Morte di Giovanni Marchionni, arriva la svolta: ecco i primi indagati

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Verifiche sulla collocazione delle batterie di bordo

Non è più un fascicolo contro ignoti quello aperto dalla Procura di Tempio Pausania per la morte di Giovanni Marchionni, il 21enne skipper di Bacoli trovato senza vita l’8 agosto 2025 su uno yacht ormeggiato alla Marina di Portisco. L’inchiesta registra una svolta: dopo gli ulteriori accertamenti tecnici eseguiti nelle ultime ore, sono state effettuate iscrizioni nel registro degli indagati. I nominativi, al momento, non sono stati resi noti.

Il corpo del giovane campano era stato rinvenuto a bordo di un’imbarcazione di 17 metri attraccata alla banchina della Marina di Portisco, nel Comune di Olbia, alle porte della Costa Smeralda. All’indomani del ritrovamento, la pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Milena Aucone, aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti.

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Ora il procedimento non è più senza soggetti formalmente iscritti. La Procura di Tempio Pausania, alla luce delle nuove risultanze tecniche, ha disposto le prime iscrizioni nel registro degli indagati, passaggio necessario per proseguire con gli approfondimenti investigativi.

Giovanni Marchionni: accertamenti su batterie e impianto elettrico

Determinanti sono stati gli accertamenti svolti nella mattinata di martedì dal consulente nominato dalla Procura. Le verifiche si sono concentrate sulle batterie dell’imbarcazione, sull’impianto elettrico di bordo e sui sistemi di ricarica.

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Durante la perizia, alla quale ha preso parte dalla banchina anche il procuratore capo Gregorio Capasso, il consulente Giuseppe Mangano ha proceduto all’estrazione delle batterie dallo yacht, focalizzando l’attenzione su questi dispositivi che, secondo quanto emerso, potrebbero non essere stati collocati in una postazione adeguata. Proprio tali approfondimenti avrebbero fatto emergere aspetti finora rimasti oscuri nella ricostruzione della vicenda e contribuito alle iscrizioni nel registro degli indagati.

L’autopsia: morte legata all’acido solfidrico

Nelle settimane precedenti erano stati depositati in Procura a Tempio Pausania la relazione autoptica e gli esami tossicologici e istologici effettuati sul corpo del 21enne. Dagli accertamenti medico-legali era emerso che la morte di Marchionni sarebbe da ricondurre all’acido solfidrico, un potente gas tossico che potrebbe essere stato inalato dopo essere fuoriuscito proprio dalle batterie dell’imbarcazione. Un elemento che collega in modo diretto le verifiche tecniche sull’impianto di bordo agli esiti dell’autopsia e che rappresenta oggi il fulcro dell’indagine.

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