Il presidente Usa: «Non sembra, ma penso di essere un pacificatore»
Il mancato sostegno di alcuni alleati europei alle operazioni militari contro l’Iran e per la tutela dello Stretto di Hormuz spinge Donald Trump ad attaccare la Nato e a prospettare un taglio dei fondi americani destinati all’organizzazione. Da Miami, come riferisce la Cnn, il presidente americano ha collegato il rifiuto di alcuni partner europei alla possibilità di ridurre il peso finanziario degli Stati Uniti nell’Alleanza. Il punto politico, nelle sue parole, è tutto nell’assenza della Nato sul dossier: «Penso che sia stato un errore enorme che la Nato non fosse presente».
Trump ha quindi trasformato la polemica in un ragionamento sui costi sostenuti da Washington per la difesa comune. «Questo farà guadagnare molti soldi agli Stati Uniti perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per la Nato, per proteggerli, e saremmo ci sempre stati per loro, ma ora, visto il loro comportamento, immagino che non sia più necessario, vero?».
Subito dopo, il presidente della Casa Bianca ha condensato l’attacco in una frase ancora più diretta: «Perché dovremmo esserci per loro se loro non sono lì per noi?». È in questo passaggio che Trump ha fatto capire di considerare il no europeo alle operazioni contro l’Iran e per la sicurezza dello Stretto di Hormuz come una rottura del principio di reciprocità tra alleati.
La finta gaffe sullo Stretto di Hormuz
Nel discorso tenuto al FII Priority Summit di Miami, Trump ha poi spostato la polemica sul terreno della provocazione simbolica. «Devono riaprire lo Stretto di Trump, volevo dire lo Stretto di Hormuz. Scusatemi, che terribile errore»: il presidente americano ha finto così una ‘gaffe’, tornando a evocare l’idea di associare il proprio nome a luoghi e istituzioni.
Lo stesso Trump ha subito chiarito il senso della battuta, spiegando che adesso «girerà la fake news di un lapsus», ma aggiungendo di fare sul serio quando parla della possibilità di ribattezzare il passaggio del Golfo Persico come «Stretto d’America» o «Stretto di Trump».
L’eredità del «pacificatore»
Nella parte finale dell’intervento, rispondendo a una domanda sull’eredità che vorrebbe lasciare, Trump ha scelto una definizione precisa di sé: «Non mi sembra giusto dirlo, ma mi piacerebbe che la mia eredità fosse quella di un grande pacificatore». Poi ha insistito sullo stesso concetto: «Credo davvero di essere un pacificatore». E ha concluso: «al momento non sembra, ma penso di essere un pacificatore».




