerente con i criteri ambientali minimi e con le linee guida ISPRA, trasformando il parco in un tassello della futura “foresta urbana” napoletana.

Tra degrado e ritardi

E invece oggi il quadro descritto dal progettista è completamente diverso. «I lavori proseguono con estrema lentezza e con pochissime unità lavorative in cantiere», scrive Russo nella prima diffida dell’8 luglio 2025. Il risultato è una vegetazione cresciuta senza controllo, un’area totalmente chiusa ai cittadini e il rischio concreto che parte dei fondi venga assorbita da manutenzioni straordinarie causate proprio dai ritardi accumulati.

Il punto forse più doloroso della vicenda, però, è che tutto questo avviene mentre Scampia prova a cambiare pelle. Le nuove abitazioni prendono forma, le Vele vengono demolite, si parla di università, cultura e rigenerazione. Ma il terzo parco pubblico più grande della città resta chiuso e dimenticato. «Potrebbe essere collegato alla cittadella universitaria», osserva Muscarà. «Si darebbe uno spazio importante per gli studenti e per i progetti che si potrebbero fare».

Le domande che restano senza risposta

Ed è qui che il Parco Ciro Esposito smette di essere soltanto una questione urbanistica. Diventa il simbolo di una domanda più ampia: che senso ha parlare di rinascita se gli spazi pubblici continuano a restare incompiuti? Aleggia nell’aria quella sensazione, familiare in tanti territori della Campania, che le opere pubbliche restino sempre a metà. Che qualcosa si inceppi continuamente tra i rendering e la realtà. E allora, senza voler fare polemica a tutti i costi, resta in sospeso una domanda aperta, che accomuna il progettista Russo, l’ex consigliera Muscarà e molti cittadini: cosa aspettano le istituzioni per restituire davvero questo spazio a Scampia?

Il parco Ciro Esposito
Planimetria fornita dall’arch. Enzo Russo

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