La dg Iervolino: l’Azienda si costituirà parte civile
Il confronto sulla richiesta di risarcimento per la morte del piccolo Domenico Caliendo inizierà la prossima settimana, quando i legali dell’Azienda dei Colli incontreranno quelli della famiglia. L’annuncio è arrivato da Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda dei Colli di Napoli, intervenuta a margine della cerimonia con cui, nel prato del Monaldi, è stato piantato un ulivo in memoria del bambino. Il faccia a faccia servirà ad avviare le trattative sulla richiesta stragiudiziale presentata dai legali dei familiari.
Iervolino ha spiegato di essere stata informata dell’incontro fissato per la prossima settimana, destinato a segnare l’avvio del confronto. Ha detto di essere «fiduciosa», anzi «certa», che tutto si svolgerà «in maniera serena» e soprattutto nel «rispetto reciproco». Ha poi rimarcato che, «o nel processo, o fuori dal processo», l’Azienda ha il ruolo di responsabile civile ed è dunque tenuta a un risarcimento. A cambiare saranno «la misura, i tempi e i modi», che – ha precisato – restano scanditi «dalla legge, dai regolamenti e dai procedimenti amministrativi». Da questo momento, ha aggiunto, le trattative sono state già formalizzate per iscritto.
La linea dell’Azienda tra sede penale e responsabilità civile
Sullo sviluppo giudiziario della vicenda, il direttore generale ha chiarito anche quale sarà la posizione dell’Azienda dei Colli quando si aprirà il processo penale. In quel momento, ha affermato, l’ente «si costituirà parte civile», muovendosi però «secondo le regole del processo penale».
Alla domanda su eventuali dimissioni dopo il caso del piccolo Domenico Caliendo, Iervolino ha scelto di ribadire la natura tecnica del proprio incarico. Ha ricordato di essere «un tecnico», di lavorare da trent’anni e di essere pagata e formata per questo. Per questo motivo, ha detto, il suo «compito» e la sua «responsabilità» sono quelli di continuare a lavorare, mentre «altre valutazioni o commenti» non le appartengono.
Le indagini e le verifiche sulla governance
Nel suo intervento, Iervolino ha richiamato anche il lavoro della magistratura e l’ampiezza degli accertamenti in corso. Ha sottolineato che «la magistratura sta facendo il suo corso» e che le indagini sono «ad ampio raggio». Accanto a questo, ha richiamato le attività ispettive svolte sull’Azienda, dicendo che la struttura è stata controllata a fondo, «rivoltata come un calzino», da verifiche che – secondo quanto sostenuto – «confermano e confermeranno la forza» della direzione e della governance, impegnate a operare con «serietà, rigore e trasparenza».
Nello stesso passaggio ha aggiunto una riflessione più ampia sul tema delle responsabilità, sostenendo che, quando accade qualcosa di drammatico, «nessuno può tirarsi indietro» e che tutti sono chiamati in causa, fino a sentirsi responsabili anche della «guerra nel mondo», dei bambini che muoiono di fame e di quelli sfruttati «nelle fabbriche come schiavi».
I quattro professionisti arrivati dal Bambin Gesù
Sul piano organizzativo, Iervolino ha poi riferito che sono quattro i professionisti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma distaccati al Monaldi di Napoli in seguito alla convenzione tra le due strutture. L’obiettivo dell’accordo è evitare il blocco delle attività della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale napoletano dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta in seguito a un trapianto effettuato con un cuore danneggiato.
La squadra arrivata da Roma è composta da un cardiochirurgo, una cardio anestesista, un perfusionista e un ferrista. Iervolino ha ricordato che la convenzione è stata stipulata con il Bambin Gesù, definito struttura di alta specializzazione e anche la più vicina dal punto di vista territoriale tra quelle in grado di intervenire. Ha quindi ringraziato i professionisti coinvolti, osservando che spostare un’equipe non è semplice e che qui non si parla «di pallone al bar» né di «un caffè al bar», ma di figure con alle spalle migliaia di interventi. Solo a specialisti di questo livello, ha sottolineato, l’Azienda può affidare la vita di bambini che pesano un chilo o di neonati con un cuore grande «quanto il pugno di un bambino di un mese». Ed è soltanto a professionisti con queste competenze, ha concluso, che vengono affidate «la vita dei nostri e dei vostri bambini».
Secondo Iervolino, la convenzione non va letta soltanto come una risposta tampone all’emergenza. Ha infatti spiegato che, mentre lavorano fianco a fianco con il personale in servizio, questi specialisti stanno anche contribuendo a perfezionare la formazione dei giovani professionisti già presenti in reparto. L’auspicio espresso è che questo affiancamento, affrontato con «speranza, forza e senso di realtà e realismo», consenta di superare la fase di difficoltà. Il punto fermo, ha concluso, è che «nessuno dei nostri pazienti dovrebbe andare fuori».




