Microplastiche e scarichi: il nodo irrisolto del versante orientale
Napoli, almeno sulla carta, è una città balneare. Il suo litorale viene descritto dal Comune come un sistema unico che va da Pietrarsa a La Pietra (Pozzuoli), diviso in tre aree: centro città, Posillipo–Marechiaro e Coroglio–Bagnoli, dove convivono spiagge libere, lidi privati e tratti ancora interdetti. Nel tratto centrale, da Molosiglio a Mergellina, il mare è tornato balneabile dal 2002, con luoghi simbolo come Castel dell’Ovo, via Caracciolo e la spiaggia libera della Rotonda Diaz.
A ovest, Posillipo–Marechiaro offre acque limpide tra Palazzo Donn’Anna, Marechiaro e la Gaiola, mentre l’area di Coroglio–Bagnoli rappresenta la principale fascia sabbiosa, oggi in riqualificazione dopo decenni di uso industriale. La balneazione, libera e a pagamento, è regolata dall’ordinanza n. 232 del 5 aprile 2024 (stagione dal 1° maggio al 30 settembre). Tuttavia, tra divieti e criticità ambientali, il quadro reale resta meno uniforme di quanto la mappa ufficiale suggerisca.
San Giovanni a Teduccio: tra dati ufficiali e realtà
È spostandosi verso est che la mappa della balneabilità cambia radicalmente. A San Giovanni a Teduccio, i dati ufficiali e la percezione del territorio divergono nettamente. Nel post del 27 febbraio 2026, lo storico Enzo Morreale parla di una situazione immobile, contestando i dati regionali: il tratto balneabile non sarebbe di 929 metri, ma poco più di 200 metri effettivamente fruibili, a causa delle scogliere di protezione presso il Museo Ferroviario e la linea ferroviaria. In termini concreti, oltre l’80% del litorale resta interdetto. Morreale segnala anche l’assenza dell’Allegato B e richiama la base normativa: la delibera regionale n. 42 del 19 febbraio 2026, pubblicata sul BURC n. 9 del 23 febbraio 2026, fondata sui controlli ARPAC effettuati tra il 1° aprile e il 30 settembre delle stagioni balneari 2022–2025.
Il 13 marzo 2026 i dati confermano il quadro: oltre l’80% della costa resta vietato, con il solo tratto di Pietrarsa temporaneamente balneabile. Da qui gli accessi civici di cittadini e associazioni su rete fognaria, depuratori, bonifiche del SIN Napoli Orientale e pubblicazione del Master Plan. La questione arriva anche in Prefettura il 26 febbraio 2026, con possibili interventi in caso di mancata risposta. Il nodo resta la distanza tra classificazione tecnica e realtà: una costa in gran parte ancora non accessibile alla balneazione.
Microplastiche e inquinamento: i dati di Fondalicampania
A dare ulteriore profondità a questo quadro intervengono i dati raccolti da Fondalicampania, associazione nata nel 2014, che attraverso il progetto Sentinelle del Mare ha monitorato la presenza di microplastiche lungo il Golfo di Napoli. Per San Giovanni a Teduccio, nel biennio 2023–2024, emerge una situazione definita critica. Nel primo trimestre 2023 prevalgono i Foams (polistirolo), con un picco a giugno: in tre transetti e due raccolte per ciascuno vengono rilevate 1.099 particelle di microplastica. Il fenomeno si ripete a settembre, indicando una chiara stagionalità, mentre il calo di dicembre non segnala un reale miglioramento.
Anche nel confronto con altri siti (Ischia, Marina di Puolo, Ercolano, Torre del Greco, Portici) il polistirolo risulta il materiale più diffuso, per la sua capacità di frammentarsi e persistere nell’ambiente. Nel 2024 il monitoraggio si concentra su Portici, Ercolano e San Giovanni, dove il mese più critico è luglio, confermando la vulnerabilità estiva legata a temperatura, traffico nautico e pressione antropica. Anche qui, il polistirolo resta dominante, segnalando l’inefficacia delle misure di contenimento.
