Ctp, la Corte dei Conti cita in giudizio de Magistris e altri 7: «Danno da 23 milioni»

L’ex sindaco si difende: «Certo della mia correttezza»

Otto citazioni in giudizio e una prima udienza già fissata al 10 novembre 2026. La vicenda è quella della ricapitalizzazione di Ctp, l’azienda del trasporto provinciale poi fallita nel 2022, su cui la Corte dei conti della Campania chiama in causa anche Luigi de Magistris.

Il procedimento riguarda la decisione assunta nel 2019 dalla Città metropolitana di ricapitalizzare la società partecipata. Per la Procura regionale della Corte dei conti della Campania, quella scelta ha prodotto un danno erariale di oltre 23 milioni di euro. La citazione dell’ex sindaco metropolitano è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa.

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La ricapitalizzazione finisce davanti ai giudici contabili

Insieme a de Magistris dovranno comparire davanti alla magistratura contabile altre sette persone. Tra loro figurano il direttore generale, il segretario generale e i componenti del collegio dei revisori dei conti in carica all’epoca dei fatti.

Il procuratore regionale Giacinto Dammicco ha spiegato che l’atto di citazione è «molto articolata e specifica» e contiene «tutte le informazioni che erano a disposizione di chi ha deciso, dei vertici dell’ente». Secondo Dammicco, si trattava di elementi «idonei a far ritenere non percorribile la via dell’ennesima ricapitalizzazione». Nel corso dell’incontro con la stampa, la Procura contabile ha reso noto che gli inquirenti contestano il «dolo eventuale» e che, per la stessa vicenda, le citazioni in giudizio sono due.

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La crisi di Ctp e il servizio ridotto

La Corte dei conti ha ricostruito la storia finanziaria di Ctp partendo dal 2003, anno in cui sono iniziate le ricapitalizzazioni dell’azienda. La magistratura contabile ha però collocato tra il 2016 e il 2017 il passaggio più critico, quando la crisi della società è arrivata a livelli non più recuperabili.

Sempre secondo la Corte dei conti, i numerosi ‘salvataggi’ non erano sostenuti da piani industriali e bilanci approvati. A pesare, nella valutazione dei magistrati contabili, c’era anche la condizione del servizio: Ctp non erogava più pienamente il trasporto affidatogli. Il servizio risultava ridotto del 50 per cento, con punte del 70 per cento. La maggior parte degli autisti era stata mandata via. L’efficientamento del parco mezzi, finanziato con 5 milioni di euro, non è mai stato portato a compimento.

Dammicco ha parlato di «anni e anni di soccorso finanziario» concessi a Ctp. Per il procuratore regionale, le informazioni disponibili «comunicavano con evidenza l’improponibilità di un ulteriore sforzo finanziario per alimentare una società gestita male e che svolgeva male il servizio».

La Procura ha affrontato anche il tema dell’occupazione. Il vice procuratore Ferruccio Capalbo ha chiarito che «gli interessi dei lavoratori vanno tutelati», ma ha richiamato anche «gli interessi di tutta la collettività». In una crisi societaria, ha spiegato, bisogna individuare un equilibrio, perché «non esiste un interesse tiranno dominante».

De Magistris: «Ho agito per il bene comune»

Di tutt’altro segno la posizione di Luigi de Magistris, che difende la scelta compiuta e rivendica la finalità pubblica dell’intervento. «Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato. Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie».

De Magistris richiama il lavoro svolto: «Da sindaco di Napoli, con la Costituzione nel cuore e nella testa, abbiamo salvato il Comune e tutte le aziende pubbliche che erano sull’orlo del fallimento. Lo abbiamo fatto senza soldi e con tanta tenacia, onestà e coraggio. Difendendoci dai poteri forti che scommettevano sul fallimento».

Secondo de Magistris, lo stesso metodo è stato seguito anche nella Città metropolitana: «In città metropolitana anche abbiamo fatto lo stesso lavoro, senza percepire da sindaco metropolitano un euro di stipendio».

«Il mandato è finito, altri non hanno proseguito»

La mancata conclusione del percorso, sostiene, è dipesa dalla fine del suo mandato: «Non siamo riusciti a completare il lavoro per CTP perché è terminato il mio mandato ed altri dopo di noi hanno deciso di non proseguire il salvataggio dell’azienda».

Poi l’affondo: «E caso strano si deve difendere chi salva la Costituzione e un servizio pubblico e non chi decide di privatizzare». L’ex sindaco sottolinea inoltre di aver agito «per CTP con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari».

La sua difesa si fa poi personale e politica: «Che altro avrei potuto fare? Davvero incredibile. Non mi aspettavo medaglie e applausi dal potere, ma doversi difendere è davvero ancora una volta troppo. Avrei sbagliato se non avessi agito, quella sarebbe stata una colpa».

«Fiducia nei magistrati autonomi e indipendenti»

De Magistris collega il caso Ctp al lungo elenco di procedimenti che hanno segnato la sua vita pubblica: «È paradossale che nella mia vita istituzionale mi debba ancora difendere, siamo ad oltre cento procedimenti, perché prima da magistrato e poi da sindaco, stando fuori dal sistema, sono stato troppo onesto e troppo ubbidiente alla Costituzione e ho sempre perseguito interesse pubblico e bene comune pagando prezzi altissimi da ogni punto di vista».

L’ex primo cittadino ribadisce di non volersi fermare e affida l’esito alla magistratura: «Ma non mollerò mai, anzi più le ingiustizie non si fermano e più lotterò fino a quando verità e giustizia non trionferanno a tutti i livelli. Ancora una volta nutro fiducia che da magistrati autonomi e indipendenti verrà accertata la totale correttezza del nostro operato».

In chiusura, de Magistris allarga ancora il campo: «In una città in cui dilagano sempre di più negli ultimi tempi violenza e corruzione anche ad alti livelli, si deve ancora una volta difendere chi ha combattuto e combatte da sempre un sistema criminale che è penetrato sino al cuore dello stato e che attua la costituzione con coraggio senza rimanere pavido, indifferente o complice».

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