Il 54% degli elettori sceglie di respingere la riforma
È andata, ha vinto il No. Si può non essere soddisfatti del risultato e, soprattutto, delle dimensioni (53,73% a 46,27%) e, da meridionale, del fatto che sia stato il Mezzogiorno a trainarlo, ma non si può certo non essere d’accordo sul fatto che l’affluenza alle urne, contrariamente a quanto ci si aspettava e al di là dei numeri che la connotano, sia la dimostrazione che si è trattato di una grande prova di democrazia degli italiani. Inoltre, come avevo anticipato nell’editoriale, Conte ha immediatamente presentato il conto, chiedendo alla Meloni di dimettersi. Perché debba farlo, però, non è chiaro: si votava sulla riforma della giustizia, non sul governo.
Ma, dopo questo risultato, è chiaro che continuare a parlare di «malagiustizia» in Italia, per i tanti errori giudiziari e il loro costo per lo Stato, ovviamente prelevando le risorse necessarie dalle tasche dei cittadini, e per il sistema «correntizio» dell’Anm nella distribuzione delle poltrone al Csm, è assolutamente fuori luogo. Anzi, è falso. Evidentemente, alla luce dei fatti, questa è la giustizia che piace alla maggioranza dei cittadini del Belpaese.
E c’è anche da aggiungere che questo risultato, di certo, rappresenta uno stop alla stagione dei cambiamenti. C’è da sperare, però, in nome della democrazia vera, che non significhi anche la nascita di uno Stato giudiziario, che non è previsto dalla Costituzione.



