Morte di Giovanni Marchionni, il perito: gas tossico dal vano batterie dello yacht

La relazione: a bordo livelli di acido solfidrico pericolosi

Sarebbe partito dal vano batterie il gas tossico che, secondo la consulenza tecnica acquisita dalla Procura di Tempio Pausania, avrebbe raggiunto la cabina di Giovanni Marchionni sullo yacht Gravia. È il nuovo elemento emerso nell’indagine sulla morte del 20enne skipper di Bacoli, trovato senza vita la mattina dell’8 agosto 2025 sull’imbarcazione ormeggiata nel porto della Marina di Portisco, nel Comune di Olbia.

Nella relazione depositata nei giorni scorsi, si apprende da un articolo di Patrizia Capuano pubblicato su «il Mattino, il perito della pm Milena Aucone indica la presenza a bordo di «evidenze che possano essersi generati gas tossici», poi confluiti nella cabina del marinaio attraverso un portello collocato sotto il guanciale del letto.

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Secondo quanto riportato nel documento, a bordo si sarebbero sviluppate «concentrazioni di acido solfidrico pericolose per l’uomo», provenienti da una batteria posta sotto sequestro dallo Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Asl di Olbia. L’indagine è coordinata dal procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso e dal pubblico ministero Milena Aucone.

La relazione: «Mancanza di ventilazione dei vani batterie»

I consulenti incaricati dalla Procura spiegano anche il percorso seguito dal gas fino alla cabina in cui dormiva il giovane skipper. Nella relazione si legge che la «mancanza di ventilazione dei vani batterie ha impedito la dispersione del gas verso l’esterno».

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Da qui, sempre secondo gli accertamenti tecnici, «l’idrogeno solforato confinato nelle sentine, più denso dell’aria, si è diffuso nei volumi bassi per poi invadere le aree interne, in quanto i portelli delle sentine non sono a tenuta di gas». I periti indicano, nel dettaglio, un foro con portello situato sotto il guanciale del letto della cabina della vittima, dal quale sarebbe fuoriuscito il gas tossico.

La relazione aggiunge che «i risultati ottenuti sull’imbarcazione e in particolare sulle batterie hanno mostrato come le batterie (e in particolare la Auxi) siano state in grado di generare concentrazioni di acido solfidrico pericolose per l’uomo».

Nel documento depositato in Procura si evidenzia inoltre che «il vano in cui sono state collocate le batterie all’interno della dinette non possiede ventilazione forzata e le dimensioni ridotte, i carter posizionati sulle batterie, alimenti e bevande rinvenuti non hanno consentito una ventilazione tale da poter diminuire la temperatura al suo interno, favorendo la deriva termica delle batterie e conseguente produzione e rilascio di gas tossico/esplosivo».

La famiglia Marchionni e l’indagine

«Queste evidenze sull’imbarcazione combaciano pienamente con le risultanze degli esami autoptici e chimici sul cadavere del ragazzo», ha commentato l’avvocato Maurizio Capozzo, insieme al legale Gabriele Satta, difensore della famiglia Marchionni.

Nell’inchiesta risulta indagata l’armatrice dello yacht, Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare, assistita dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto. Sotto la lente della Procura c’è anche lo stato lavorativo della vittima: gli inquirenti ipotizzano infatti una morte sul lavoro. La famiglia sostiene che il giovane skipper si trovasse sul natante per ragioni professionali.

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