La morte del piccolo Domenico, l’avvocato: «Cartella clinica consegnata incompleta»

Anche ieri i carabinieri del Nas sono tornati al Monaldi

«Manca il diario di perfusione». L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia del piccolo Domenico, il bimbo morto sabato all’ospedale Monaldi dopo aver subito il trapianto di un cuore risultato poi danneggiato, lancia nuove accuse al nosocomio partenopeo. Nella cartella clinica consegnata ai familiari, sostiene il legale, non comparirebbe «il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato». Una presunta omissione che Petruzzi annuncia di portare formalmente all’attenzione della procura.

Sul fronte investigativo, la pressione aumenta: anche ieri i carabinieri del Nas sono tornati al Monaldi per acquisire atti. La settimana che si apre viene considerata decisiva, perché dovrà chiarire i passaggi tecnici e organizzativi che hanno preceduto e accompagnato l’intervento.

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Il prossimo passaggio atteso è la fissazione dell’autopsia. L’esame è ritenuto centrale soprattutto per il sequestro e le successive analisi sul cuore compromesso che fu impiantato il 23 dicembre al bambino di due anni, dopo il prelievo a Bolzano. I riscontri sull’organo dovranno aiutare a capire se ci siano stati errori già in fase di espianto e quale impatto abbia avuto l’uso del ghiaccio secco durante il trasporto.

Non meno rilevante è la ricostruzione documentale: carte e testimonianze saranno determinanti per accertare perché l’équipe del Monaldi fosse partita con un contenitore non di ultima generazione per il cuore, invece dei box di ultima tecnologia con controllo della temperatura, e per stabilire chi, a Bolzano, abbia fornito il ghiaccio artificiale. In questo quadro vengono indicate come imminenti nuove iscrizioni nel registro degli indagati. Al momento gli avvisi di garanzia sono stati notificati a sei sanitari del Monaldi, tra medici e paramedici, coinvolti a vario titolo nelle operazioni svolte il 23 dicembre.

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Il dolore a Nola, la fondazione e l’ultimo addio al «piccolo guerriero»

A Nola, intanto, la famiglia vive giorni di raccoglimento. Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, ieri per la prima volta da due mesi non è uscita dalla sua abitazione per recarsi in ospedale, ma è rimasta in casa con il marito Antonio e i due figli più grandi. A chi è andato a trovarla ha ribadito la richiesta di «verità e giustizia» e, soprattutto, che il bimbo «non sia dimenticato» quando si spegnerà l’attenzione mediatica.

Da qui la scelta di trasformare il lutto in un impegno concreto: la donna, accompagnata dall’avvocato Petruzzi, si recherà da un notaio napoletano per costituire un comitato di raccolta fondi destinato a far nascere una fondazione intitolata a Domenico. Per legge servirà un capitale iniziale di almeno 30mila euro; in tanti – cittadini, associazioni, istituzioni – hanno annunciato il proprio sostegno. L’obiettivo è aiutare i bambini con problemi di salute e anche le vittime di casi di malasanità.

All’esterno del Monaldi, per rendere omaggio alla memoria di Domenico, sono arrivati anche genitori che hanno vissuto altri lutti in corsia. Tra loro Alessandro e Daniela, genitori di Sara, morta a 16 anni per leucemia, che accusano i medici per l’uso di una terapia sperimentale «i cui effetti hanno privato Sara della dignità che si dovrebbe a ogni essere umano».

L’ultimo addio al «piccolo guerriero» – il soprannome che la madre gli ha dato e che si è fatta tatuare su un polso – si terrà nella cattedrale nolana, forse giovedì o venerdì. Davanti alla casa della famiglia, a Nola, continua a crescere un tappeto di fiori, palloncini, peluche e biglietti: su uno striscione la frase che accompagna la memoria del bimbo, «Non dovevi diventare una notizia, dovevi diventare grande». Omaggi che proseguono anche fuori dall’ospedale, da parte di singoli cittadini e intere famiglie.

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