Alghe, scarichi e nuovi indicatori
Accanto al monitoraggio delle microplastiche, Fondalicampania analizza l’ecosistema marino con progetti come Kayak Watch, che nel 2025, dopo 7 mesi di monitoraggio, ha rilevato una presenza anomala di alghe a Ercolano (area della Favorita). I campionamenti, tra il 26 aprile e il 9 novembre 2025, mostrano una presenza costante di Ceramium, Cladophora, diatomee (Chaetoceros) e zooplancton.
Il fenomeno è legato all’eutrofizzazione (eccesso di azoto e fosforo), dovuta a pressione antropica e sistemi fognari non sempre efficienti: nonostante l’eliminazione degli scarichi diretti dal 2016, durante le piogge entrano in funzione gli scarichi di emergenza (Combined Sewer Overflows), causando picchi di inquinamento. Il monitoraggio ufficiale si basa invece sui dati ARPAC, che classificano le acque attraverso Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, rilevati tra il 1° aprile e il 30 settembre e valutati su 4 anni: un sistema che distingue le acque in classi, ma che può non intercettare fenomeni temporanei.

Per questo Fondalicampania propone l’Indice Algale Costiero (IAC), ancora in fase sperimentale. Come spiega Davide De Stefano, fondatore e presidente dell’associazione: «Si tratta di uno studio per la definizione di un Indice Algale Costiero (IAC) che sarà utile a determinare la qualità delle acque incrociando fattori quali la chimica dell’acqua, la fisica e la biologia algale. Alla fine del percorso saremo in grado di stabilire un indice di qualità delle acque e nel prossimo futuro potrà essere utilizzato come modello predittivo. Lo studio è ancora in fase sperimentale ma è già un ottimo traguardo per la Citizen Science».
Posillipo migliora, Napoli resta a due velocità
Se si allarga lo sguardo al resto della città, il quadro cambia sensibilmente. Nelle zone centrali e occidentali di Napoli, infatti, la qualità del mare risulta in netto miglioramento. In particolare, nell’area di Posillipo alcuni tratti come quelli davanti a Palazzo Donn’Anna e via Nazario Sauro passano dalla classificazione “buono” a “eccellente”, mentre via Partenope migliora da “sufficiente” a “buono”.
Si tratta di dati elaborati sempre da ARPAC, basati proprio su analisi di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, con oltre 2.500 campionamenti a stagione lungo circa 480 chilometri di costa campana. Un miglioramento che il sindaco Gaetano Manfredi collega agli interventi sulla rete fognaria e agli impianti gestiti da ABC. Il risultato è una città a due velocità: mentre alcune aree della città raggiungono standard elevati di qualità delle acque, altre continuano a restare indietro, segnando una frattura evidente lungo il litorale napoletano.
Il piano da 133 milioni: svolta o solo una promessa?
In questo scenario si inserisce il piano da 133 milioni di euro presentato alla Regione dall’assessore Edoardo Cosenza, con l’obiettivo indicato dal sindaco Gaetano Manfredi di rendere balneabile l’intera costa, da Bagnoli a San Giovanni a Teduccio, entro il 2027. Il nodo centrale resta la gestione delle acque piovane: durante le precipitazioni intense i collettori vanno in crisi e gli scarichi finiscono in mare. Per questo gli interventi puntano sul potenziamento della rete fognaria e dei sistemi di pompaggio, in particolare tra Varco Immacolatella e via Brecce a Sant’Erasmo.
A ovest il sistema è già funzionante, con reflui convogliati al depuratore di Cuma e divieti legati soprattutto ai fondali. Più complessa la situazione a est: Pietrarsa è balneabile, ma restano criticità verso San Giovanni, tra depuratore di Napoli Est (Ponticelli) e collettore di Corso San Giovanni. È qui che si gioca la sfida principale: tra dati ufficiali in miglioramento e una realtà ancora frammentata, dove la balneabilità resta per molti tratti una promessa incompiuta.




