Il Pakistan punta a riaprire i colloqui dopo il fallimento a Islamabad
Le dichiarazioni della Casa Bianca indicano un possibile avvicinamento tra Washington e Teheran, con sviluppi sul dossier nucleare che restano però ancora da consolidare. Secondo Donald Trump, l’intesa sarebbe vicina. Il presidente americano ha parlato alla Casa Bianca di «ottime possibilità» di arrivare a un accordo e ha sostenuto che Teheran sarebbe pronta «a liberarsi del proprio uranio arricchito», uno dei punti chiave posti da Washington sul tavolo del negoziato. Lo stesso Trump ha anche affermato che gli iraniani avrebbero accettato di «restituirci la polvere nucleare», espressione con cui indica le scorte di uranio arricchito, senza però fornire ulteriori dettagli. Su questo passaggio, la Repubblica islamica non ha confermato immediatamente.
Il capo della Casa Bianca ha inoltre spiegato che prenderebbe in considerazione l’idea di recarsi in Pakistan, che in questa fase svolge un ruolo di mediazione, nel caso in cui il negoziato producesse un’intesa concreta. Intanto tra Iran e Stati Uniti proseguono i contatti proprio sotto l’egida di Islamabad, che sta cercando di organizzare una seconda tornata di colloqui dopo il fallimento del primo round dello scorso fine settimana.
Il Pakistan prova a riaprire il canale diplomatico
A muoversi in prima persona è anche il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, che giovedì era in Iran per incontrare il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato il principale interlocutore da parte di Teheran. L’obiettivo resta quello di arrivare a una soluzione definitiva della guerra, ma al momento non è stata fissata «alcuna data» per un secondo ciclo di discussioni, come ha indicato il portavoce del ministero degli Affari esteri pakistano.
La trattativa si inserisce però in uno scenario ancora estremamente instabile. Dall’offensiva israelo-americana lanciata il 28 febbraio, il conflitto ha causato migliaia di morti, soprattutto in Iran e in Libano, e continua a produrre contraccolpi anche sull’economia mondiale. In questo quadro, la speranza internazionale è legata almeno a una proroga di due settimane del cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile.
Hormuz, Mar Rosso e il peso delle minacce militari
Sul terreno, intanto, la tensione non si allenta. L’Iran continua a bloccare lo stretto di Hormuz, mentre da lunedì Washington impone un blocco alle navi in provenienza o a destinazione dei porti iraniani. Il ministro della Difesa americano Pete Hegseth ha lanciato un nuovo avvertimento: «Se l’Iran fa la scelta sbagliata, allora ci sarà un blocco e le bombe cadranno sulle sue infrastrutture elettriche ed energetiche».
Teheran, da parte sua, minaccia di estendere il blocco anche al Mar Rosso, pur ribadendo la volontà di negoziare. In questo clima, l’ambasciatore iraniano all’Onu ha definito il Paese «cautamente ottimista» sui colloqui e ha espresso la speranza di arrivare a «risultati significativi».
La tregua tra Israele e Libano e l’appello a Hezbollah
Dentro questo quadro regionale si colloca anche il cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore venerdì a mezzanotte, ora locale. Con un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha rivolto un appello diretto a Hezbollah: «Spero che Hezbollah si comporti bene durante questo importante periodo. Sarà un grande momento per loro se lo faranno. Basta con le uccisioni. Dobbiamo finalmente avere la pace».
Nello stesso messaggio, il presidente americano ha chiesto la fine della violenza e ha auspicato un passaggio verso una pace più stabile nella regione. La tregua di dieci giorni concordata giovedì tra Israele e Libano, in colloqui che non hanno coinvolto Hezbollah, potrebbe essere prorogata se i negoziati tra i due Paesi dovessero avanzare. Un documento pubblicato dal governo degli Stati Uniti ribadisce comunque il diritto degli israeliani alla «legittima difesa» durante la tregua.
L’annuncio del cessate il fuoco è arrivato dopo colloqui telefonici definiti «eccellenti» da Trump con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente libanese Joseph Aoun, che potrebbe essere ricevuto alla Casa Bianca «nei prossimi quattro o cinque giorni». La tensione tra Israele e Libano minacciava infatti di compromettere il fragile cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, destinato a concludersi il 22 aprile, mentre resta attesa la ripresa dei colloqui di pace in Pakistan.




