La prefettura sposta il derby: effetto domino su 8 squadre
Il derby di Roma spostato, quattro partite costrette a seguire, la Lega Serie A sul piede di guerra e i tifosi appesi a una decisione arrivata tardi. Tutto per una concomitanza con gli Internazionali di tennis che, francamente, non era scritta in piccolo.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: possibile che fino a pochi giorni fa nessuno si fosse accorto che nella Capitale, insieme a Roma-Lazio, c’era anche la finale degli Internazionali? Perché calcio e tennis possono anche convivere nella stessa città, ma non si organizzano come una tombolata di condominio. Ci sono squadre, ordine pubblico, stadi, impianti, trasferte, tifosi, biglietti, alberghi, treni e pullman. Tutte cose che, in teoria, andrebbero considerate prima e non dopo.
Derby Roma-Lazio spostato a lunedì
Il caos calendario in Serie A si è acceso dopo l’annuncio della Lega, che lunedì aveva fissato il derby di Roma e le sfide Champions a domenica alle 12.30. Ieri, però, la prefettura capitolina ha cambiato i piani: Roma-Lazio è stata spostata a lunedì alle 20.45, con conseguente slittamento anche delle altre quattro gare coinvolte nella corsa alla Champions League.
Il motivo è la concomitanza con la finale degli Internazionali di tennis. E qui la vicenda diventa quasi grottesca: chi ha dato l’input per la formulazione del calendario è stato quantomeno distratto nel non notare l’incrocio tra campionato, tennis e anche Coppa Italia. Tre appuntamenti non proprio invisibili, eppure finiti nello stesso ingorgo organizzativo.
La Lega Serie A non l’ha presa bene. In una nota ha invitato «con forza le Autorità di ordine pubblico a revocare il provvedimento di rinvio» della partita Roma-Lazio a lunedì 18. In caso contrario, ha avvertito, sarà «costretta a reagire in ogni opportuna sede a tutela della competizione». Sul tavolo c’è anche la possibilità di presentare un ricorso al Tar, ipotesi emersa subito dopo la decisione della prefettura.
La corsa Champions e il nodo della contemporaneità
Il punto sollevato dalla Lega riguarda la contemporaneità delle partite tra squadre impegnate sugli stessi obiettivi. Un principio definito «caposaldo al quale la Lega Serie A non può certo abdicare, a garanzia del regolare svolgimento della competizione».
Lo spostamento del derby Roma-Lazio a lunedì produce infatti un effetto domino: anche Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma, tutte inizialmente previste come la stracittadina romana domenica 17 alle 12.30, dovrebbero essere giocate in contemporanea con il derby.
Una soluzione che, secondo la Lega, «determina inevitabilmente il differimento di altre quattro gare, che movimentano realisticamente 300.000 tifosi, i quali patiranno le intuibili conseguenze logistiche ed economiche della decisione presa».
Ed è proprio qui che la protesta trova una sua ragione evidente. Perché spostare partite di questo peso non significa soltanto aggiornare un orario sul sito ufficiale. Significa costringere migliaia di persone a riorganizzare viaggi, permessi, spese e prenotazioni. Tennis e calcio sono due eventi importanti: considerarli all’ultimo minuto è il modo migliore per trasformare una questione di calendario in una barzelletta nazionale.
Nella nota, la Lega richiama anche «il timore dell’Autorità di ordine pubblico di non essere in condizioni di poter gestire nel medesimo tempo le due manifestazioni». Una preoccupazione che si aggiunge a un quadro già complicato dallo sciopero generale nazionale.
Non solo la Capitale
La decisione del prefetto di Roma, inoltre, non riguarda solo la Capitale. Produce effetti anche sui prefetti delle quattro città ospitanti le altre partite, cioè Genova, Torino, Como e Pisa, e sulle quattro città delle squadre in trasferta: Napoli, Firenze, Milano e Parma.
Non tutti, però, contestano lo slittamento. Il tecnico della Lazio, Maurizio Sarri, ha appoggiato la scelta: «Meglio giocare il derby di lunedì. È meglio per tutti e anche per noi che abbiamo 24 ore di riposo in più». Poi ha aggiunto un altro argomento: «Credo che le quattro squadre che si stanno giocando 80 milioni con la Champions non debbano farlo alle 12.30 di domenica».
La possibilità di un ricorso ha acceso anche il fronte politico. Il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha osservato: «Quando si arriva a questo punto, già si è persa l’occasione, che ci si ritrovi davanti a un giudice secondo me è il segnale non soltanto di come si è arrivati ma di come si è partiti». Ed è forse questa la sintesi più precisa: il problema non è solo il rinvio. È il fatto che ci si sia arrivati così, con un calendario che sembrava non vedere quello che tutti avrebbero dovuto sapere per tempo.




